Rischio estinzione per gli animali che vivono nei torrenti glaciali

Si potrebbe definire un vero e proprio allarme rosso quello lanciato da un recente studio internazionale che ha dimostrato, dati alla mano, come a causa del ritiro dei ghiacciai le comunità di animali che popolano i torrenti glaciali stiano facendo i conti con uno sconvolgimento senza precedenti del proprio habitat, con la scomparsa di alcune importanti specie per la biodiversità d’alta quota, soprattutto insetti, e l’arrivo, dal fondovalle, di nuovi colonizzatori. Una situazione, questa, che si sta verificando nei diversi sistemi glaciali studiati in Europa, America e Nuova Zelanda, ma soprattutto sulle Alpi e quindi anche in Trentino.

La ricerca, dal titolo “Cambiamenti climatici e biodiversità”, è stata pubblicata dalla prestigiosa rivista “Nature Ecology and Evolution” a cui ha contribuito Valeria Lencioni, ricercatrice del MUSE (unico ente italiano nel team internazionale coinvolto nello studio) da vent’anni impegnata, sul campo e in laboratorio, nello studio della fauna degli ambienti glaciali delle Alpi, dell’Artico e asiatici.

La ricercatrice del MUSE Valeria Lencioni

Si tratta di una ricerca molto importante, perché permette di capire ancora meglio l’impatto a medio e lungo termine del ritiro dei ghiacciai sulla biodiversità e sulla nostra vita, soprattutto in termini di perdita di “servizi ecosistemici”, ovvero di “beni forniti all’umanità dagli ecosistemi naturali”, a cominciare da quelli che riguardano il comparto produttivo (per esempio la ridotta fornitura d’acqua per l’irrigazione, per la produzione di energia idroelettrica e per uso potabile); culturale (per esempio la perdita di bellezze naturali a scapito del turismo e riduzione di attività ricreative come lo sci); regolativo (come la perdita della capacità di diluizione d’inquinanti di varia origine, anche in quota).La ricerca si è posta l’obiettivo di  dare una risposta a due domande fondamentali: quali sono gli effetti del ritiro dei ghiacciai sulla biodiversità e le riserve d’acqua per il futuro? Qual è il destino delle specie animali che popolano le gelide acque dei torrenti glaciali?

A essere a rischio d’estinzione – hanno dimostrato i ricercatori – sono soprattutto alcune specie di insetti, le uniche a essersi adattate ai torrenti glaciali che presentano caratteristiche ambientali “estreme” per la vita. Il principale fattore limitante per la vita è in questo caso la temperatura dell’acqua, che rimane attorno agli zero gradi per tutto l’anno. Per vivere in queste condizioni proibitive, alcuni insetti hanno adottato delle straordinarie strategie molecolari, come la produzione di zuccheri e proteine antigelo. La perdita dell’habitat glaciale comporterà, però, la scomparsa di queste specie. La nicchia lasciata libera verrà occupata da altre specie più “banali”, provenienti dal fondovalle, che di fatto colonizzeranno un torrente che non è più glaciale. In particolare arriveranno specie con un ciclo vitale più breve e onnivore (da trituratori di foglie, a filtratori e carnivori predatori). Cambieranno, così, “le funzioni” delle comunità, la capacità di autodepurazione del fiume, la struttura della rete trofica del corso d’acqua, al cui apice si collocano i pesci, gli uccelli acquatici e naturalmente l’uomo.

Per ciascuna regione la ricerca ha consentito di selezionare delle specie “indicatrici” di cambiamento – trovarle in un torrente significa che ancora la comunità “criale” (che vive solo nelle prime centinaia di metri di un torrente glaciale) sopravvive e la loro abbondanza testimonia il livello di “naturalità e glacialità” di un sistema.

Per il Trentino gli studi condotti in sei sistemi glaciali in Adamello – Presanella e nell’Ortles-Cevedale hanno consentito d’isolare quattro specie indicatrici di “glacialità” (trovate solo dove la copertura glaciale è superiore al 30% del bacino e la temperatura dell’acqua massima rimane sotto i 6 gradi °C). Nei siti dove queste condizioni non sono più soddisfatte, una o più di queste quattro specie sono già scomparse. La prima a scomparire, in Trentino, è stata la Diamesa steinboecki, nota come “moscerino del ghiaccio”, non  più presente in tratti del torrente glaciale Conca sul Carè Alto, dove abbondava una ventina d’anni fa.

La ricerca, inoltre, ha evidenziato come la portata dei fiumi, la temperatura e la torbidità delle acque stiano cambiando e la qualità dell’acqua stia peggiorando. Infatti, con la fusione di strati di ghiaccio “antichi” si stanno liberando nelle acque superficiali sostanze che erano rimaste intrappolate nei ghiacci, dove erano state trasportate dai venti, tra cui pesticidi, elementi radioattivi e metalli di reperti bellici rimasti sepolti sotto neve e ghiaccio durante la Prima Guerra Mondiale.

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