Sacchetti biodegradabili per alimenti: i dubbi e le ragioni

di Rosario Fichera

L’argomento, in questi giorni, si può proprio dire che “tiene banco”: dal 1 gennaio 2018 ai banchi dei supermercati e in quelli dei piccoli negozi, per imbustare la frutta e la verdura sfusa, ma anche la carne, pesce, prodotti da forno e di gastronomia, sono diventati obbligatori e a pagamento (mediamente dai 2 ai 5 centesimi cadauno) i sacchetti biodegradabili e compostabili, dando addio alle buste ultraleggere in plastica.

Il tutto in applicazione delle Legge 123/2017, che ha convertito in legge, con modifiche, il cosiddetto Decreto Mezzogiorno. La nuova normativa è stata adottata a seguito della direttiva UE 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, che pone l’obiettivo della riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero a tutela dell’ambiente.

Dalle prime reazioni dei consumatori che si possono leggere sui quotidiani, ma sopratutto sui social, il fatto di utilizzare sacchetti biodegradabili per salvaguardare l’ambiente naturale, in linea di principio, è stato accolto con favore, ma al contempo sono tanti i dubbi, molte anche le proteste, soprattutto per il costo dei bioshopper a carico degli stessi consumatori e per il divieto di potere riutilizzare i bioshopper per nuovi acquisti, portandoli da casa.

Alcune associazioni di consumatori, per questo motivo, parlano di “caro-spesa” e di “nuova tassa occulta”: il Codacons ha evidenziato come ogni volta che si andrà a fare la spesa sarà obbligatorio utilizzare un sacchetto per ogni genere alimentare, non potendo mischiare prodotti che vanno pesati e che hanno prezzi differenti, con la conseguenza di un aggravio per il portafoglio delle famiglie dai 20 ai 50 euro a seconda della frequenza degli acquisti nel corso dell’anno. Per Assobioplastiche l’aggravio sarà invece tra i 4 e i 12,51 euro a famiglia.

C’è da dire che a stabilire il divieto della gratuità del sacchetto bio è la stessa legge di conversione che all’articolo 9-bis stabilisce che “il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite”. L’obiettivo della normativa, che prevede per i rivenditori in caso di non rispetto delle sanzioni elevate, è di ridurre la quantità di sacchetti in circolazione a fini dello smaltimento che, una volta acquistati esauriscono, però, la loro funzione, perché, per motivi igienici, non possono essere riutilizzati, portandoli da casa, per nuovi acquisti al supermercato.   Diventa oggettivamente difficile anche un loro possibile riutilizzo per la raccolta dell’umido, in quanto occorre prima staccare l’etichetta del prezzo che non è biodegradabile, ma facendo questa operazione molto spesso il risultato è di rompere il sacchetto, di per sé molto fine, vanificando così una possibile logica di “economia circolare”. Ma già alcune catene della grande distribuzione si stanno attrezzando per trovare soluzioni in questo senso.

(Foto archivio Legambiente)
Per Legambiente però non corretto parlare di caro-spesa o tassa occulta: “I sacchetti biodegradabili – ha evidenziato l’associazione – fanno bene all’ambiente e aiutano a contrastare  il problema  dell’inquinamento da plastica. Non c’è nessuna tassa occulta né monopolio aziendale. E il problema delle buste usa e  getta si può facilmente superare con una circolare ministeriale che permetta,  ad esempio, l’uso e riutilizzo delle retine”.

“Da sempre – continua Legambiente – i cittadini pagano in modo invisibile gli imballaggi che acquistano con i prodotti alimentari ogni giorno. Nessun produttore o nessuna azienda della grande distribuzione ha mai fatto ovviamente e naturalmente beneficenza nei confronti dei consumatori. Unica differenza, è che questa volta il costo è visibile, perché l’obiettivo della norma è aumentare la consapevolezza dei consumatori su un manufatto che se gestito non correttamente può causare un notevole impatto ambientale”.

I punti di vista sono quindi differenti, ma tutti concordano sull’aspetto positivo di questa novità del 2018, finalizzata a una maggiore tutela e salvaguardia dell’ambiente, soprattutto per arginare il gravissimo problema della plastica nei nostri mari e oceani che stanno rischiando letteralmente di soffocare.

 

A questo riguardo Legambiente ricorda ancora che in Europa, secondo gli ultimi dati diffusi dall’EPA (Environmental Protection Agency) si stima un consumo annuo di 100 miliardi di sacchetti di plastica, una parte di questi finiscono in mare e sulle coste. “In questi anni l’Italia si è dimostrata un esempio virtuoso in Europa per la riduzione dell’uso delle buste di plastica ed è stato il primo Paese europeo ad approvare, nel 2011, la legge contro gli shopper non compostabili. Ad oggi, anche se la misura non è del tutto rispettata, c’è stata una riduzione nell’uso di sacchetti del 55%. Se fosse esteso a tutti i Paesi del Mediterraneo e non solo, i risultati in termini sarebbero molto più rilevanti. Su scala mediterranea, la messa al bando degli shopper non compostabili è attiva in Italia, Francia e Marocco. Altri Paesi hanno introdotto delle tasse fisse (Croazia, Malta, Israele e alcune zone della Spagna, della Grecia e della Turchia). La Tunisia ha messo al bando le buste di plastica non biodegradabili nelle grandi catene di supermercati e Cipro metterà in atto la normativa europea a partire dal 2018”.

 

Le plastiche rinvenute da Legambiente lungo le coste dei laghi italiani

Ma non se la passano meglio neanche i nostri laghi e fiumi, dove esiste, anche se in termini diversi, un problema di marine litter (rifiuti marini) e di microplastiche: Legambiente, con la campagna di Goletta dei Laghi 2017, realizzata in collaborazione con ENEA, campionando le acque di sei laghi (Iseo, Maggiore, Garda, Trasimeno, Como e Bracciano) ha rinvenuto in tutti i bacini importati quantità di microparticelle di plastica, a dimostrazione del fatto di come la strada per la salvaguardia del nostro pianeta Terra sia lunga e bisognosa d’interventi da parte di tutti, dalle istituzioni, alle imprese, ai consumatori.

 

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