Viaggio a Fai, Cavedago e Spormaggiore

L’Altopiano della Paganella offre anche l’opportunità di fare un affascinante viaggio nella storia, dalla preistoria, al medioevo, con tre straordinarie tappe.

Prima tappa: il Villaggio retico di Fai della Paganella

Questo antichissimo villaggio del popolo dei Reti (risalente al periodo precedente ai Romani) è uno tra i più importanti e affascinanti siti archeologici delle Alpi, perché rappresenta un raro caso di insediamento retico in altura, fortificato da mura di protezione. Sotto certi aspetti costituisce una sorta di anticipazione dei futuri castelli medioevali, con tanto di portone d’ingresso blindato. Immerso oggi nel bosco, sorge su un dosso, il Doss Castel, e su due lati si affaccia a strapiombo sulla sottostante Valle dell’Adige, con salti di roccia di più quasi 900 metri. Un vero e proprio abitato inespugnabile.

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I muri a secco delle casette del villaggio retico

Gli archeologi, alcuni anni fa, hanno portato alla luce le fondamenta di alcune casette a schiera (disposizione tipica dell’architettura dei Reti) di cui oggi sono perfettamente visibili i muri perimetrali realizzati a secco. In queste casette sono stati trovati numerosi reperti, come vasi, situle e coltelli, risalenti all’età del bronzo medio (XV – XVI secolo a.C) e della seconda età del ferro (V – IV secolo a.C). Il villaggio, ricostruito dopo un terribile incendio, è stato abitato anche in periodo romano, fino al medioevo.


Curiosità

Al centro del villaggio sorge, isolata dalle altre, una misteriosa casa a forma di “L”, di cui ancora oggi non si è scoperto il reale significato. Probabilmente era la casa di un religioso o un luogo di culto, ma la sua presenza, oltre alla circostanza che ad oggi non è stata ancora portata alla luce la necropoli, aumenta il fascino di questo sito archeologico, rendendolo unico nel suo genere.

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La misteriosa casa a forma di “L”

Il villaggio retico di Doss Castel si raggiunge a piedi (in circa 30 minuti) con una comoda e bella passeggiata, partendo dal Palazzetto polifunzionale di Fai della Paganella e seguendo le indicazioni del percorso (segnalato dai cartelli “sito archeologico”) che scende attraverso la verde valletta della Vanesola; in alternativa si può partire dalla località “La Capannina” e seguire nel bosco il “Sentiero dei Reti” con alcuni punti panoramici sulla Valle dell’Adige.

Seconda tappa: la chiesetta di San Tommaso a Cavedago

Il nostro viaggio nella storia continua a Cavedago, dove lungo la strada statale 421 che scende da Andalo, su un poggio panoramico, poco prima dell’ingresso del paese, sorge la bellissima chiesetta di San Tommaso, piccolo gioiello storico-artistico risalente nella parte più antica al XIII secolo.

La chiesetta di San Tommaso, nel medioevo punto di sosta per i viaggiatori

La chiesa è stata poi ampliata e ricostruita nel XVI secolo. Nata in origine come cappella per i viandanti, questa piccola opera d’arte custodisce importanti affreschi dall’elevato valore artistico e religioso. La facciata principale, coperta da una tettoia, presenta un portale con architrave di gusto rinascimentale e una serie di affreschi risalenti alla prima edificazione dell’edificio.

Terza tappa: Castel Belfort a Spormaggiore

Lasciata Cavedago e proseguendo lungo la statale 421, il nostro viaggio nella storia continua a Spormaggiore e precisamente a Castel Belfort, un affascinante e misterioso maniero con la torre medioevale del 1300 che domina potente sulla Val di Non e la Valle dello Sporeggio.

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Castel Belfort con la torre merlata risalente al 1300

L’edificio sorge su un colle, chiamato Colle Malgulo. Il cosiddetto “palazzo”, il corpo principale del castello, dopo un terribile incendio, fu ricostruito dai conti Saracini di Trento, originari di Siena, nel 1700, con gusto barocco e criteri sotto molti aspetti “più moderni”  rispetto a quelli medioevali. Fortunatamente, come una preziosa eredità tramandata negli anni, ancora oggi è possibile ammirare la parte più antica del maniero, risalente al 1311, costituita dalla stupenda torre merlata, chiamata Torre Tissone (dal nome di chi la fece all’epoca edificare).

Dopo i lavori di restauro, realizzati dal Comune di Spormaggiore e dalla Provincia Autonoma di Trento e la messa in sicurezza del castello, attraverso una passerella (all’epoca un ponte levatoio) è possibile accedere oggi al secondo piano della torre, dalla quale si può ammirare un panorama mozzafiato sulla Valle di Non e le Dolomiti di Brenta e immaginare i possibili segreti custoditi in questo straordinario castello.


Curiosità

Camminando lungo quelli che una volta erano i corridoi del castello, con ampie vedute sulla Val di Non, si respira un’aria di mistero e di attrazione. Sono infatti numerose le leggende popolari sul maniero, come quella che suppone l’esistenza di un tunnel segreto, ricavato tra le cavità della valle, che collega il castello a quello poco distante di Sporminore.

Per il suo aspetto e posizione, il castello rappresenta una vera e propria sentinella sulla Val di Non e l’Altopiano della Paganella.


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La torre medioevale di Castel Belfort

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