Manuel Gaio: il fascino dello slittino su pista naturale, sport che rispetta la natura

Uno sport a contatto con la natura, svolto nel rispetto della stessa. I sacrifici di una famiglia unita per aiutare a fare crescere in due fratelli, Manuel e Simone Gaio, una grande passione, quella per lo slittino su pista naturale. Gli allentamenti estivi e invernali e l’attaccamento alla valle alpina di nascita, il Primiero. La montagna vissuta tutto l’anno con amore e serietà sia sportiva che professionale.

Di Massimo Dorigoni

A parlarcene è Manuel Gaio, giovane slittinista di Tonadico, in provincia di Trento, che vanta già un palmares di tutto rispetto nello slittino singolo e che l’anno scorso con Nicolò Debertolis, nel doppio, ha centrato un esaltante risultato, aggiudicandosi sulla pista di Grantau, in Austria, la medaglia d’oro nel doppio ai campionati europei di slittino su pista naturale, superando i favoriti e fortissimi atleti austriaci.

Come hai cominciato a praticare questo sport?
«L’iniziazione è stata nella pista vicino casa, dove mio padre era stato chiamato dalla Sezione slittino dell’US Primiero a fare l’allenatore. Ho cominciato in quel periodo, a sei anni, insieme a mio fratello. Solo successivamente le prime gare. Poi la passione per questo splendido sport ha preso il soppravvento e sono arrivato in nazionale, togliendomi tante soddisfazioni».

É necessaria una particolare predisposizione per praticare questo sport?
«Sicuramente oltre alla predisposizione ci vuole tanta passione ed è molto importante prepararsi anche d’estate. Ci sono degli allenamenti specifici tipo quelli della spinta e della corsa. Qualche ora, per la rifinitura si passa anche in palestra. Per me l’estate è un grosso problema l’allenamento perché lavoro in montagna. Mio fratello invece, che rimane in valle, riesce a recarsi a Bressanone per prepararsi con la nazionale guidata dal direttore tecnico, Armin Zoeggeler».

Lo slittino su pista naturale è considerato ancora uno sport minore. Cosa ne pensi al riguardo?
«Sicuramente è uno sport più popolare in Austria o in Germania, in Italia non è sentito come gli altri sport e non è particolarmente seguito. Speriamo che in futuro lo sia di più anche qui».

Parlando di natura, a fine stagione tutto ritorna come prima. Non vi è alcun bisogno di strutture per questa attività sportiva.
«Sì, si tratta di uno sport che non richiede nessun intaccamento ambientale. Il percorso si crea nei boschi o ai margini dei prati. La necessità è solamente di creare il basamento in ghiaccio e lisciarlo per la discesa. Non si arreca alcun danno alla natura, ma si gareggia nel pieno rispetto di essa. E questa è una cosa molto importante e bella».

Quali i sogni per il futuro?
«Questa stagione per me si è conclusa in quanto mi sono fratturato un piede in gara, ai campionati italiani, ma la prossima sarò nuovamente lì, a sfidare i migliori del mondo. Purtroppo non posso cullare per ora il sogno olimpico perché questo sport non rientra tra le discipline ammesse. Speriamo che in futuro questo accada e si possa sognare in grande».

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