Il letargo degli alberi

Ma come fanno gli alberi in montagna a resistere ai rigori dell’inverno? Ogni specie ha sviluppato, nel corso delle ere geologiche, una personale strategia di sopravvivenza che permette di affrontare, senza il rischio di morire congelati, dei lunghi periodi con temperature sotto lo zero, la neve e il ghiaccio. Le conifere come l’abete rosso e l’abete bianco si sono adattati all’ambiente invernale in modo davvero straordinario, dotandosi di una struttura molto grande a forma piramidale e di un mantello di minutissime foglie, simile alla pelliccia di un animale.

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La particolare conformazione a piramide, con il tronco che nella parte più alta, assottigliandosi, termina a punta, rende la pianta molto elastica permettendole di assecondare le forti sollecitazioni del vento; anche i rami sono molto flessibili, in modo da curvarsi sotto il peso della neve e farla scivolare lungo i fianchi della pianta.

Ma un altro aspetto davvero straordinario di questi alberi sono le loro foglie, una miriade di piccoli aghi, forti e resistenti che grazie alla loro struttura sono in grado di fronteggiare temperature bassissime. Così come avviene, sotto certi aspetti, con le spine delle piante grasse, come i cactus, piccole foglie a punta, capaci di vivere a temperature questa volta molto alte.

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Gli aghi dell’abete rosso

Ogni abete rosso, grazie alla sua mole che può superare anche i 40 metri di altezza, ospita un numero elevatissimo di foglie che, prese tutte insieme, formano un grande “pannello solare” che ha la funzione di catturare, soprattutto in inverno quando le giornate sono più corte, la maggiore quantità possibile di luce necessaria per la produzione, attraverso la fotosintesi clorofilliana, di sostanze nutrienti. Ecco perché queste piante sono sempreverdi.
Un’altra conifera tipica degli ambienti di alta montagna è il larice che, a differenza dell’abete, perde invece le foglie nel periodo freddo, adottando cosi una differente strategia per vivere ai rigori delle alte quote, costituendo un altro straordinario esempio di adattamento all’ambiente naturale.

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