Le arvicole dei boschi stanno colonizzando i territori alto alpini delle arvicole delle nevi

di Giulia Ferrari

Esiste un mondo nascosto, che troppo spesso sfugge allo sguardo, costituito da piccoli organismi schivi e paurosi, ma parti essenziali dell’ecosistema nella sua complessa diversità.

All’interno di questo microcosmo ci sono i piccoli mammiferi, denominati micromammiferi, che comprendono piccoli Roditori (topi selvatici e arvicole), Chirotteri (pipistrelli) e Insettivori (ricci, talpe, toporagni).

Questi animali sono presenti in tutto il globo e hanno colonizzato diversi ambienti, dagli aridi deserti, alle rigogliose foreste tropicali, fino alle alte cime himalayane.

Anche il Trentino è caratterizzato dalla presenza di queste specie che, pur non suscitando l’interesse comune, annoverano alcune tra le specie più a rischio di estinzione a causa della loro sensibilità all’impatto antropico e ai cambiamenti ambientali che le rendono ottimi bioindicatori dello stato ambientale.

In questa foto la cattura di un’arvicola rossastra tramite esca alimentare. In questa specie si può notare la colorazione rossiccia della pelliccia. Nella foto in alto il rilevamento delle misure morfometriche di un’arvicola delle nevi. Si può notare la misurazione con il calibro della lunghezza del corpo.

Per capire il rilevante ruolo ecologico di queste specie, prima fra tutte appunto la rara Arvicola delle nevi, le Università di Parma e di Bologna, in collaborazione con il Parco Naturale Adamello Brenta, hanno intrapreso un progetto per studiare la comunità di piccoli mammiferi in ambiente alpino nel massiccio della Presanella, confrontandola con quanto emerso da ricerche effettuate vent’anni fa nell’ambito di un progetto analogo.

I risultati, per quanto preliminari, hanno evidenziato una modificazione nella distribuzione dell’Arvicola rossastra (Myodes glareolus), una specie tipicamente forestale, che si è alzata di quota e ha colonizzato ambienti alto-alpini già occupati appunto dall’Arvicola delle nevi (Chionomys nivalis), tutelata a livello europeo.

Un’arvicola delle nevi. Questa specie è caratterizzata da adattamenti morfologici idonei per affrontare il rigido clima d’alta montagna, ad esempio la folta pelliccia grigia.

Schiva e legata alle quote più alte quest’ultima potrebbe di conseguenza subire l’arrivo ‘da valle’ dell’ubiquitaria forestale competitrice Arvicola rossastra. I mutamenti delle relazioni interspecifiche tra le due specie sono un esempio di come il cambiamento climatico possa influire sulla delicata ecologia dei micromammiferi e studiarli ci permette di cercare di prevedere gli effetti possibili su tutto l’ecosistema alpino, ambiente così importante per l’uomo.

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