Progetto LifeWolfAlps: esperti a confronto sulla convivenza uomo-lupo

di Anna Molinari

Il lupo arriva – e riparte – da Trento. Il progetto europeo Life WolfAlps si conclude infatti in questi giorni (19-20 marzo 2018, chiusura ufficiale maggio 2018), con una conferenza internazionale pensata per condividere obiettivi, metodologie e risultati di un lavoro coordinato e integrato che ha coinvolto dal 2013 al 2018 oltre 500 persone, con la collaborazione di 12 partner e 46 supporter.

Cinque anni dedicati a studiare e favorire la coesistenza con il lupo, scomparso dalle Alpi nel 1921 e ricomparso in aree marginali all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, per poi ripopolare naturalmente e lentamente l’arco alpino a partire da ovest negli anni ’90 (la prima coppia arriva per naturale dispersione dalla popolazione appenninica nel 1992).

Un momento della conferenza che si è svolta all’Auditorium Santa Chiara (foto Ufficio stampa Muse)

Francesca Marucco, colonna portante del progetto, sottolinea tre caratteristiche fondamentali che hanno garantito l’efficacia delle azioni svolte: l’imponente lavoro di coordinamento della squadra alpina, la quantità eccezionale di dati oggettivi raccolti per garantire qualità, le stesse azioni messe in atto. Il progetto ha focalizzato risorse e intenzioni sul potenziamento di alcuni aspetti in particolare: la strategia, condivisa e rigorosa, che ha permesso di stimare la dimensione, la distribuzione e lo status generico (analisi genetiche condotte su 2799 campioni e non ancora terminate) della popolazione, specialmente dei branchi e delle coppie riproduttive; la formazione degli operatori e del network; i risultati, che hanno permesso di monitorare circa 2400 km di tracce di lupo.

Se essere in possesso di dati oggettivi aiuta non solo a capire meglio il contesto ma anche a meglio gestirlo, prosegue Marucco, è indubbiamente utile avere qualche dato sui branchi attualmente presenti: i dati preliminari del 2017-2018 (campionamento ancora in corso che sarà presto verificato attraverso indagini genetiche) ci parlano di una presenza in lento, ma costante aumento con 47 branchi (rispetto ai 23 del 2014-2015), 6 coppie e 1 individuo solitario. Sono dati indispensabili e lo si intuisce fin dalle battute introduttive della mattinata, perché situano la “questione lupo” all’interno di una discussione controversa.

Se è vero che per i tecnici i principali datori di lavoro rimangono in ultima istanza i cittadini, come afferma Angelo Salsi (già head of Unit Life EU) è sempre compito inequivocabile della politica “operare scelte responsabili” (Paolo Salsotto, presidente del Parco Alpi Marittime della Regione Piemonte) su temi tanto delicati, soprattutto quando si prestano a una strumentale manipolazione dell’angoscia sociale, raccolta troppo spesso da campagne, anche recenti, esito di una narrativa che fa leva più su ataviche paure che su adeguate basi scientifiche. Sul nodo cruciale della comunicazione Life WolfAlps ha investito il 50% delle risorse (che in totale ammontano a oltre 6 milioni di euro), necessarie per facilitare un equilibrio ancora in costruzione e tracciare prospettive di una convivenza difficile, ma possibile.

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