L’Azzurro di atletica leggera paralimpica Andrea Lanfri sulla Cima Grande delle Tre Cime di Lavaredo

di Eleonora Pomponi Coletti

Prima di cominciare a raccontare questa storia c’è una dovuta premessa da fare: per raccontare Andrea Lanfri, possiamo fare a meno di utilizzare il termine normalità. Ognuno di noi ha nella sua mente un concetto ben definito di Supereroe; se Superman dovesse apparire davanti a noi per strada, certo nessuno sceglierebbe di descriverlo come una persona normale: ha un abbigliamento particolare e, naturalmente, ha i suoi super poteri.

Andrea Lanfri durante la marcia di avvicinamento

In effetti è questa la stessa impressione che si ha di fronte ad Andrea; si capisce solo guardandolo che con il suo avere “qualcosa in meno” ha decisamente molte marce in più della maggior parte di noi: classe ’86, questo ragazzo di Sant’Andrea di Compito (piccolo borgo in provincia di Lucca), che non è un’eroe dei fumetti, ma una persona reale, circa tre anni fa ha lottato, avendo la meglio, su un nemico reale e molto peggiore di qualunque antagonista inventato: la meningite.

Andrea mentre si prepara alla scalata

Certamente Andrea non è uscito incolume da questa battaglia, il meningococco si è portato via le sue gambe e sette delle dita delle mani, ma non si è portato via la sua voglia di vivere, la sua allegria, la sua incredibile forza d’animo. Forza che gli ha permesso di trasformare questa esperienza in ulteriore spinta in avanti, in potenza.

La nuova vita, le nuove gambe, i nuovi obbiettivi: la carriera da velocista, la maglia Azzurra nella nazionale paralimpica di atletica leggera, i grandi risultati internazionali. Poi c’è il resto. I vecchi obbiettivi. I sogni da bambino. Le montagne.

La marcia di avvicinamento

Col gruppo di amici arrampicatori di sempre, i “Malati di Roccia”, gruppo del quale Andrea fa parte dal 2012, composto da David Barsotti, Federico Buratin, Gabriele Betti, Simone Rossi, Elisa Tardelli, Giacomo Martelli, Matteo Marini e dalla fidanzata di Andrea, Natascia Pasqualoni, e grazie all’aiuto di Wild Climb che gli ha fornito scarpette che facilitassero la missione, montate su protesi appositamente create dall’Ortopedica Michelotti, Andrea ha ricominciato a vivere ricominciando ad arrampicare.

Dopo avere scalato il Monte Rosa ed essere arrivato a quota 4556, l’ultima entusiasmante impresa portata a termine insieme ai suoi amici è stata la Cima Grande delle Tre Cime di Lavaredo.

Partendo alle 7 del mattino di sabato 15 settembre dal Rifugio Auronzo (2330 metri), dove il gruppo è arrivato la sera di venerdì 14, dopo circa un’ora di cammino sono arrivati all’attacco della via.

«Il primo tratto – ha raccontato Andrea – prevede una scalata di 700 metri circa piuttosto impegnativa, sia per il grado, sia per lo stress psicologico che comporta il rimanere sempre molto sospesi e con poche protezioni. Dopo una prima parte impegnativa abbiamo incontrato una seconda parte più semplice, con grandi semi tratti da fare slegati. Dopo il primo canalone, l’arrivo all’esposizione sud della parete con un panorama mozzafiato davanti ai nostri occhi ogni volta che nuvole e nebbia si diradavano. Subito dopo avere superato una parete con piccole grotte e vari canali di scarico sassi, l’arrivo ai primi muri verticali, da eseguire con la corda proteggendosi con quello che si trova».

Andrea si prepara alla scalata della Cima Grande delle Tre Cime di Lavaredo

Durante la risalita Andrea e il suo gruppo hanno incontrato molte cordate, le più di cittadini stranieri che rimanevano tutti piuttosto stupite quando realizzavano che i “piedi” e le mani di Andrea non fossero proprio come le loro.

Dopo un anno di pianificazione sia logistica che tecnica molto accurata, dunque, la conquista della vetta che Andrea sognava di scalare sin da bambino. Cima sulla quale i suoi amici l’hanno preso in braccio per fargli toccare quota 3000, dato che la Cima Grande misura 2999 metri.

Andrea sul nevaio sotto la parete

Entrato da poco a far parte del progetto sperimentale O.N.E Oxygenated Natural Emotion Project Research, (primo studio sulla possibilità di contrastare i malesseri collegati all’attività di montagna) come testimonial, insieme a Moreno Pesce, gli obbiettivi di Andrea sono tutt’altro che conclusi.

Quella del Monte Rosa, infatti, era soltanto la prima tappa del progetto One. Andrea si sta già preparando per la scalata dell’Aconcagua, in Argentina, 6962 metri sul livello del mare. Una bella sfida già fissata per il gennaio 2019, a quattro anni esatti di distanza da quando la meningite ha “divorato” parte suo corpo.

Inizia la scalata

 

 

Ma, sempre nel 2019, Andrea, che sta tutt’ora cercando fondi per la realizzazione della grande impresa, c’è un obbiettivo ancora più maestoso dei 6962 del monte Aconcagua: il “Tetto del Mondo” è la vetta a cui Andrea punta. Il progetto O.N.E infatti, terminerà con la scalata dell’Everest, sopra gli 8000 metri e Andrea sarebbe il primo italiano amputato a entrambi gli arti inferiori e con solo due pollici a riuscire nell’impresa e il secondo al mondo dopo un cinese (con amputazioni agli arti inferiori, ma con entrambe le mani).

 

Andrea è la dimostrazione che gli eroi esistono, ma non quelli dei fumetti, quelli veri; che la forza d’animo è ciò che ci permettere realmente di sopravvivere nel momento di difficoltà e di ricominciare a vivere subito dopo. Ma soprattutto, Andrea Lanfri è la dimostrazione che i sogni che avevamo da bambini non si dimenticano mai e la loro magia non si esaurisce né col tempo né di fronte alle avversità e parlando con lui di quelle vette mentre è a terra, si ha addosso la sensazione tangibile che stare lassù gli manchi da morire.

Andrea firma il libro di vetta

 

Andrea con la fidanzata, Natascia Pasqualoni

 

 

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