Trekking del Cristo pensante: un “viaggio” con la natura. E sé stessi

di Massimo Dorigoni

Monte Castellazzo, a Passo Rolle, fino a poco tempo fa era una piccola montagna posta davanti alle splendide Pale di San Martino, salita, guardata e frequentata da pochi. Ma da qualche hanno è diventata, invece, una meta di tantissimi appassionati del trekking. Sulla cima di questa piccola montagna è stata posta una bellissima statua, l’ormai famoso “Cristo pensante”, punto di arrivo o se si vuole di partenza di un cammino davvero straordinario e particolare: il “Trekking del Cristo pensante”, ideato da Pino Dellasega.

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(Foto archivio Pino Dellasega)

Un’idea nata allo scopo di riportare al cammino in montagna i giovani, con la logica non della fatica, ma di un cammino consapevole per un avvicinamento ai grandi valori che ogni giorno la natura ci trasmette e che per motivi vari non si riescono più ad afferrare.

Da dove nasce l’idea del Cristo pensante?
«L’idea – ha spiegato Pino Dellasega – nasce dal cammino, quell’incedere nella natura che ti apre la mente e ti fa capire come degli eventi successi molti anni prima abbiano un senso e così è stato, perché quel giorno del 2007 lungo la salita che porta in Val Venegia ho rivisto un episodio di cui ero stato protagonista nel lontano 1984 in Polonia. In quell’occasione acquistai a Varsavia una piccola statuina di un Cristo che stava riflettendo, il “Cristo sofferente” come lo chiamavano i polacchi e che poi io nel tempo ho ribattezzato “Cristo pensante”. Erano gli anni del comunismo di Jaruzeski. Era il 15 di agosto il giorno della Madonna e la mattina ero stato a visitare il santuario della Madonna Nera a Czestocowa; in quei giorni era in atto la protesta di Solidarnosch, un modo pacifico di non accettare il comunismo e tra la folla in quella manifestazione quel giorno vi erano Lech Walesa e padre Jerzy Popielusko. Quella statuina ben ventisette anni dopo mi ha ispirato per realizzare il “Trekking del Cristo pensante”».

(Foto archivio Pino Dellasega)

E poi come si è sviluppata l’idea?
«La Polonia del 1984 era diventata solo un ricordo e la statuina rimase ferma in bella mostra sulla mia stufa a ole in soggiorno, fino a una domenica di luglio del 2007 quando, con il mio editore, feci quella camminata in Val Venegia per festeggiare l’uscita del mio primo libro sul nordic walking. Quel giorno incontrai un musulmano che stava pregando in mezzo a Pian della Vezzana e quella scena mi scatenò una serie di pensieri, tra i quali cosa potevo fare per riportare i giovani in montagna: i nostri giovani non camminano più sulle montagne, viaggiano nel mondo stando seduti al computer. Mi vengono in mente le parole di Monsignor Bregantini “Noi da ragazzini ci si alzava alle cinque per andare in montagna, adesso alle cinque i giovani rientrano dalla discoteca per andare a dormire”. Quel giorno decisi di fare il trekking del Cristo pensante e di realizzarlo forse nella zona più protetta d’Italia, il Monte Castellazzo, la zona a protezione integrale del Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino, una sfida davvero impossibile. Ma io sentivo una voce interiore che a ogni ostacolo mi diceva “Il Cristo pensante si porterà dietro tutto e tutti” e cosi è stato».

Con che materiale e da chi è stata costruita la statua del Cristo pensante?
«Il materiale che ho scelto insieme allo scultore Paolo Lauton e al tecnico di pietre Luciano Boninsegna è il marmo bianco di Predazzo, la predazzite, mista con pencatite e venature di antracite, un masso di trenta tonnellate abbandonato dai cavatori perché ritenuto non adatto e qui mi viene in mente il passo del Vangelo dove parla della “Pietra d’angolo abbandonata dai costruttori che all’occhio di chi sa vedere diventa meraviglia”».

Perché hai scelto per la statua proprio il Monte Castellazzo?
«Ho solo seguito la mia intuizione che mi ha portato sulla Cima del Castellazzo, montagna che nessuno nota se non te la fanno vedere. Non ero mai salito prima e quel giorno una forza mi portava verso la cima, un posto meraviglioso che pochi conoscevano».

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(Foto archivio Pino Dellasega)

È stato da subito un successo.
«Come si è sparsa la voce che volevo fare il Cristo pensante sul Castellazzo tante persone erano contrarie, ma per fortuna avevo pochi amici che mi hanno creduto da subito e mi hanno dato una mano importante. Sono stati due anni veramente difficili per me, perché ho avuto tanti ostacoli che però sono solo serviti per fare crescere la mia resilienza e alle volte il giusto volano per dimostrare a chi non voleva il Cristo pensante che invece potevo realizzarlo».

Il luogo è accessibile a tutte le persone?
«Il posto è incantevole ed è accessibile a tutte le persone con un po’ di buona volontà, si tratta di un sentiero, che alla fine diventa una mulattiera della Grande Guerra e che non ha molte difficoltà se non alcuni tratti finali di salita un po’ ripida, ma il sentiero che è stato sapientemente sistemato negli ultimi anni dal Parco è di facile accesso anche per i ragazzini e le famiglie. Il Cristo pensante è di tutti, per raggiungerlo non si paga nessun biglietto e quindi ogni momento è bello per andare a trovarlo».

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(Foto archivio Pino Dellasega)

Quante persone vi si recano in “pellegrinaggio” ogni hanno?
«Personalmente credo che in questi anni da quando l’ho realizzato siano salite oltre mezzo milione di pellegrini. I dati ufficiali del parco, monitorati da un’unica fotocellula sul sentiero a nord
parlano di circa trentamila persone ogni estate».

Cosa si prova nel vedere così tanto successo per una propria idea?
«Vedere che una cosa fatta da me è diventata un punto di riferimento nelle bellissime Dolomiti mi rende contento anche perché si propongono tanti progetti a costi esagerati che poi non portano nulla al turismo in Trentino, il Cristo pensante, a costo zero sta portando centinaia di migliaia di persone a Passo Rolle. Questo per dire che le idee geniali non hanno bisogno di essere sponsorizzate, ma vanno avanti da sole e comunque è sempre la risposta della gente che stabilisce se è valida o meno».

Ne sei orgoglioso?
«Certo che sono orgoglioso, la mia idea ha smosso un sacco di persone per raggiungere la cima del Castellazzo, persone che non sapevano cosa volesse dire camminare in montagna. Migliaia di giovani che adesso vanno a trovarlo con i loro accompagnatori o sacerdoti, il sentiero del Cristo pensante è diventato un cammino di catechesi. Infine sono contento perché negli anni in cui si tenta in tutti i modi di togliere i crocefissi dalle aule scolastiche, mi sono permesso di metterne uno di venti quintali sulle Dolomiti».

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(Foto archivio Pino Dellasega)

Nordic-walking, brain walking, Cristo pensante: possono essere racchiuse in un solo pensiero “filosofico”?
«Sì, camminare lungo la salita che porta al Cristo pensante è un grande e intenso momento di riflessione che ho sintetizzato in questo mio pensiero: “Camminare è un dialogo con la natura e con noi stessi, camminare è la vita”».

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