Quando gli animali selvatici diventano più vulnerabili

I paesaggi innevati del Trentino di queste festività natalizie stanno richiamando tantissimi turisti, da numerose regioni d’Italia e dall’estero. L’inverno si può proprio dire che sia iniziato bene, per il turismo e per gli amanti dello sci alpino, dello sci di fondo, dello sci alpinismo e delle escursioni con ciaspole. Insomma per tutti coloro che praticano attività sportive in montagna, a contatto con la natura coperta da una meravigliosa e candida coltre bianca. Ma è lo stesso per gli animali selvatici?

No, per molti di loro non è lo stesso. Anzi potremmo dire che l’inverno, a maggior ragione se caratterizzato da abbondanti nevicate, rappresenti per gli animali selvatici che rimangono attivi (che non emigrano e non vanno in letargo o in ibernazione) il periodo più difficile dell’anno, perché sono più vulnerabili, dovendo fare i conti con la minore disponibilità di cibo e allo stesso tempo con un maggiore dispendio di energie per mantenere costante la temperatura del proprio corpo.

Nella foto in alto di Andrea Mustoni un muflone. In questa foto di Fabrizio Bottamedi alcuni esemplari di camoscio

Per un camoscio, un muflone, un capriolo, una fuga improvvisa, come un incontro ravvicinato con l’uomo, di cui ha paura, potrebbe essere anche fatale. Per questo motivo gli esperti raccomandano di non disturbare assolutamente gli animali quando si praticano attività sportive invernali in montagna. Una raccomandazione che vale per tutti gli ungulati, ma anche per molti mammiferi, come la volpe, la lepre bianca, l’ermellino e di diversi uccelli alpini, ad esempio pernice bianca.

Uno splendido esemplare di pernice bianca (foto Andrea Mustoni)

Ognuno di questi animali per affrontare il periodo freddo e la minore disponibilità di cibo addotta una particolare strategia di sopravvivenza, infoltendo il pelo o il piumaggio; oppure accumulando in estate e in autunno grasso per proteggersi dal freddo e creare riserve energetiche; cambiando addirittura il colore del proprio mantello, così come fa il camoscio che in inverno diventa più scuro per assorbire meglio i raggi del sole.

Tutte queste specie, però, hanno in comune il fatto che tendono a limitare al massimo i loro spostamenti, per non consumare energie, concentrandosi in alcuni luoghi dove possono trovare più facilmente cibo e non essere disturbati. Chi pratica quindi sci alpinismo, sci fuori pista, sci di fondo nei boschi, escursioni con le ciaspole o ciclismo sulla neve con le cosiddette fat bike (biciclette con i penumatici molto larghi) o più semplicemente chi fa una semplice passeggiata tra gli alberi, deve stare attento, soprattutto in alcune zone, di non arrecare disturbo a tutti questi animali selvatici, adottando alcune regole, semplici, ma efficaci.

Mufloni (foto Andrea Mustoni)

Gli esperti del Parco Naturale Adamello Brenta raccomandano di evitare di attraversare con gli sci o le ciaspole quei luoghi dove sappiamo che gli animali hanno scelto di svernare; inoltre consigliano di non lasciare cibo o rifiuti per strada, perché per molte specie l’assunzione di alcune sostanze potrebbe essere altamente nociva; allo stesso modo occorre evitare di foraggiare gli ungulati attraverso le mangiatoie, sia perché la concentrazione di più esemplari in un punto potrebbe aumentare il rischio di reciproca trasmissione di malattie, sia perché l’inverno svolge anche una funzione selettiva, equilibrando il numero degli esemplari in base al cibo disponibile. Infine raccomandano di non avvicinarsi, né di toccare eventuali esemplari feriti, perché la paura potrebbe essere per loro fatale, avvertendo in questi casi gli esperti del Parco o del Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento.

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