Muso a muso con l’orso

di Angelo Caliari

Valle dello Sporeggio. L’orso è lì, a quindici passi e cammina sul sentiero verso di me. È un magnifico esemplare di orso bruno adulto che raggiunge i duecento chilogrammi di peso. Aspetto che sia completamente in vista sul tratto di sentiero che ho di fronte e lo avviso con due scatti fotografici della mia piccola digitale.

Ci osserviamo a vicenda, fermi, in silenzio. Gli unghioni degli arti anteriori sporgono dal pelo, nitidi e lunghi come le dita di una mano adulta.

Gli scatti di altre quattro foto rompono quel silenzio e l’orso manifesta il suo nervosismo, dondolando il grosso testone a destra e a sinistra. Emette il tipico soffio di avvertimento, fissandomi immobile e fiero “Signore dei boschi”. Ora so che devo fare dietro-front, io naturalmente! Colgo il messaggio e gli giro le spalle, gli faccio capire che mi allontano. Cammino lentamente, tenendolo d’occhio.

Dopo alcuni passi l’emozione, già grande, aumenta ancora quando vedo l’orso riprendere il suo passo lento e maestoso verso di me. Stiamo camminando a quindici passi l’uno dall’altro sullo stesso sentiero e nella stessa direzione.

La più chiara conferma dell’indole tranquilla dell’orso l’ho avuta oggi, ma ci credevo già dal primo incontro notturno di tanti anni fa. Mi allontano con passo tranquillo, lasciando libero il sentiero a un fruitore più degno di me.

Solo la conoscenza e la consapevolezza favoriscono la convivenza tranquilla dell’uomo con l’orso.

Sono le 10.50 di un sabato di primavera che non dimenticherò.

 

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