Lo zoologo Andrea Mustoni: “In primavera gli orsi si abbassano di quota in cerca di cibo”

Con la bella stagione gli orsi bruni, dopo il riposo invernale, sono usciti dalle tane e in Trentino in questi giorni si stanno registrando diversi avvistamenti, l’ultimo ieri in Val di Genova, dove un’orsa di circa 100 chili e 4 anni di età (il suo nome è F20) figlia della famosa Daniza si è avvicinata al rifugio Fontana Bona, a 1.137 metri di quota, nel Parco Naturale Adamello Brenta. Chiara Grassi ha chiesto ad Andrea Mustoni, zoologo e responsabile del Settore Ricerca scientifica e Educazione ambientale del Parco Naturale Adamello Brenta, di fare il punto della situazione sul progetto di reintroduzione Life Ursus e sui frequenti “incontri ravvicinati” con i plantigradi.

di Chiara Grassi 

A quando risale l’impegno concreto del Parco Adamello Brenta nei confronti dell’orso bruno?

«Alla fine degli anni Novanta – ha spiegato Andrea Mustoni – l’orso bruno era biologicamente estinto; solo tre individui maschi e consanguinei sopravvivevano nei boschi del Parco, senza alcuna possibilità di ripresa della popolazione. L’esigenza di salvarne la presenza nell’area ha portato a concepire il progetto di reintroduzione Life Ursus, che il Parco ha presentato nell’ambito del programma comunitario Life Natura con attenzione, forza e determinazione, pur nella consapevolezza della sua difficoltà attuativa. Nel 1999, con il contributo economico dell’Unione Europea e con la collaborazione di ISPRA e Provincia Autonoma di Trento, sono stati liberati nel Parco Adamello Brenta i primi orsi bruni provenienti dalla Slovenia». 

A distanza di quasi vent’anni, cosa è cambiato?

«Molte cose. Prima di tutto, è cambiato il numero di individui presenti che sono passati dai 10 immessi agli oltre 50 stimati oggi. Dopo una crescita costante del numero dal 2002, data degli ultimi rilasci, negli ultimi 4-5 anni la popolazione è rimasta costante con un possibile leggero decremento che verrà confermato o smentito solo nei prossimi anni con la revisione dei dati. Alcuni fattori tuttavia pongono seri dubbi sul futuro della specie».

(Foto archivio Ufficio Stampa PAT)

Quali fattori?

«Per esempio, preoccupa il fatto che tutti gli individui presenti derivino solo da due maschi fondatori. Questo potrebbe portare a deriva genetica, definita “inbreeding”, con seri rischi per la sopravvivenza della popolazione. Inoltre, alcuni episodi di cronaca, hanno messo in discussione la bontà del progetto con un conseguente abbassamento del livello di accettazione da parte dell’opinione pubblica. In questo momento, il contesto sociale appare sempre meno favorevole alla presenza della specie e in tal senso assume grande importanza una corretta comunicazione».

Oggi qual è il ruolo del Parco nel progetto?

«Oggi è la Provincia Autonoma di Trento che si sta occupando della gestione della popolazione che ormai, come nelle aspettative, occupa un areale ben più ampio rispetto all’area protetta. Ma il ruolo del Parco nella conservazione della specie è ancora rilevante e ci stiamo impegnando a fondo per mantenere l’impegno preso nei confronti del plantigrado. Oltre a collaborare con la Provincia per i monitoraggi, a fare ricerca scientifica, educazione e a collaborare nella corretta comunicazione, il Parco rimane attento osservatore dell’evoluzione della popolazione, pronto a suonare la campana d’allarme nel caso in cui le cose non stessero andando bene in termini di numerosità, distribuzione e vitalità».

(Foto archivio Ufficio Stampa PAT)

Maggio è in genere il mese degli avvistamenti più frequenti. Gli orsi sono tutti usciti dal letargo e qualcuno si avvicina ai centri abitati.

«Gli orsi si avvicinano ai paesi in tutti i periodi dell’anno, ma in primavera in modo particolare si abbassano in cerca di cibo. In questo periodo, in alta quota la copertura nevosa sottrae ancora disponibilità di cibo. La situazione non è anomala. Direi, anzi, che è in linea con le osservazioni fatte dai rilasci in avanti e, soprattutto, in linea con i comportamenti degli orsi autoctoni».

Come ci si deve comportare quindi in caso d’incontro ravvicinato?

«Gli orsi sono animali dall’indole molto pacifica e tranquilla. Sappiamo, tuttavia, che in rarissime occasioni sono anche capaci di gesti molto violenti. Si tratta comunque di episodi sempre riferiti a orsi spaventati: l’orso pericoloso è l’orso che ha paura. In tutti gli incontri ravvicinati quindi il consiglio è di gestire la nostra paura e non spaventare l’orso. Non cercare mai di interagire con lui. Se è lontano godersi lo spettacolo, se è vicino farsi piccoli e tornare sui propri passi».

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