Tamara Lunger: “Sono fortunata di essere come sono”

di Massimo Dorigoni

Abbiamo incontrato Tamara Lunger, la forte alpinista altoatesina, alla vigilia della partenza per il Kangchenjunga, la terza montagna più alta della Terra. Autrice del libro “Io, gli Ottomila e la felicità” (Rizzoli Editore) presentato recentemente a MontagnaLibri 365 del Trento Film Festival, a Tamara  abbiamo rivolto qualche domanda.

Altruismo, rinuncia, felicità per gli altri, buonsenso, sono parole che dovrebbero rientrare nella normalità. E invece risultano come di eccezionale rarità e hanno eco: come se lo spiega?

«Ci mancano i valori e pensiamo sempre che dobbiamo essere come ci vuole la civiltà e come ci vogliono le altre persone e quindi se altri si comportano in un certo modo vuol dire che anche noi dobbiamo far parte di loro, altrimenti siamo niente o contiamo meno, ma invece occorre avere veramente il coraggio di essere sé stessi: come dico sempre io, dentro di noi, da quando siamo piccoli siamo veri, siamo puri, siamo senza pregiudizi e quindi il nostro unico compito dovrebbe essere di tenere questa cosa nel nostro profondo senza lasciarci troppo influenzare dalla società. Se riusciamo a fare questo siamo delle persone ricche perché altrimenti “il materiale” ci copre la vista per quelle cose che sono dentro di noi, il materiale col tempo invecchia e cade prima o poi…ma quello che è dentro è bello per sempre se lo curiamo bene».

Forse ha la forza di un uomo, ma anche una spiccata femminilità e un’eccezionale sensibilità verso il prossimo. Si ritiene fortunata a essere tale?

«Anche se ho avuto un periodo in cui mi sentivo un po’ troppo maschio e mi sentivo un po’ male, adesso lo vedo più come una cosa bella perché non posso negare come sono, strutturalmente sono come un uomo. Dio mi ha regalato questo e avrà il suo senso e adesso ho anche visto che posso andare in giro con gli uomini sugli Ottomila e posso comportarmi come loro. E poi dall’altro lato ho questa sensibilità, questa femminilità che a volte mi fa essere molto triste, però senza questa tristezza, questa profondità, non sarei io e quindi posso dire che sono veramente fortunata di essere come sono».

Ha avuto la fortuna di diventare famosa e nello stesso momento a mettersi a disposizione degli altri per promuovere eventi solidali.

«Non so se diventare famosi è sempre una fortuna, ma nel mio caso magari sì, perché non mi lascio più fregare, nel senso che io sono veramente come sono e sono convinta che non dobbiamo essere amici di tutti e altrimenti saremo dei bravi attori e io non voglio esserlo, quindi, o piaccio o non piaccio e mi va più che bene. Perché si devono trovare un i propri valori, la propria strada e poi certe persone non devono più essere su quella strada, perché ti fanno star male, ti fanno sentire tristi e quindi meglio non averli vicini. E così se si ha magari qualcosa da raccontare che può essere magari utile per altre persone allora è meglio e più bello».

Come affronta emotivamente la partenza per la spedizione?

«Quando mi sdraio a casa faccio meditazione e penso alla montagna, allora mi vengono i brividi su tutto il corpo perché non vedo l’ora di partire e anche se prima della spedizione sono sempre molto incasinata poi, una volta sull’aereo, mi sento proprio a casa e a mio agio, nel mio mondo e non mi manca niente. Ritorni alla semplicità di un bambino o di un animale che alla fine ti fa stare molto meglio perché ti concentri sulle cose che sono veramente importanti anche per la vita e non sulle altre minchiate».

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