Il “Piano Marshall” del WWF per salvare la Terra

La velocità con cui sta cambiando il clima è senza precedenti. Ma è altrettanto senza precedenti anche il ritmo con il quale sta scomparendo il mondo selvaggio, con una riduzione delle popolazioni globali di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili del 58 per cento tra il 1970 e il 2012.

A lanciare questo allarme è il “Living  Planet Report 2016” del WWF, il rapporto biennale, giunto all’undicesima edizione, che fa il punto sullo stato dei sistemi naturali della Terra e le soluzioni da avviare per condurre le nostre società verso una vita all’insegna della sostenibilità.

Si tratta di un documento estremamente importante, scaricabile dal sito internet del WWF (www.wwf.it) che non si limita a denunciare la grave crisi ambientale che stiamo vivendo, ma che suggerisce anche i  cambiamenti più urgenti d’attuare, dai sistemi alimentari a quelli energetici, da quelli dell’economia, alla finanza, avvertendo, però, che restano meno di cinque anni per modificare la rotta, pena una strada senza ritorno.

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Il report, presentato ufficialmente in tutto il mondo e in Italia pochi giorni fotografa la situazione di oltre 14.000 popolazioni di vertebrati e di oltre 3.700 specie dal 1970 al 2012, evidenziando come per la prima volta nella storia del nostro pianeta l’impatto delle attività umane sui sistemi viventi sia stato così forte da generare la nascita di un nuovo periodo geologico: l’Antropocene.

“Nell’Antropocene – è spiegato nel report – il clima sta cambiando rapidamente, gli oceani si stanno acidificando e interi biomi stanno scomparendo. Il futuro di molti organismi viventi è ora in forse. E non solo piante e animali selvatici sono a rischio: sempre più spesso, gli esseri umani sono vittime dello stato di deterioramento della natura. I modelli climatici e gli altri modelli predittivi suggeriscono che, senza un’azione concreta, durante l’Antropocene la Terra diventerà molto meno ospitale per la nostra società moderna e globalizzata”.

Il rapporto del WWF utilizza il Planet Index Living, fornito dalla Società zoologica di Londra (ZSL), per monitorare le tendenze delle popolazioni di fauna selvatica, tendenze che mostrano una riduzione importante della loro dimensione globale. “Le specie di acqua dolce sono complessivamente diminuite dell’81% tra il 1970 e il 2012, l’indice marino delle specie mostra per lo stesso periodo un calo complessivo del 36%. “La mano dell’uomo continua a pesare sul declino delle popolazioni di fauna selvatica a livello globale, con un particolare impatto negli habitat d’acqua dolce. È importante sottolineare che tuttavia, si tratta di declino e non ancora di estinzione e questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per mettere in atto un Piano Marshall per il recupero di queste popolazioni”.

Per la presidente del WWF, Donatella Bianchi, quello che stiamo vivendo è un momento decisivo “perché siamo ancora in grado di sfruttare le soluzioni per orientare i nostri sistemi alimentari, energetici, dell’economia e della finanza in una direzione più sostenibile, partendo dalla considerazione del Capitale naturale, cioè la vera ricchezza da cui tutti dipendiamo quella della natura, in tutti i processi economici e politici. Proteggere adeguatamente l’ambiente contestualmente allo sviluppo economico e sociale richiede un cambio radicale del sistema da parte dei singoli cittadini, delle aziende e dei governi passando da un approccio miope a un approccio visionario che valorizzi le generazioni future”.

 

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