Picchio nero: il maestro del nido

L’ornitologo Luigi Marchesi ci svela le eccezionali doti del picchio nero e di come i suoi nidi, una volta abbandonati, siano prediletti da diverse specie di animali

Il picchio nero è tra gli animali più sorprendenti del bosco soprattutto per alcune sue doti, come quelle di costruire dei nidi che, una volta abbandonati, vanno letteralmente a ruba tra diverse specie di animali e la capacità di vibrare contro il tronco di un albero la bellezza di circa 35 colpi ogni due secondi senza subire danni cerebrali! Per scoprire come sia possibile tutto questo ci siamo rivolti a un esperto, l’ornitologo Luigi Marchesi.

Imbattersi nel bosco in un picchio nero (il suo nome scientifico è Dryocopus martius) è davvero una fortuna, non solo perché ci si trova di fronte a una specie dall’aspetto elegante e bella da vedere (i maschi si riconoscono per una striscia rossa sulla testa) ma soprattutto perché questo animale ha due doti che lo rendono davvero sorprendente: è un vero e proprio maestro nella costruzione del proprio nido, realizzato in un modo così particolare che, una volta abbandonato, diventa oggetto dei desideri di numerosi animali; è un recordman nella tamburellata, capace di vibrare contro il tronco di un albero una frequenza incredibile di colpi senza subire danni cerebrali. L’ornitologo Luigi Marchesi, autore per il Muse-Museo delle Scienze di Trento di un importante progetto sul ruolo ecologico degli uccelli e in particolare dei picchi, conosce bene queste caratteristiche del picchio nero.  Così ci siamo rivolti a lui per saperne di più.

Un nido di picchio nero occupato da una civetta capirosso (foto Luigi Marchesi)
Nella foto una civetta capirosso in un nido abbandonato di picchio nero (foto Luigi Marchesi)

Il maestro del nido

E’ vero che i nidi del picchio nero sono molto particolari?

«Sì, il nido del picchio nero è una cavità dalla forma piuttosto complessa: ha un’apertura di forma ovale larga circa 8 cm e alta 10-12 cm che si sviluppa lungo il tronco fino a una profondità di mezzo metro. In fondo alla cavità sono deposte le uova, su una morbida lettiera di finissime scaglie di legno. Una volta abbandonate queste cavità sono utilizzate da molte specie animali, tra cui la civetta capogrosso».

E quali sono gli altri animali?

«Rapaci notturni, oltre alla civetta capogrosso, l’assiolo e l’allocco, ma anche molti passeriformi tra cui le cince, da molteplici mammiferi tra cui pipistrelli, ghiri, scoiattoli e martore, oltre che da invertebrati, tra cui le api».

In questa immagine due scoiattoli occupano un nido abbandonato di picchio nero (foto Luigi Marchesi)
Due giovani scoiattoli in un nido abbandonato di picchio nero (foto Luigi Marchesi)

La ricerca che sta conducendo per il Muse analizza questo aspetto del nido del picchio?

«Sì, la ricerca che sto conducendo in Trentino riguarda proprio i rapporti tra le specie costruttrici di cavità (cinque specie di picchi) e i loro occupanti, in particolare la civetta capogrosso e l’allocco. L’obiettivo principale della mia attività è però di tutelare gli alberi che hanno cavità nido scavate dai picchi, per evitare che queste piante siano tagliate durante le differenti fasi della gestione forestale. Per ottenere la loro tutela le marco con una “P” rossa posta sui tronchi a circa 1,5 m di altezza, al fine di segnalarle al personale forestale che ha condiviso in pieno scopi e metodologie dell’azione di conservazione».

La”P” con cui si segnala che l'albero ospita un nido abbandonato di picchio utilizzato da altri animali (foto Luigi Marchesi)
La”P” è il segnale con cui si avverte che un albero non può essere tagliato perché ospita un nido di picchio (foto Luigi Marchesi)

Quanti alberi ha marchiato ad oggi?

«Circa 1600, di cui circa 800 con siti di nidificazione di picchio nero».

Il recordman della tamburellata

Che frequenza di colpi può raggiungere in pochi secondi la tamburellata del picchio nero?

«Ogni tamburellata del picchio nero dura in media 2,2 secondi ed è formata da circa 35 colpi. Mediamente quindi ha una frequenza variabile tra 15 e i 20 battiti per secondo».

In questa immagine l’ornitologo Luigi Marchesi mentre misura l’entrata di un nido di picchio nero.
L’ornitologo Luigi Marchesi mentre raccoglie i dati di un nido di picchio nero.

Ma come fa il picchio a vibrare questi colpi senza subire  danni cerebrali? 

«I picchi hanno un complesso sistema, sia osseo sia muscolare, per ridurre, all’interno della scatola cranica, le vibrazioni che sarebbero altrimenti letali per il cervello. Inoltre hanno code con penne particolarmente ispessite, indispensabili per l’arrampicata e zampe che, a differenza della maggior parte degli uccelli, hanno due dita in avanti e due all’indietro, anch’esse perfette durante la deambulazione su tronchi e rami».

 

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