Wwf: in Italia 8 milioni di uccelli vittime dei bracconieri

PRESENTATO DAL WWF ITALIA IL DOSSIER SUL BRACCONAGGIO DEGLI UCCELLI MIGRATORI

I dati pubblicati dal Wwf Italia lasciano senza parole: il nostro Paese, corridoio privilegiato per le rotte migratorie, rappresenta una vera e propria trappola mortale per 8 milioni di uccelli, come aquile, cicogne, falchi e specie rarissime come l’ibis eremita, ogni anno vittime dei bracconieri. É quanto emerge dal dossier “Furto di natura – Storie di bracconaggio “Made in Italy”, pubblicato qualche giorno fa dal Wwf Italia.

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Il dossier del Wwf Italia

Secondo il rapporto dell’associazione ambientalista per la fauna selvatica, l’Italia, continua a essere terra di nessuno e il bracconaggio è un termine ancora non codificato da leggi e norme.

In particolare sono 27 le aree ad alto tasso di bracconaggio, comprese quelle marine. I reati, perpetrati attraverso fucili, archetti, reti, tagliole, roccoli, fumi di zolfo, sono molto difficili da quantificare e non esiste ancora una banca dati: secondo le cifre fornite da alcune forze di polizia e da associazioni risulta che tra il 2014 e il 2015 il bracconaggio è aumentato nel nostro Paese del 40,7% (su 706 casi analizzati), con il 67% a danno di uccelli, 23% mammiferi. In aumento l’uso di trappole e veleni (+ 18%). Purtroppo non è mai diminuito l’accanimento contro le specie protette,  il 31% dei casi, un dato preoccupante perché si tratta di specie importanti per gli equilibri naturali, come orsi bruni, lupi, varie specie di gufi, aquile reali, falchi, cicogne, rapaci notturni.

Il bracconaggio, aesempio, elimina ogni anno circa il 30% della popolazione nidificante di nibbio reale, un rapace inconfondibile, con 50-150 individui abbattuti.  L’impatto di questo crimine contro la natura in tutto il bacino mediterraneo è stimato da Birdlife nell’ordine di 13-37 milioni di uccelli selvatici uccisi illegalmente ogni anno, una cifra sottostimata perché non comprende Turchia e Spagna.

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La mappa delle aree calde del bracconaggio in Italia pubblicata dal Wwf Italia

Il dossier del Wwf traccia una mappa delle “aree calde” di bracconaggio con indicate le specie vittime di questo reato, in particolare le valli bresciane e bergamasche, il Friuli-Veneto, il Delta del Po, le Alpi e l’Appennino, le isole tirreniche, la campagna romana, le aree umide della costa pugliese, la Campania, la Calabria, lo Stretto di Messina, la Sicilia e la Sardegna.

Il dossier completo all’indirizzo:http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/furtodinatura_2016_28_09_def.pdf

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