Trekking dell’Avisio, inseguendo un’idea “folle”

di Stefano Albergoni

Non è un libro fotografico, anche se contiene moltissime fotografie (circa 300 e tutte belle); non è una guida alla scoperta di un trekking, perché quel trekking, semplicemente, ancora non esiste. Che cos’è allora?

Trekking dell’Avisio” (sottotitolo scherzoso: “150 km di ravanate lungo il fiume”) è la cronaca delle esplorazioni avvenute tra l’estate e l’autunno del 2016 lungo il fiume Avisio, inseguendo l’idea (“un po’ folle” usando le parole dell’autore) di verificare la realizzabilità di un trekking fluviale di 50 km che partendo da Molina di Fiemme possa condurre a piedi, e in sicurezza, fino alla confluenza dell’Avisio con l’Adige, a sud-ovest di Lavis. 

In questa avventura il nostro autore, Alessandro Ghezzer, fotografo e da sempre appassionato di montagna, non era solo. Ha avuto sempre al suo fianco come compagno di missione, Gigi Zoppello, scrittore, giornalista de l’Adige, nonché appassionato di cammini. E ha avuto al suo fianco diversi altri amici desiderosi di percorrere anche solo un pezzo di questo trekking idealizzato e realizzato (tutti citati nei ringraziamenti).

L’idea scaturisce da un’escursione di Ghezzer sul tratto ripristinato di 6 km del “Sentiero degli antichi mestieri” tra i paesi di Piscine e Sover. “L’Avisio è un ambiente naturalistico davvero fantastico, è semplicemente da pazzi non valorizzarlo e salvaguardarlo” ricorda Ghezzer. L’adesione di Zoppello è immediata, anche perché lui stesso vagheggiava l’idea per conto suo. I due decidono così di unire le forze: raccolgono ed esaminano tutte le mappe disponibili, incluse le vecchie IGM, per meglio comprendere la rete di sentieri esistente e compiono una serie di esplorazioni sul territorio, andando a cercare vecchie strade, mulattiere, antichi sentieri e perfino le tracce di cacciatori e pescatori, mappando rigorosamente tutto con il GPS. “Un tempo lungo il fiume la vita era febbrile: contadini, boscaioli, cacciatori, mugnai, carbonari, ambulanti, commercianti. Poi l’abbandono e  la vegetazione che dopo mezzo secolo ha inghiottito tutto. Ma le vecchie tracce qui e là sono rimaste, anche se spesso sepolte nella boscaglia. In dieci esplorazioni, fatte in giorni diversi, sono stati mappati circa 150 km su entrambe le rive”, scrive Ghezzer.

Un tratto del fiume Avisio lungo il quale si snoda il Sentiero degli Antichi Mestieri (foto di A. Ghezzer)

Ed ecco i luoghi e i nomi delle dieci esplorazioni, dieci tappe che suggellano l’incontro di Ghezzer e Zoppello con l’anima profonda di questo territorio e altrettanti capitoli dell’intenso volume firmato da Ghezzer: il paese fantasma di Ischiazza; da Pont dela Rio a Valda; dal Ponte dell’Amicizia verso Cantilaga; da Albiano per Sottolona e Centrale di Pozzolago; da Mosana a Lisignago; da Camparta a Barco;  dalla Diga di S. Giorgio a Camparta; da Mosana alla foce, la bellezza e l’orrore; da Molina di Fiemme verso Rover; da Rover verso la diga e poi giù fino a Maso Conti.

“Il risultato di queste 10 esplorazioni“, sostiene Ghezzer, “conferma che il percorso da Molina di Fiemme a Lavis è realizzabile, recuperando in gran parte l’antica viabilità, mettendo in sicurezza i tratti più esposti con staffe e cordini, costruendo solo alcuni ponti tibetani. Sarebbero tutti interventi minimi, per gran parte di pulizia e recupero dei sentieri, quindi con impatto modestissimo.”

Gigi Zoppello fotografato da Alessandro Ghezzer

Trekking dell’Avisio” racconta dunque questo percorso fantastico lungo l’alveo del torrente Avisio. Ne esalta gli angoli di selvaggia bellezza, ne decanta i tanti aspetti unici incontrati: le spiagge sabbiose, le anse, le lagune, i laghetti, gli stagni, le pareti di porfido a picco sul fiume, le forre, i boschi e la vegetazione rigogliosa. Ancora: ne descrive gli incontri con la ricca fauna composta da aironi cinerini, cormorani, falchi, rapaci; e anche  volpi, tassi, caprioli, cervi e infine la vasta popolazione di pesci tra cui troneggia la trota fario.

Lungo l’Avisio (foto A. Ghezzer)

Un percorso simile sarebbe unico nel suo genere, non solo in Trentino ma in tutte le Alpi: durerebbe dai due ai quattro giorni e potrebbe facilmente arricchirsi di innumerevoli itinerari secondari, capaci di collegare i vari punti meritevoli di visita in tutta la val di Cembra. Grazie alla bassa quota (700 metri al massimo), il Trekking dell’Avisio può essere svolto tutto l’anno, esalterebbe la pratica dell’escursionismo valorizzando la valle e tutto il suo indotto, sulla scia di quanto, intelligentemente, si sta facendo da anni dalle parti di Grumes e attraverso la Rete di Riserve dell’Alta Valle di Cembra.

Lasciamo la chiosa ad Alessandro Ghezzer: “Questo libro è stato fatto per rappresentare un’idea originale e alternativa di turismo soft, di sviluppo sostenibile in un contesto unico di trekking fluviale.” Ci è riuscito perfettamente, a nostro parere.

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