Un nuovo patto di amicizia con la Terra

di Stefano Albergoni

Gabriele Bertacchini è un professionista trentino -con origini bolognesi- nel campo della comunicazione ambientale. Collabora con enti pubblici e privati sul territorio nazionale ed è impegnato nel campo della protezione dell’ambiente partecipando a conferenze, incontri didattici, seminari. Recentemente ha scritto un libro, “Il mondo di cristallo” (sottotitolo: “La Terra, l’uomo, la crisi ambientale” – Robin Edizioni) di non facile definizione. Saggio “lirico”, narrazione a metà tra scienza e filosofia, decisamente comprensibile, e dunque adatto alla divulgazione, alla lettura da parte dei ragazzi.

Ne abbiamo parlato con l’autore, che ci ha spiegato come il libro nasca “dall’esigenza di provare a ricercare ed illustrare le origini delle attuali problematiche ambientali, lette e interpretate secondo una possibile matrice comune, al fine di “sconfiggerle” e ristabilire un patto di amicizia con la nostra Terra”.

“Il mondo di cristallo” è diviso in tre parti. Nella prima, da naturalista, l’autore analizza gli equilibri del mondo naturale; nella seconda descrive il mondo che abbiamo costruito e le regole che lo determinano; nella terza parte, affronta le diverse problematiche ambientali, quale risultato delle regole e leggi che le nostre società umane hanno costruito.

Sullo sfondo il conflitto uomo-natura, o meglio tra natura e civilizzazione, fino ai disastri della contemporaneità: da un lato il “mondo della natura”, con i suoi delicati e rigorosi equilibri, dove le diverse forme di vita convivono senza annullarsi a vicenda (per esempio, nel rapporto preda-predatore); dall’altro l’uomo “moderno”, che ha costruito un fragile e pericoloso sistema sociale ed economico dentro cui si è rifugiato a vivere il proprio presente, che si nutre (più o meno consapevolmente) delle risorse della Terra e che rischia di annullare tutto il resto.

Secondo l’autore, “l’esserci rinchiusi a vivere, come società occidentale, dentro un “mondo dalle pareti di cristallo” ha provocato una straordinaria perdita di conoscenza e consapevolezza, impedendoci di comprendere in tempo reale le conseguenze delle nostre singole scelte e azioni che, in un sistema sempre più globalizzato, possono generare impatti ed effetti, oltre che sotto casa, anche a distanza di migliaia di chilometri, senza che ce ne rendiamo conto.”

È come se si fosse rotta la comprensione del rapporto di causa-effetto, ed una comprensione non vissuta emotivamente è più difficile che generi cambiamenti culturali e comportamentali. Da qui perciò la necessità di comunicare l’urgenza di “rompere” queste pareti che ci siamo costruiti intorno, che funzionano come un filtro con la realtà, e di rinnegare le regole inventate che racchiudono, o almeno parte di esse, ad iniziare da quelle che si scontrano con la vita in tutte le sue forme silenziose e che alterano la percezione della nostra posizione all’interno del sistema ecologico di cui siamo parte, attribuendo alla specie umana un “ruolo” che non gli appartiene.

Qual’è la soluzione, secondo Gabriele Bertacchini? “Dobbiamo ritornare ad una relazione profonda con quanto ci circonda, per percepire i piccoli grandi segnali che ci vengono dati nel quotidiano dalle diverse forme di vita, immergendoci dentro di esse, rispettandole per la loro natura, lasciandoci sorprendere con la meraviglia dei bambini. Scoprire così come il caso non esista; come ogni forma e colore che osserviamo sulle montagne o nelle praterie abbia un significato; come esistano dei sottili meccanismi che ne regolano l’esistenza da milioni di anni; come ogni essere vivente ed ogni elemento abbia un ruolo, a cui la nostra stessa esistenza è legata in un modo più indissolubile di quanto possiamo pensare.”

 

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