Nuova legge: la bicicletta equiparata ai mezzi di trasporto

di Stefano Albergoni

Lo scorso 21 dicembre è stata approvata con il voto definitivo della Commissione Trasporti del Senato la prima Legge nazionale sulla mobilità ciclistica, un provvedimento importante, in grado di dare risposte concrete alle nuove esigenze di mobilità sostenibile in tutte le regioni del nostro Paese. Si tratta di una legge che parte dal basso, portando sostanzialmente la firma della Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB), che da anni si batte per questo obiettivo. Ne abbiamo parlato con Manuela Dematté, infaticabile attivista nonché past president di FIAB Trento.

Anzitutto: puoi farci un breve commento?
«È un momento storico per la FIAB e l’Italia. Siamo particolarmente orgogliosi perché il testo di questa legge l’ha scritto FIAB ormai diversi anni fa, così come l’individuazione della rete “Bicitalia”. Averla portata a casa all’unanimità di tutte le forze politiche, pur con le modifiche dovute all’iter parlamentare, è un successo che ci fa davvero iniziare il nuovo anno con la serena consapevolezza di avere contribuito a migliorare questo Paese. Il risultato di oggi è frutto di un lavoro di tanti che ha radici lontano nel tempo. C’è ancora molto da fare ma le fondamenta di un’Italia più ciclabile sono state gettate».

Nella foto Manuela Dematté (foto Riccardo Lucatti)

 Quali sono i contenuti e gli obiettivi fondamentali di questa legge?
«La svolta epocale è scritta già nelle prime righe, art.1 comma 1 : “La presente legge persegue l’obiettivo di promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative”.  Finalmente si riconosce che la bicicletta non è un attrezzo sportivo per il tempo libero, come è sempre stata considerata in Italia, ma viene ufficialmente elevata al rango di mezzo di trasporto al pari degli altri.  Ma c’è di più: la bicicletta diventa vettore di “efficienza, sicurezza e sostenibilità della mobilità urbana”, al fine di tutelare il patrimonio naturale e ambientale, vivere più in salute, con minore consumo di suolo, valorizzando il territorio e i beni culturali, sviluppando l’attività turistica. In sintesi, questa è una legge organica che assegna a Governo, Regioni ed Enti locali il compito di pianificare e realizzare i Biciplan, le reti di infrastrutture e i servizi per incentivare la mobilità ciclistica, di mettere in atto strumenti urbanistici ed edilizi per realizzare velostazioni nei luoghi di interscambio modale e aree attrezzate per il deposito delle biciclette negli spazi condominiali e pubblici; che prevede la possibilità di installare portabiciclette a sbalzo sui bus di linea e turistici; che introduce la definizione di ciclovie.  E sul piano delle risorse, d’ora in poi i finanziamenti per le ciclopiste urbane e le ciclovie nazionali non dipenderanno più dal buon cuore del ministro di turno, ma diventano un obbligo».

Rispetto alle altre legislazioni europee, questa legge dove colloca l’Italia in tema di ciclabilità?
«L’Italia è il Paese con il maggior tasso di motorizzazione privata in Europa (62,4 auto ogni 100 abitanti, in Germania sono 55,7) in cui si usa l’auto anche per tragitti inferiori a 5 km, che sono il 50% del totale e la distanza ideale da percorrere in bicicletta. L’auto spesso trasporta il solo conducente, mediamente circola per sole 2 ore al giorno e resta parcheggiata per il resto del tempo, spesso ad occupare spazio pubblico. Questa legge potrà certamente contribuire a sviluppare quella cultura della mobilità attiva che è anche sinonimo di salute e del cicloturismo che crea economia utile allo sviluppo sostenibile del territorio. Da ciclisti urbani convinti e praticanti ci auguriamo che abbia maggiore fortuna delle precedenti leggi nazionali, la 208/91 e la 366/98, che purtroppo sono rimaste inattuate».

Piste ciclabili del Trentino Mori – Torbole (Foto Romano Magrone)

Il Trentino ha bisogno di questa spinta legislativa? oppure in qualche modo la nostra autonomia ci permette già di operare al meglio per la diffusione del mezzo ciclistico?
«Per quanto riguarda il cicloturismo, il Trentino non ha avuto bisogno di direttive nazionali per raggiungere risultati straordinari: 450 km di rete ciclopedonale provinciale, circa 2.500.000 di passaggi misurati nel 2016 ed un indotto economico dell’ordine di oltre 100 milioni di euro all’anno (fonte “Cicloturismo e cicloturisti in Trentino”, PAT 2009). Per quanto riguarda invece l’utilizzo della bicicletta per la mobilità quotidiana questa legge porterà sicuramente una spinta positiva nell’aumentare il modal share – la percentuale di spostamenti effettuati in bicicletta sul totale degli spostamenti urbani – che nella città di Trento è fermo all’8% mentre a Bolzano è circa il 28% (fonte “L’A Bi Ci della ciclabilità”, Legambiente 2015)».

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