“Questione lupo”: il punto della situazione

Il lupo e l’orso bruno sono stati al centro dell’attenzione di questa settimana, dando vita a un vero e proprio caso. Facciamo il punto della situazione: tutto comincia lunedì 4 giugno con l’approvazione, da parte della Giunta della Provincia autonoma di Trento, di un disegno di legge sui grandi carnivori che sarà discusso, in considerazione della “procedura d’urgenza”, già nelle sedute d’aula del Consiglio provinciale del 3, 4 e 5 luglio prossimi.

Il disegno di legge provinciale

Il disegno di legge, costituito da un articolo, prevede la possibilità per il presidente della Provincia di autorizzare, acquisito il parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il prelievo, la cattura o l’uccisione di esemplari di orso bruno e di lupo a condizione che non esista un’altra soluzione valida e che il prelievo non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, della popolazione della specie interessata. 

In pratica, anche se a determinate condizioni, gli orsi e i lupi si potranno abbattere, ma sulla base di quali motivazioni? La risposta l’ha data lo stesso presidente della Provincia, Ugo Rossi: l’obiettivo della norma è di garantire, in un’ottica di conservazione delle specie e di valorizzazione dell’habitat naturale in cui vivono «una corretta gestione di quegli esemplari eccessivamente “invasivi” che rischiano di mettere in pericolo la sicurezza pubblica e anche il senso stesso di quella particolare forma di agricoltura alpina e di allevamento in quota che danno numerosi benefici al nostro territorio». 

Il presidente della Provincia ha rassicurato che  tutto sarà gestito con rigore scientifico, a partire dall’autorizzazione dell’Ispra, e il buon senso, aggiungendo che il provvedimento è stato assunto in considerazione delle difficoltà derivanti dall’assenza di un Piano lupo nazionale. «Dovendo quindi dare una risposta a un’evidente necessità – ha detto Rossi – in virtù delle proprie prerogative di autonomia, la nostra Provincia si è quindi assunta questa responsabilità, in accordo con la Provincia di Bolzano».

Le reazioni delle associazioni ambientaliste 

Contro il provvedimento sono subito scese in campo le associazioni ambientaliste, tra le quali WWF, Legambiente, Lav, annunciando, innanzitutto, l’impugnazione del disegno di legge nel caso venisse approvato dal Consiglio provinciale. Ma le associazioni hanno anche spiegato sia come il disegno di legge sia in contrasto con le leggi nazionali e le Direttive comunitarie che impongono l’assoluta protezione per questi animali; sia la non opportunità del provvedimento “il quale è stato assunto per acquisire consenso elettorale in vista delle prossime elezioni provinciali”. 

“La Costituzione italiana, come confermato da numerosi pronunciamenti della Corte Costituzionale – ha ricordato il WWF – assegna allo Stato la competenza nella tutela dell’ambiente, in cui rientra anche la fauna selvatica (e in particolare modo specie strettamente protette a livello europeo e internazionale come lupo e orso bruno). Le deroghe alla tutela integrale delle specie ai sensi della Direttiva Habitat (la norma europea che tutela le specie più a rischio) non possono essere inoltre accolte fintanto che le popolazioni non raggiungano uno stato di conservazione favorevole, ancora ben lontano dall’essere raggiunto per orsi e lupi sulle Alpi italiane”. 

La Lav ha inoltre annunciato che ha dato incarico al proprio ufficio legale d’inoltrare una specifica istanza alla Commissione europea affinché apra subito una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese a causa della violazione della Direttiva Habitat da parte del Trentino.

Le reazioni in Consiglio provinciale

Come immaginabile in Consiglio provinciale il tema lupo è stato al centro della discussione: il centrodestra, in particolare la Lega, ha rivendicato di avere posto per primo e da tempo la questione lupo; inoltre è stato approvata (con l’astensione del Pd, il voto contrario del M5S e la non partecipazione al voto dei consiglieri di Civica trentina, Lega, Forza Italia, Agire) una mozione, a firma di tre consiglieri Upt, (Pietro De Godenz, Mario Tonina e Gianpiero Passamani) inerente la presenza dei lupi nel nostro territorio che prevede tra l’altro la valutazione di “adeguati interventi per il contenimento della specie al fine di ridurre al minimo i danni causati da attacchi al patrimonio zootecnico, come peraltro proposto dal disegno di legge della giunta”; la mozione chiede inoltre di proseguire nelle iniziative d’informazione e prevenzione, con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, il funzionamento dei tavoli di confronto con le parti economiche e sociali già istituiti, il finanziamento di progetti ad hoc per la salvaguardia dei pascoli.

L’invito all’equilibrio

E mentre in diverse località monta la preoccupazione per la presenza dei lupi e per i danni che stanno arrecando alla zootecnia (tra gli ultimi casi un vitello sbranato domenica a Bellamonte e due capre predate la scorsa settimana alle porte di Masi di Cavalese) un invito all’equilibrio è giunto dai vertici del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, per i quali occorre trovare un equilibrio nella gestione del predatore, contemperando sia la conservazione del lupo, sia le preoccupazioni degli allevatori, soprattutto in vista dell’inizio della stagione dell’alpeggio in quota, allo scopo di scongiurare il rischio di un possibile abbandono dell’allevamento di montagna.
Il Parco sta realizzando un progetto di monitoraggio del lupo e di mappatura del proprio territorio per avere il quadro completo della situazione sulle diverse tipologie di pascolo e di allevamento presenti per individuare e suggerire le possibili azioni per proteggersi dal lupo, utilizzando metodi di difesa, quali le recinzioni e i cani da guardia, dove questi sono effettivamente applicabili dal punto di vista morfologico e ambientale.

(Foto Andrea Mustoni)

La coesistenza tra lupo e uomo

L’invito all’equilibrio e all’adozione di strumenti di difesa come le recinzioni e cani da guardia, da parte del Parco di Paneveggio Pale di San Martino a detta di molti esperti costituisce la strada migliore per risolvere il problema della convivenza uomo-lupo e limitare i danni alla zootecnia (la causa del conflitto maggiore). A dimostralo sono le positive esperienze di altre regioni d’Italia, dove queste misure sono applicare da tempo. 

A questo proposito il WWF ha detto che il disegno di legge della Provincia di Trento fa “un danno a carico degli stessi allevatori, in primis perché è ampiamente dimostrato che gli abbattimenti non sono efficaci per ridurre i danni al bestiame, ma soprattutto perché, paventando soluzioni che non arriveranno mai, si perde tempo prezioso per installare strumenti di protezione adeguati che invece consentirebbero, come in molte altre zone d’Italia, di limitare al minimo danni e conflitti sociali”.

(Foto Andrea Mustoni)

Ma come perseguire la coesistenza uomo lupo? Su questo tema si è discusso pochi mesi fa a Trento, al Muse, in occasione della Conferenza finale internazionale del Progetto “Life Wolfalps”.  Durante questi lavori lo zoologo Luigi Boitani (uno dei massimi esperti di lupo) ha spiegato come «la coesistenza implichi anche che i lupi siano considerati ancora una componente normale delle pratiche agricole attuali, sebbene gestibile con l’aiuto delle tecniche moderne». Per lo studioso, inoltre, le sfide relative alla gestione dei capi di bestiame perduti, dei cani predati dai lupi, dovranno essere affrontati attraverso una politica funzionale che integri prevenzione, indennizzo e controllo». Ma soprattutto «la sfida maggiore è di trovare il modo di riconciliare, per quanto possibile, le diverse opinioni sulla gestione del lupo che sono la conseguenza dei differenti sistemi di valutazione e convinzioni concernenti il giusto posto dell’uomo nella natura».

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