In Val di Fiemme il segreto dei violini Stradivari

di Giacomo Antonello

Qual è la ragione per cui un’esecuzione musicale viene ricordata come meravigliosa? Al di là del brano, è importante che l’esecutore abbia “quel qualcosa”, che comprende tecnica, musicalità, presenza sul palco e, non secondariamente, lo strumento.

Spesso non si pensa al ruolo che riveste lo strumento nella resa del suono, quando in realtà è fondamentale. La scelta del legno, negli strumenti classici, è il primo e cruciale passo verso la costruzione di uno strumento dal suono memorabile: ad esempio, per la tavola armonica dei violini si usa il legno di abete, noto per la sua ottima resa del suono.

La ragione per cui il legno d’abete viene così largamente usato è la sua particolare elasticità: un materiale elastico trasmette meglio le vibrazioni delle corde e le amplifica meglio nella cassa armonica. Perciò, per costruire un buono strumento, la scelta del legno è di primaria importanza. Quando si pensa a strumenti di buona qualità, viene subito alla memoria la scuola di liuteria cremonese, il cui esponente più noto è Antonio Stradivari. I suoi violini sono considerati tra i più pregiati al mondo proprio per il loro suono. Per cercare di svelare il segreto dei violini Stradivari molti studiosi hanno figurativamente smontato pezzo per pezzo questi violini, studiando l’origine del legno, la forma dei pezzi, la composizione delle colle, delle vernici, tutto quello che ritenevano influire sulla resa finale dello strumento. I risultati suggeriscono che il maggior contributo sia dato dal legno della tavola armonica: un particolare abete rosso che cresceva in una particolare valle del Trentino.

Nell’epoca in cui Stradivari operava (XVIII secolo) molti liutai intraprendevano appositi viaggi da Cremona alla Val di Fiemme, con l’intenzione di selezionare attentamente gli alberi il cui legno sarebbe diventato uno strumento di grande prestigio: gli abeti di risonanza.

Si racconta che Stradivari si aggirasse di persona nella Foresta di Paneveggio a cercare l’abete rosso secolare più adatto a costituire i suoi strumenti. Una volta trovato, l’albero veniva poi abbattuto durante la fase di luna calante e il suo legno successivamente trasportato a Cremona. La struttura di questo legno è peculiare, per la presenza di dotti linfatici stretti e lunghi, che si pensa trasmettano i suoni come canne di un organo, ma la caratteristica tanto fondamentale quanto difficilmente ripetibile risiede nelle condizioni di crescita di questi abeti.

Il tronco di un albero cresce più rapidamente quando le temperature sono miti o calde, mentre più lentamente quando sono fredde. Questo fenomeno si può verificare osservando gli anelli sulla sezione di un tronco: gli anelli “estivi” sono più ampi, meno densi, quelli “invernali” sono invece più stretti e densi. Il legno “invernale” dunque risulta più compatto, mantenendo al contempo una notevole elasticità, caratteristiche che gli conferiscono la proprietà di trasmettere in maniera ottimale le vibrazioni. Gli abeti rossi della Val di Fiemme crebbero in un clima rigido dovuto alla Piccola Glaciazione (c.a. 1450-1550), evento che fece sì che il legno crescesse molto lentamente e senza variazioni stagionali, quindi compatto e molto regolare, rendendolo un legno ideale per costruire tavole armoniche.

Questi singolari alberi hanno dato vita non solo a strumenti meravigliosi, ma anche a esecuzioni meravigliose. Quando un musicista prende tra le mani un violino Stradivari, in qualche modo percepisce che gli è affidata una pagina di storia difficile da immaginare e ancor più da ripetere: legno di un particolare albero, cresciuto per oltre un secolo in particolari condizioni, divenuto strumento musicale nelle mani di un particolare liutaio, divenuto musica nelle mani dei molti esecutori che da oltre due secoli ancora si stanno tramandando. Un pezzo sublime dell’arte umana che inizia dalla Val di Fiemme e che, con un po’ di fortuna, possiamo ancora oggi ascoltare nelle sale da concerto in tutto il mondo.

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