Il sentiero del Rio Caino: storie d’acqua, di eresia e di guerra

di Linda Martinello

Nessuno potrebbe immaginare che un tranquillo angolo della valle del Chiese, collegamento tra il Trentino e la provincia di Brescia, sia stato in passato teatro di storie inquietanti e tumultuose. Per scoprirne un poco di più e sentir rievocare le memorie di un tempo antico, non c’è niente di meglio di immergersi nella passeggiata che da Cimego risale il Rio Caino, lungo l’omonimo sentiero risistemato negli anni ’90 e valorizzato grazie alla Rete Europea del Turismo di Villaggio e all’interessamento dell’Ecomuseo della Valle del Chiese.

Geologia, botanica, antiche tradizioni e storia trasformata in leggenda si susseguono lungo questo piccolo corso d’acqua, in un intreccio difficile da scomporre nei singoli elementi.
Una fitta rete di cartelli, alcuni dei quali ormai un poco “datati”, ci aiutano ad approfondire i vari temi che qui si concentrano.

Si parte dal parco fluviale in località Fucine, toponimo collegato alla presenza di opifici che, sfruttando la forza del Rio, permettevano di lavorare il ferro e macinare i cereali. In questa zona troviamo delle eccezionali ricostruzioni di queste attività tradizionali, all’interno di piccoli edifici rurali adibiti a museo e aperti durante il periodo estivo.

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Lungo il percorso è possibile trovare testimonianze anche di altri antichi mestieri: il tagliapietre, il boscaiolo, il carbonaio, attività strettamente legate alle risorse naturali e a quanto la montagna aveva da offrire. E ancora: il roccolo dell’uccellatore, la Malga Caino (ora ristrutturata e adibita a ristorante), segni di un passato in cui l’uomo era davvero a presidio del territorio e da esso traeva il necessario per la sua sopravvivenza.

Sono numerose le figure storiche, ormai leggendarie, che arricchiscono il substrato culturale del luogo. Lungo il percorso scopriamo l’oscura vicenda che lega Fabbro Alberto e Margherita di Cimego[1] a frà Dolcino da Novara: tre figure accomunate da una storia fatta di eresia, repressione e condanne a morte.
Un’altra figura realmente esistita e che viene ricordata lungo il percorso è Brigida l’avvelenatrice, esperta di erbe e filtri velenosi, assassina e protagonista di avventure rocambolesche. Preparava veleni per eliminare amanti scomodi, tutti a base di piante che vengono coltivate nell’”Orto delle streghe” che si incontra lungo il percorso.

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Anche la storia più recente ha lasciato i suoi segni in queste zone: durante il primo conflitto mondiale correva qui il fronte delle Giudicarie e sono numerose le testimonianze ancora ben visibili nella parte alta del percorso, quali camminamenti coperti e cannoni.

Note tecniche

Il percorso si trova in Comune di Cimego, è accessibile da un ampio parcheggio segnalato.

Copre un dislivello di circa 300 metri e può essere agevolmente percorso in circa 3 ore. Per la maggior parte si snoda attraverso freschi boschi di faggio, è adatto ad essere percorso da marzo a novembre. Non è interamente adatto ad essere percorso con passeggini.

Il sentiero si trova al limitare della Rete di Riserve delle Alpi Ledrensi, una zona di tutela ambientale e paesaggistica che coinvolge i comuni di Ledro, Storo, Bondone, Riva del Garda e Tenno.


[1]         Margherita Boninsegna è stata la compagna di fra Dolcino da Novara, leader del movimento degli Apostolici. Dopo aver conosciuto Dolcino nel 1303, Margherita entrò a far parte degli Apostolici decidendo di seguirli nel loro peregrinare per il nord Italia. Divenuta la compagna di Dolcino, lo seguì in Piemonte, nelle valli del Sesia. Assediati dalle truppe del vescovo di Vercelli, Margherita, Dolcino e altri Apostolici resisterono per più di un anno arroccati sui monti. Catturati, furono condannati al rogo nel 1307.

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