Riccardo Scalet: “L’orientiring, una sfida con me stesso”

di Massimo Dorigoni

L’orientiring, perfetto connubio tra sport e natura, a rivelarcelo è la promessa italiana di questa splendida disciplina sportiva, Riccardo Scalet, di Transaqua, classe 1996, già medaglia d’argento ai Mondiali di orienteering riservati agli Junior a Borovets (Bulgaria) nel 2014.

Riccardo, come ti sei avvicinato a questo sport?

«Mi sono avvicinato all’orientiring grazie alla mia famiglia, in particolare a mia sorella che ha cominciato a fare orientiring a scuola. In passato avevo praticato altri sport come l’arrampicata e la corsa, poi mi sono avvicinato sempre più a questa disciplina sportiva».

Quando hai capito che la tua passione si sarebbe potuta trasformare in professione?

«All’inizio era solo un divertimento, poi, a quattordici, quindici anni ho deciso che sarebbe diventato qualcosa di più di un semplice passatempo. Ora sto studiando e lo sto facendo come passione con la speranza, con il sogno, di trasformarlo in una professione vera e propria».

Di lì in poi molti sacrifici.

«Il sacrificio c’è sicuramente, bisogna imparare a gestire i tempi. Serve semplicemente pianificare la giornata e poi, abitando in un ambiente di montagna, con prati e boschi, ho a disposizione l’ambiente ideale per l’allenamento».

Fino a vestire la maglia azzurra: che emozioni ha provato?

«Fino all’anno scorso ero nella squadra giovanile invece da quest’anno, col salto di categoria, sono approdato a quella assoluta. L’emozione è assicurata, siamo un bel gruppo motivato. Siamo tutti amici e quindi ci aiutiamo a migliorare a vicenda».

Quali obiettivi per il futuro?

«Tra tre settimane  abbiamo un primo round in Coppa del Mondo in Finlandia, che sarà una sorta di test premondiale in quanto i mondiali quest’anno saranno a fine giugno, inizio luglio in Estonia».

Una sfida con te stesso o con gli altri?

«Quando ero più giovane puntavo a confrontarmi con gli altri, quindi mentre correvo pensavo molto più agli altri, mentre invece da qualche anno ho capito che se sfido solamente me stesso, penso solo a fare il meglio di cui sono capace io: senza guardare gli altri la performance migliora perché non perdo energie mentali e mi concentro solo su quello che serve».

Quali consigli ai giovani che si avvicinano a questo sport?

«Il mio consiglio è d’investire tempo e passione nell’allenamento, ma che risulti inizialmente un passatempo della domenica, lasciando perdere l’elemento prettamente agonistico».

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