I “segreti” del picchio muratore che tanto picchio non è

Testo e foto di Alessandro Forti

Nonostante il nome, il picchio muratore (Sitta europaea, Linnaeus, 1758) non è un vero picchio, ma piuttosto un passeriforme della famiglia Sittidae: piccoli uccelli, abilissimi arrampicatori forniti di zampe corte, dita lunghe e unghie uncinate. Denominato picchio poiché, si arrampica sui tronchi nutrendosi di nocciole e semi infilandoli in spaccature adatte e rompendone il guscio a colpi di becco (non a caso il nome inglese è Eurasian Nuthtatches cioè “spaccanoci”). Invece il soprannome “muratore” deriva da un’abitudine, propria della specie, di rimpicciolire il foro d’entrata del nido (una cavità naturale o di picchio) cementandolo con del fango impastato e lasciando una piccola apertura, conforme alle dimensioni della specie.

In questo esemplare si possono notare le corte zampe fornite di dita lunghe e unghie adunche – (foto Alessandro Forti)

Facile riconoscerlo, di dimensioni medio-piccole (12-14 cm), con capo grosso privo di collo, lungo becco appuntito e coda corta. Veloce nei movimenti, si arrampica a scatti su rami e tronchi, riuscendo a scendere a testa in giù procedendo capovolto, cosa che lo distingue, ad esempio, dal rampichino comune (Certhia brachydactyla). Per le ali corte e arrotondate il volo è diretto se corto e leggermente ondulato se lungo; Blu-grigio sopra e più spento sotto, guance e gola bianche, con stria oculare nera, difficile distinguerne i sessi che risultano simili, ma il maschio presenta un colore marrone-rossastro sui fianchi (vicino alle zampe) più intenso rispetto alla femmina.

Presente nell’Italia continentale e nella Sicilia nord-orientale, manca da ampi settori della Pianura Padana e della Puglia, assente in Sardegna; la specie sedentaria e nidificante è caratterizzata, in contesti alpini da locali erratismi altitudinali invernali.

La specie è insettivora in primavera ed estate, invece durante l’inverno si nutre di semi e nocciole che rompe incastrandoli in fessure della corteccia (foto Alessandro Forti)

Fortemente legato alla presenza di piante annose e ricche di cavità, frequenta e nidifica in varie tipologie di boschi ad alto fusto che rappresentano l’habitat ideale per la specie. Principalmente nei boschi misti di conifere e latifoglie disetanei e ben strutturati, in boschi misti di conifere, nei castagneti (una tipologia boschiva “artificiale”), nei boschi misti di sole latifoglie oppure in alta montagna nei lariceti ed infine in giardini e parchi urbani ove presenti alberi maturi.

I nidi vengono posti in cavità scavate da Picidi, come il picchio cenerino (Picus canus) e il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) o il picchio nero (Dryocopus martinus), in cassette nido e in cavità naturali (alberi marcescenti o con spaccature).

La deforestazione e la conseguente frammentazione dell’habitat, rappresentano la principale minaccia nei confronti di questa specie, portando a locali declini in piccole popolazioni.

 

 

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