Un simbolo della natura del Trentino

di Rosario Fichera

Il Parco Naturale Adamello Brenta (PNAB) non ha certo bisogno di presentazioni, basta dire che è uno dei parchi naturali più famosi e frequentati delle Alpi e con i suoi 620,51 chilometri quadrati di territorio costituisce l’area protetta più vasta del Trentino e una delle maggiori dell’arco alpino.

“Trentino Natura” collabora con il PNAB ormai da diversi anni, realizzando lo spettacolo teatrale omonimo e così ha imparato a conoscerlo, scoprendo ogni volta aspetti nuovi del suo eccezionale patrimonio naturale, sociale e culturale. Ecco secondo noi ciò che rende unica quest’area naturale protetta del Trentino è che non finisce mai di stupire. La sua forza, oltre alla competenza scientifica e manageriale di chi lo gestisce, sta nel fatto che il suo territorio comprende due eccezionali e diversissimi gruppi montuosi, l’Adamello-Presanella (a ovest) e le Dolomiti di Brenta (a est), separati dalla Val Rendena e compresi tra le valli di Non, di Sole e Giudicarie. Queste due catene montuose, presentando caratteristiche geomorfologiche completamente differenti, danno vita a una straordinaria biodiversità, con una ricchezza di flora e di fauna selvatica che non finisce mai di stupire. Il grande Oscar Wilde che scriveva “Stupisco sempre me stesso. É l’unica cosa che rende la vita degna di essere vissuta”, ne sarebbe rimasto sicuramente affascinato.

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Genziane del Brenta, esempio della straordinaria biodiversità del PNAB

Per questo motivo crediamo che il PNAB rappresenti un simbolo: di biodiversità, ma anche di laboratorio di buone pratiche per gestirla, tutelarla, valorizzarla in un’ottica di sostenibilità. Il Parco (ente di diritto pubblico), istituito nel 1967 e presieduto oggi da Joseph Masè, si è dotato alla fine degli anni Novanta di un “Piano del Parco“, cioè di uno strumento gestionale che traccia gli interventi operativi e le attività da compiere sul proprio territorio, suddividendolo in zone con diverse intensità di vincolo (da quelle dove è esclusa qualsiasi attività umana, a quelle dove i vincoli sono meno stretti). La logica di tutto questo è che il Parco non mira a “vincolare” in modo passivo, ma a “gestire” il proprio territorio, tutelando la biodiversità, ma allo stesso tempo cercando di trovare, secondo logiche di sostenibilità, un giusto equilibrio tra tutela dell’ambiente e attività umane, in modo da non creare impoverimento dei beni ambientali e non pregiudicare la vita di chi ci seguirà. Cosa che invece sta avvenendo a livello globale, con effetti devastanti, come trattato in altri articoli di “Trentino Natura.it”.

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Questo non significa che nel PNAB non ci siano aspetti da migliorare, naturalmente ci sono sempre come in ogni cosa, ma di fronte alla crisi ambientale globale e agli impegni di salvaguardia del nostro pianeta Terra cui tutti siamo chiamati, il ruolo del PNAB è diventato oggi ancora più importante e significativo. Come simbolo e come possibile esempio virtuoso. A cominciare dal rapporto dell’economia (e quindi delle attività umane) con la natura, dove il mondo si sta giocando la sua grande e ultima partita.

A questo proposito è interessante ricordare cosa ha scritto lo zoologo ed evoluzionista Ferdinando Boero nel suo ultimo libro dal titolo: “Economia senza natura. La grande truffa”: “L’uomo fa parte della natura e le regole che inventa sono alla fine soggette alle regole della natura. L’economia deve essere un corollario dell’ecologia e potrà continuare a esistere solo se saprà essere un’economia della e non senza natura. Perché quest’ultima, presto o tardi, presenta sempre il conto”.

Un’osservazione che invita alla riflessione e che ci fa convincere ancora di più di quanto sia importante e strategico oggi  il PNAB su cosa si può fare per una vita sostenibile all’insegna dell’ecologia.

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