Maltempo e fauna selvatica. Il parere dello zoologo

In attesa della raccolta di riscontri oggettivi da parte della Provincia che attestino gli impatti sulla fauna selvatica causati dall’eccezionale ondata di maltempo dei giorni scorsi, soprattutto in termini di possibili animali morti o feriti, abbiamo chiesto allo zoologo Andrea Mustoni, responsabile del Settore Ricerca scientifica ed Educazione ambientale del Parco Naturale Adamello Brenta, di spiegarci come gli animali selvatici affrontano eventi naturali disastrosi come quello che hanno colpito i nostri boschi.

«Eventi naturali come quelli che abbiamo vissuto – ha commentato Andrea Mustoni – probabilmente colpiscono di più l’uomo. Gli animali selvatici generalmente in questi casi si riparano in alcuni angoli del bosco, dove attendono il passaggio della tempesta. La fauna selvatica, parlo dei vertebrati che vivono nelle nostre foreste, è abituata a spostarsi, percependo meglio di noi le zone che possono essere a rischio e quelle cosiddette “rifugio”, dove si sente più protetta. Conosce meglio dell’uomo il bosco e la montagna e quindi presumo che non abbia subito, in generale, grandi conseguenze, anche se dovranno essere i controlli e i monitoraggi a confermarlo. Naturalmente anche agli animali selvatici può capitare di commettere errori».

Nella foto un muflone immerso nella neve. Per la fauna selvatica le grandi nevicate costituiscono sono un fattore di selezione naturale.
Un esemplare di muflone, tra le specie di fauna selvatica presente nel Parco Naturale Adamello Brenta a seguito di introduzioni effettuate a fini venatori a partire dagli anni ’70 del secolo scorso.
Nella foto in alto un camoscio. (Foto di Andrea Mustoni).

Per la fauna selvatica rappresentano un maggiore fattore di rischio le grandi nevicate?

«Per gli ungulati, come cervi, caprioli, camosci, le grandi nevicate costituiscono uno dei maggiori fattori di rischio per diversi motivi, dalla mancanza di cibo, alla basse temperature. Ma può incidere anche il fattore umano: il rischio in questo caso è legato alla gestione del territorio che per varie ragioni, come per esempio la presenza di strade forestali, piste di sci, taglio dei boschi, può condizionare gli areali degli animali, in termini di spostamenti per la ricerca di cibo o per la scelta d’itinerari più o meno esposti al pericolo di valanghe. Detto questo, dal punto di vista naturalistico non bisogna però demonizzare le grande nevicate, perché possono considerarsi, anche se difficile d’accettare, “amiche” degli ungulati».

In che senso?

«Le grandi nevicate costituiscono per questi animali il fattore di maggiore selezione naturale durante il periodo invernale: di fatto “uccidono” gli esemplari deboli, lasciando in vita quelli più forti. Forse, questa, è una legge naturale che colpisce più di altre la nostra sensibilità, ma è quella che permette la sopravvivenza di queste specie”.

 

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