Lo stato di salute dei ghiacciai nel Gruppo delle Pale di San Martino

Qual è lo stato di salute dei ghiacciai presenti nel Gruppo delle Pale di San Martino alla luce dei cambiamenti climatici in atto? A rispondere a questa domanda sono stati i ricercatori del Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino che nel corso del 2017 hanno monitorato, in particolare, i ghiacciai della Fradusta e del Travignolo, effettuando numerose rilevazione e raccogliendo un’importante  documentazione fotografica, cartografica e grafica.

Il risultato del loro lavoro è stato riportato nel nuovo volume della Collana editoriale “Quaderni del Parco”, dal titolo “Cambiamenti climatici: effetti sugli ambienti di alta montagna” che sarà presentato venerdì 5 gennaio, alle ore 20.30, nella sede della Comunità di Primiero. Il “Quaderno”, curato da Erwin Filippi Gilli, dottore in Scienze forestali, dal 1994  rilevatore glaciologico, sarà presentato, oltre che dall’autore, dal presidente e dal direttore del Parco, rispettivamente Silvio Grisotto e Vittorio Ducoli e dal responsabile del Settore tecnico dell’ente e operatore glaciologico del Cgi (Comitato glaciologico italiano), Gino Taufer.

Nel volume è descritto ciò che sta accadendo sulle Alpi, in particolare nel Gruppo delle Pale di San Martino, utilizzando la componente morfologica più suscettibile all’innalzamento della temperatura: appunto i ghiacciai. Queste strutture morfologiche, vere e proprie riserve d’acqua dolce, conservano al loro interno importanti notizie sul clima passato.

Dagli inizi del Novecento il Comitato glaciologico italiano svolge un’azione di monitoraggio sullo stato di salute di questi ammassi ghiacciati, grazie ai quali è stato possibile rilevare come negli ultimi anni la situazione si sia particolarmente aggravata, al punto tale da fare pensare a una loro prossima scomparsa, almeno per quelli a quote più basse.

Ogni gruppo montuoso ha avuto il proprio apparato glaciale di dimensioni assai variabili; i ghiacciai hanno subito naturali incrementi e decrementi di superficie e volume nelle diverse ere geologiche. L’ultimo incremento, a causa di un abbassamento delle temperature, è durato per 550 anni circa, interessando l’arco alpino tra il 1300 ed il 1850. Questo periodo, conosciuto come Piccola Età Glaciale (Little Ice Age – LIA in lingua anglosassone), ha favorito l’espandersi dei ghiacciai anche nel gruppo delle Pale di San Martino e il formarsi di ammassi di ghiaccio.

Ora con l’innalzamento delle temperature gli ammassi secondari quali il ghiacciaio del Focobon, quelli delle Ziroccole, della Val di Strut o della Val dei Cantoni sono ormai quasi scomparsi mentre i principali, la Fradusta, ghiacciaio misurato a più riprese già a partire dal 1888, il Travignolo, la Pala di San Martino cercano di resistere all’innalzamento della temperatura che ne sta lentamente erodendone gli spessori e le superfici.

Le pagine del “Quaderno” dedicate alla fauna evidenziano come alcune specie, tipicamente alpine, hanno sviluppato adattamenti morfologici e comportamentali che permettono la loro sopravvivenza in situazioni tanto difficili, in particolare, la lepre variabile, l’ermellino e la pernice bianca.

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