WWF: 16 specie rischiano di non vedere più il Natale

Il WWF ha lanciato un allarme: nel mondo, 16 specie, di cui si contano ormai pochissimi esemplari, rischiano di estinguersi per sempre in brevissimo tempo, addirittura di non arrivare a vedere neanche il Natale 2018. Ma non è ancora troppo tardi, basta adottare subito alcune misure, come fermare la pesca illegale del vaquita (simile a un delfino) nei mari del Messico o il bracconaggio per il leopardo dell’Amur (nella foto in alto del WWF).

L’associazione naturalistica ha creato una vera e propria mappa delle 16 specie a rischio estinzione, tra animali e piante, lanciando la campagna di Natale “WWF is calling“, per sensibilizzare l’attenzione sul fatto che i pericoli per questi esseri viventi sono riconducibili ad alcune attività distruttive dell’uomo. Un qualcosa purtroppo di già di visto, così come è accaduto per il lupo della Tasmania, lo stambecco dei Pirenei, la tigre caucasica, il rinoceronte nero dell’Africa occidentale, il leopardo di Zanzibar, spazzati via dal bracconaggio, dal prelievo intensivo o dalla distruzione del loro habitat.

“Abbiamo il dovere di accendere i riflettori sul rischio di estinzione di alcune specie preziose e chiamare tutti a raccolta per combattere le minacce che rischiano di cancellare tesori di biodiversità in Italia e nel Mondo”, ha evidenziato la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi.

Nella mappa tra le specie italiane a rischio figurano l’orso bruno marsicano, ridotto a poche decine di esemplari, l’aquila del Bonelli (40 coppie), il gipeto (una decina di coppie in Italia e meno di 10.000 nei tre continenti Asia, Africa ed Europa) la lucertola delle Eolie e, tra le specie arboree il “siciliano” abete dei Nebrodi. Tra gli animali globali rientrano il rinoceronte di Sumatra che condivide con tigre e orango la drammatica riduzione delle foreste abbattute per far spazio alle coltivazioni di palma da olio; il lupo rosso (meno di 150 individui), il bradipo pigmeo (alcune centinaia superstite in un’isola panamense), il pangolino perseguitato per le sue scaglie ritenute ‘miracolose’ nella medicina tradizionale, il chiurlottello, un uccello ritenuto una vera e propria chimera dagli ornitologi data la sua estrema rarità in tutta Europa. E ancora pappagalli ricercati per la loro bellezza e rarità, come l’ara golablu che ha la sfortuna di nidificare proprio nei palmeti pressati dalla deforestazione, il cavallo di Przewalski di cui vivono appena 200 esemplari in Mongolia, il kouprey, un grosso bovide dell’Asia sud-orientale sopravvissuto con un drappello di 50 individui alla caccia spietata. Nella mappa c’è anche una specie di corallo, la madrepora oculata scelta come simbolo della distruzione dei fondali del Mediterraneo: si tratta di una specie di profondità (250-800 metri) e la pesca a strascico e il cambiamento climatico sono i suoi nemici.

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