Il fascino del lago di Tovel, tra scienza e leggenda

Il lago di Tovel è considerato uno dei bacini più belli delle Alpi e insieme all’orso bruno e allo stambecco rappresenta uno dei simboli del Parco Naturale Adamello Brenta: per le sue acque limpide che rispecchiano il cielo azzurro e il verde intenso delle foreste di conifere che lo circondano; per la suo ambiente naturale, ricco di biodiversità e caratterizzato proprio dalla presenza dell’orso bruno; per le Dolomiti di Brenta che gli fanno da corona regale; per il fascino che emana, infondendo in chi lo visita sensazioni di serenità e di ammirazione per lo splendore della natura.

2473Il lago si trova nella parte settentrionale delle Dolomiti di Brenta, nella Val di Tovel, a pochi chilometri da Tuenno, in Val di Non, a 1178 metri di altitudine; è lungo circa 1 chilometro, largo 570 metri e nella parte centrale raggiunge la profondità di 39 metri. Formatosi in origine in una conca glaciale e poi modellandosi a causa di eventi franosi che formò in epoche remote una vera e propria diga naturale, è uno dei bacini alpini più conosciuti in Europa perché fino al 1964, ogni estate, le sue acque si coloravano di rosso, tanto è vero che gli fu attribuito anche il nome di “lago rosso“.

Così come scoperto dai ricercatori dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e del MUSE, Museo delle scienze, questo particolare fenomeno naturale era causato dalla presenza nelle sue acque di una straordinaria combinazione di tre alghe unicellulari microscopiche, di cui soprattutto una, la Tovellia sanguina, in determinate condizioni scatenava la suggestiva colorazione rossastra del bacino. Quest’alga, anche se in piccole quantità, è tutt’ora presente nel lago, ma non trovando più i nutrienti sufficienti per fiorire ha per così dire sospeso il suo effetto meraviglioso, lasciando spazio alla predominanza di un’altra alga dalle tinte verdi.

Questa la scienza. Ma per una leggenda del luogo il motivo è un altro, aumentando quell’alone di fascino e di mistero che ancora oggi si respira intorno a queste acque. Si racconta che un tempo, in epoca medievale, il territorio del lago, appartenente al regno di Tuenno, confinava con quello di Ragoli, la cui sovrana, la regina Tresenga, era conosciuta in tutte le Alpi per la sua eccezionale bellezza, ma soprattutto perché, nonostante i numerosi pretendenti dei regni vicini, aveva giurato che mai si sarebbe sposata per evitare che sul suo amato popolo potesse regnare un sovrano straniero. Però il re di Tuenno, Lavinio, di fronte a un doppio rifiuto di matrimonio da parte di Tresenga non sopportò l’offesa subita e così decise di muovere il suo potente esercito alla conquista del più piccolo e fragile regno della regina. Tresenga interpellò allora i suoi sudditi, chiedendo se preferissero combattere a costo della vita o se la loro regina dovesse cedere alle lusinghe di Lavinio. La risposta fu unanime, tutti gridarono: “libertà”. Così fu la guerra.

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I due eserciti si scontrarono per diversi giorni in una furibonda e sanguinosa battaglia proprio a ridosso delle sponde del lago di Tovel, ma ben presto la superiorità numerica e militare di Tuenno s’impose sui coraggiosi soldati di Ragoli, sterminandoli. Anche la bellissima regina Tresenga trovò la morte per mano della spada di Lavinio e il suo sangue insieme a quello di tutti  soldati si riversò nelle acque del lago, tingendolo di rosso. Da quel giorno, ogni anno, al ricorrere dell’anniversario della terribile battaglia, il lago cominciò a colorarsi magicamente di rosso e lo spirito della regina Tresenga aleggiare, piangendo, lungo le sue sponde.  Il popolo di Tuenno, riconoscendo il valore della regina, in suo onore decise dedicargli il torrente emissario del lago. Torrente che per questo motivo ancora oggi conserva il suo affascinante e indimenticabile nome: Tresenga.

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