Oggi al via a Marrakesh la Conferenza Onu sul clima “Cop22”

Da oggi, fino al 18 novembre, si svolgeranno a Marrakesh, in Marocco, i lavori della Conferenza ONU sul Clima (COP22).  Si tratta di un avvenimento importante, sia perché segue dopo appena tre giorni l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (avvenuto il 4 novembre);  sia perché sarà un banco di prova per tutti i Paesi che hanno ratificato l’Accordo, permettendo la sua entrata in vigore. Infatti a Marrakesh, adesso, si dovrà entrare nel vivo dell’operatività, con l’avvio formale delle attività del cosiddetto Cma (Conference of the Parties serving as the meeting of the Parties to the Paris Agreement) l’organismo di direzione (formato da 63 Paesi) che dovrà occuparsi di temi fondamentali, quali come implementare l’intesa; il sistema di verifica degli impegni assunti; i cosiddetti passi intermedi dell’Accordo.

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Pur considerando alcuni aspetti che limitano la portata dell’Accordo di Parigi, a cominciare dal fatto che, essendo a carattere volontario, ogni Paese, in teoria, potrebbe recedere quando vuole e che non è previsto un vero sistema di sanzioni, l’intesa, come hanno evidenziato numerosi esponenti dell’Onu, del mondo ambientalista, politico e sociale, costituisce un passo importantissimo e storico per il nostro clima malato, dimostrando come in tutto il mondo si sia presa finalmente coscienza della grave crisi ambientale che stiamo vivendo. ù

Ma pur trattandosi di un passo importante è tuttavia insufficiente. E a sostenerlo è stato qualche giorno fa l’United Nations environment programme (Unep) l’Agenzia dell’Onu che studia i problemi ambientali globali.

Il mondo – ha evidenziato l’Agenzia dell’Onu nel suo “Emissions Gap Report”, il rapporto sui bisogni e prospettive in materia di riduzione delle emissioni climalteranti, deve urgentemente e radicalmente rivedere le sue ambizioni, aumentandole per ridurre di circa un quarto le emissioni mondiali di gas serra previste entro il 2030 e avere una chance di minimizzare il cambiamento climatico pericoloso».

Il rapporto spiega che nel 2030, le emissioni dovrebbero raggiungere le 54-56 gigatonnellate equivalenti di CO2, vale a dire largamente al di sopra del livello fissato a 42 Gt per avere una chance di limitare il riscaldamento planetario a 2℃ entro la fine del secolo. Una gigatonnellata (Gt) – evidenzia ancora il rapporto – equivale all’incirca alle emissioni prodotte ogni anno dai trasporti, compresa l’aviazione, nell’Unione europea. In questo senso è bene ricordare – ha scritto l’Unep – che limitare l’aumento della temperatura mondiale al di sotto dei 2℃ (in rapporto ai livelli dell’era preindustriale) permetterà di ridurre i rischi di tempeste violente, di lunghi periodi di siccità, di aumento del livello del maree di altri effetti sul clima. Raggiungere l’obiettivo minimo fissato a 1,5 ℃ permetterebbe di ridurre questi effetti, ma non di eliminarli.

«Siamo però sulla buona strada – ha detto il direttore esecutivo dell’Unep, Erik Solheim -. L’Accordo di Parigi permetterà di rallentare il cambiamento climatico, così come il recente emendamento di Kigali che punta a ridurre gli Hfc. Questi due accordi dimostrano un solido impegno, tuttavia, non sono sufficienti se vogliamo darci la possibilità di evitare un grave cambiamento climatico. Se non prendiamo già oggi delle misure supplementari, a iniziare dalla prossima conferenza sul clima a Marrakech, bisognerà deplorare l’avvento di una tragedia umana evitabile. Il numero crescente dei rifugiati climatici colpiti dalla fame, dalla povertà, dalle malattie e dai conflitti ci ricorderà in modo incessante il nostro fallimento. La scienza indica che dobbiamo agire molto più velocemente».

Vedremo in questo senso le decisioni che saranno assunte a Marrakesh.

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