Luca Cornella: “La scoperta è l’essenza dell’alpinismo”

di Massimo Dorigoni

Folla delle grandi occasioni mercoledì scorso al teatro di Calavino di Trento per il secondo appuntamento di MeseMontagna dedicato alla cinematografia. In molti hanno assistito alla proiezione del film Kishtwar Shivling e ancora una volta l’alpinismo trentino ha dato prova di eccellenza.

Erano presenti alla proiezione i quattro scalatori trentini, tutte guide alpine, protagonisti del film: Luca Cornella, che ha curato la regia, i fratelli Silvestro e Tomas Franchini, e Nicola Binelli. Saliti sul palco, incalzati dal presentatore, hanno dato vita a una serata semplice e serena, prendendo per mano il numeroso pubblico e accompagnandolo alla scoperta di una valle indiana ancora incontaminata e con altissime pareti ancora vergini.

I fratelli Silvestro e Tomas Franchini. Nella foto in alto Luca Cornella (foto Smit)

È stato Luca Cornella a farsi portavoce, spiegando a grandi linee questo avventuroso viaggio e illustrando con entusiasmo l’avvicinamento e la salita dell’ancora inviolato pilastro est del Kishtwar Shivling, con i suoi 5780 metri nell’Himalaya indiano. La vetta è stata raggiunta dopo 22 ore di scalata, l’8 e il 9 giugno 2016. I quattro hanno battezzato la via “dei Trentini”. A fine serata abbiamo incontrato un cordiale Luca Cornella che ha risposto alle nostre domande ancora con la gioia negli occhi vista la riuscita della serata.

I protagonisti della serata (foto Smit)

Il giovane alpinismo trentino è in una fase fiorente sulle montagne del mondo. La vostra spedizione ne è l’esempio. Si prediligono spedizioni di avventura e di scoperta, pensi sia questo il segreto del futuro verticale?
«Io vivo l’alpinismo trentino da 15 anni circa. Penso che sia facile per un alpinista parlare di avventura e scoperta, è un istinto innato e addirittura è l’essenza dell’alpinismo. Sicuramente la ricerca, nel suo termine generico, sarà sempre il motore a cui tutti devono fare riferimento per ritrovare se stessi e continuare a crescere, anche verticalmente».

Quali consigli ai giovani alpinisti che si avvicinano alla montagna “da scoprire”?

«Tutte le cose devono essere affrontate con il rispetto morale e tecnico di se stessi, degli altri e della natura. Quindi non modificherò una via di arrampicata già esistente, non proverò scalate senza una preparazione adeguata, non sfiderò la montagna, l’acqua, il vento, la neve e il temporale. Comunque ci vuole sempre molta flessibilità, non esistono regole scritte, ma esiste molto buon senso».

Quali i progetti futuri per il vostro team?
«Questo team nato nel novembre 2015 l’abbiamo chiamato “Team India”. Progetti futuri insieme come team non ne abbiamo, ma tra di noi singolarmente molti. Questo team è stato creato appositamente per questo progetto, per questa parete, per questa montagna: “Kishtwar Shivling – Via dei Trentini”».

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