Novità estate 2017: torna Gigi Weber con “L’angolo dei ricordi” e “Il ciliegio e i Gardellini”

Sull’altopiano della Paganella l’estate 2017 torna ad animarsi con due nuove iniziative dell’eclettico Gigi Weber, noto scrittore, fotografo e studioso delle tradizioni popolari trentine: dopo i successi  de “La leggenda del gigante del Najon” e della “Casetta dei gufi”, quest’anno Gigi Weber si presenta al suo affezionato pubblico con uno spettacolo dal titolo “I miei trent’anni” che andrà in scena domenica 23 luglio, alle 20.30, al Palazzetto di Fai della Paganella e un’originale mostra dal titolo “L’angolo dei ricordi”, allestita, come ormai consuetudine, nel suo orto, appena fuori dal paese, lungo la passeggiata del “Percorso dell’otto”.

Due iniziative, ci ha raccontato Gigi, per coronare la sua lunga carriera, appunto trentennale, di cultore delle tradizioni di Fai della Paganella e dell’altopiano.

«Lo spettacolo – spiega Gigi – racconta i miei trent’anni di attività di ricerca e recupero delle tradizioni del territorio: insieme a me ci saranno il Coro Campanil Bas, la cantante Cristina Borsato, la pianista Katia Dalmonego e il violinista Guaraldo Sebastiano, la fotografa Maria Giovanna Weber. Ma avremo anche la partecipazione straordinaria di un amico, di un grande maestro, il celebre tenore Marco Nardella».

La locandina dello spettacolo di Gigi Weber che andrà in scena domenica 23 luglio

Sarà proiettato anche un video?

«Sì, il mio nuovo lavoro dal titolo “Il ciliegio dei Gardellini”».

Perché Gardellini con “G” e non cardellini con la “C”?

«Perché una volta a Fai della Paganella, in dialetto, si diceva proprio così, io sin da piccolo li ho sempre chiamati “gardellini”. Mi ricordo che davanti a ogni casa del paese si trovavano un albero di ciliegie e una gabbietta di legno con dentro appunto i gardellini. Da qui l’idea di dare il titolo al mio nuovo video in cui racconto i trent’anni della mia attività di ricerca e di recupero delle tradizioni del nostro territorio».

Oltre allo spettacolo anche la mostra “L’angolo dei ricordi”.

«Esatto: si tratta di un’esposizione a cielo aperto, allestita nel mio orto, in modo che siano i raggi del sole e i colori intensi della natura a illuminarla e a renderla viva. Con questa mostra ho voluto fare un omaggio  al nostro passato, fatto di sacrifici, guerre, emigrazione, ma anche di tradizioni, scherzi, risate che mantengono legate la gente di montagna. L’idea mi è venuta lavorando nell’orto, mentre sudavo per vangare la terra».

In piena fatica…

«Sì, e nello stesso momento ho capito che nella fatica c’è la riflessione, in quel momento la mia mente ha iniziato a spaziare tra le montagne e i ricordi e allora mi sono tornati alla memoria le fatiche delle persone di un tempo e di come le affrontavano, con sacrifici, ma anche con il sorriso».

E da qui l’idea della mostra con oggetti antichi che si usavano per lavorare.

«Infatti ho recuperato numerosi oggetti di una volta, come seghe, carretti, ma anche pietre miliari inserite nei muri a secco di cui eravamo maestri. Ogni oggetto crea dei ricordi con i colori della natura che fanno da sfondo».

E le sculture in legno con gli animali e gli gnomi?

«I lavori, realizzati dallo scultore Francesco Claus, raffigurano gli animali che abitano nella zona e che la notte girano intorno all’orto, facendo parte della nostra vita e quindi anche dei nostri ricordi».

E le campane?

«Sono invece opera del mio amico Virgilio Tonidandel».

Per chi suonano le campane?

«Per noi, per i nostri ricordi. Non mi stanco mai di ripetere: ricordarti per ricordare!».

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