Le 15 proposte di Legambiente per una Finanziaria green

In vista dell’approvazione della Legge di Bilancio 2017, Legambiente ha presentato al Governo Renzi le sue proposte per realizzare una finanziaria in chiave ambientale. Il documento dell’associazione punta su una politica fiscale “green” che cancelli le rendite e i privilegi contro l’ambiente, definendo nuove regole di tassazione più trasparenti e chiare per cave, acque minerali, concessioni balneari, rifiuti, consumo di suolo, trivellazioni di petrolio e gas. Il tutto senza creare debito pubblico e nuove tasse. Un piano (consultabile in modo completo sul sito http://www.legambiente.it) sotto molto aspetti innovativo che si sviluppa in 15 punti. Ecco gli aspetti principali:

1. Attività estrattive: fissare un canone minimo in tutta Italia per l’attività estrattiva (superando così i canoni bassi stabiliti attualmente dalle Regioni, mediamente il 3,5% del prezzo di vendita) con l’obiettivo di spingere il recupero e riuso dei materiali ai sensi delle direttive europee. Il canone dovrà essere pari ad almeno il 20% dei prezzi di vendita dei materiali cavati (come nel Regno Unito) e potrà essere differenziato dalle Regioni per le diverse tipologie di materiali.

2. Riciclo e riutilizzo dei rifiuti: penalizzare lo smaltimento in discarica per spingere il riciclo, come negli altri Paesi europei, aumentando il costo del conferimento in discarica (oltre il 31% dei rifiuti urbani pari a 9,3 milioni di tonnellate ancora è conferito in discarica).

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3. Iva su beni e prodotti a basso impatto ambientale: rimodulare l’Iva su beni e prodotti, attraverso aliquote differenziate tra il 4 e il 22% sulla base di trasparenti criteri ambientali, per spingere il mercato e gli investimenti delle imprese verso modi di produzione e consumo sostenibili e a filiera locale, così come avviene in altri Paesi europei come la Svezia. La differenziazione dell’Iva dovrà essere a parità di gettito per lo Stato e dovrà partire dalla individuazione dei criteri per valutare prestazioni e obiettivi, in modo da motivare le differenti aliquote e aprire il confronto con la Commissione Europea.

4. Sorgenti di acque minerali: adeguare i canoni per il prelievo di acque minerali ad almeno 20 euro/m3 su tutto il territorio nazionale. Tale canone può essere elevato dalle Regioni e, in questo ambito, differenziato in funzione di obiettivi ambientali. Attualmente il canone medio è di 0,1 centesimi per litro, con questa proposta si passerebbe a 2 centesimi, a fronte di guadagni per le imprese comunque enormi visto che il prezzo medio di vendita è di 30 centesimi al litro, ma con prezzi all’utente finale che arrivano anche a 2 euro al litro.

5. Concessioni balneari: adeguare i canoni per le concessioni balneari con l’obiettivo di spingere una corretta e trasparente gestione ai sensi delle direttive europee. Il canone minimo nazionale dovrebbe essere di almeno 10 euro a mq all’anno, ma potrà essere variato da parte delle Regioni, in funzione di premialità e penalità legate alle modalità di gestione e agli interventi di riqualificazione ambientale messi in atto dal concessionario (attualmente il canone medio è di circa 5 euro a metro quadro).

6. Ecobonus per le ristrutturazioni edilizie: revisione delle detrazioni per la riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio, attraverso incentivi legati al miglioramento delle prestazioni energetiche e all’adeguamento antisismico realizzati negli immobili. Per la parte energetica si passerebbe da due famiglie di incentivi (50% di detrazioni per ristrutturazioni senza obiettivi energetici, 65% per quelle certificate) a un sistema premiale in funzione del salto di classe energetica realizzato, e quindi di riduzione delle bollette delle famiglie. Per la parte sismica si avrebbe una detrazione pari al 65% per gli interventi di adeguamento sismico, e la stessa detrazione si dovrebbe prevedere per la sostituzione dei tetti in amianto con impianti fotovoltaici.

7- Bonifiche dei suoliistituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani e delle aree pubbliche a partire dal contributo economico dei produttori di rifiuti speciali e pericolosi, sul modello di uno strumento attivo negli Stati Uniti dal 1980 (Superfund).

8. Consumo di suolo e riqualificazione edilizia: rivedere la tassazione in materia edilizia, escludendo la spesa ordinaria dall’utilizzo degli oneri di urbanizzazione e costruzione, vincolandoli agli interventi di realizzazione e manutenzione delle opere di urbanizzazione e di recupero del patrimonio esistente, di riqualificazione e bonifica ambientale. Introdurre un contributo per il consumo di suolo negli interventi edilizi legato alla perdita di valore ecologico e paesaggistico che determina, i cui proventi dovranno essere destinati in via esclusiva alla riqualificazione del patrimonio edilizio da parte dei Comuni, e in parallelo ridurre o azzerare gli oneri per gli interventi di riuso e riqualificazione con obiettivi energetici e statici. In questo modo si rendono convenienti gli interventi di recupero del patrimonio esistente, anche da un punto di vista fiscale, scoraggiando invece il consumo di suolo di aree agricole e naturali.

9. Recupero terreni agricoli e boschi abbandonati: realizzare un censimento delle superfici boscate di cui non si conoscono più i legittimi proprietari e nell’ambito dei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale, creare nuove opportunità di lavoro legate alla gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio forestale per il rilancio di filiere produttive legate alle risorse legnose e non legnose. Consentire ai Comuni l’affidamento in concessione a cooperative e imprese, dei terreni agricoli e boschi dove non sono individuabili i legittimi proprietari, attraverso l’individuazione di una procedura trasparente, per avviare percorsi virtuosi di affidamento e di creazione di risorse da investire nella manutenzione dei territori.

10.Tassazione trasparente sull’energia: rimodulare le accise sui prodotti energetici sulla base di criteri ambientali. A parità di gettito complessivo, si dovrà ridefinire ciò attraverso un criterio proporzionale alle emissioni di gas serra medie relative al loro consumo. In questo modo si potrà così disincentivare l’uso delle più inquinanti centrali a carbone, spingendo le fonti rinnovabili e rendendo competitive anche le più moderne e meno inquinanti centrali a gas. Inoltre, nell’ambito della riforma si dovranno abolire tutte le esenzioni alle accise sui prodotti energetici e i sussidi alle fonti fossili presenti nelle bollette.

11. Autoproduzione da fonti rinnovabili: rivedere la fiscalità sull’autoconsumo da fonti rinnovabili in modo da spingere investimenti nelle energie pulite. La modulazione del pagamento degli oneri di sistema dovrà essere rivista sulla base del tipo di fonte utilizzata e delle emissioni di gas serra prodotte, nel rispetto dei principi stabiliti dall’Unione europea, e almeno il 75% del gettito degli oneri di sistema dovrà provenire dalla componente variabile, in modo da spingere la convenienza economica per investimenti in autoproduzione da fonti rinnovabili. Inoltre si dovrà consentire la distribuzione di energia da fonti rinnovabili all’interno degli edificixvi e nelle aree produttive.

12. Royalties sulle trivellazioni: eliminare tutte le esenzioni dalle royalties, aggiornare i canoni per la concessione delle aree al livello dell’Olanda e abolire la deducibilità delle royalties, in modo da ristabilire subito una più equa fiscalità sulle estrazioni di petrolio e gas. Avviare una revisione complessiva della tassazione in materia di estrazioni, rendendola finalmente trasparente e adeguata a quella in vigore in Norvegia e Regno Unito.

13. Autoveicoli: rivedere la fiscalità sui carburanti sulla base di obiettivi ambientali per spingere innovazione e mobilità sostenibile. Le accise sui carburanti andrà rimodulata, a parità di gettito, sulla base delle emissioni di gas serra secondo parametri trasparenti e progressivi, come già avviene in 20 Paesi dell’Unione Europei. Occorre inoltre intervenire per fare pulizia delle tante voci di prelievo dall’accisa oramai senza più senso e destinare una quota di quanto recuperato per innovazione (incentivi per la mobilità elettrica) e trasporto pubblico (ad esempio, rifinanziare la detrazione fiscale degli abbonamenti del trasporto pubblico locale). Rivedere la tassa di possesso degli autoveicoli sulla base di obiettivi ambientali (il gettito nel 2015 è stato di 6 miliardi di Euro). La rimodulazione, a parità di gettito, dovrà avere come riferimento l’inquinamento generato e non la potenza.

14. Autotrasporto: ridefinire le politiche per il settore dell’autotrasporto cancellando i sussidi in vigore e introducendo premialità (comunque in quota molto minore rispetto ad oggi) legate a innovazioni e interventi di miglioramento delle prestazioni dei veicoli e per la creazione di una logistica integrata gomma-ferro-cabotaggio (come si fa in tutta Europa).

15. Autostrade: abolire le proroghe delle concessioni autostradali legate a progetti di nuove tratte autostradali. Attraverso queste proroghe si distorce la concorrenza e si utilizzano risorse generate attraverso i pedaggi da beni di proprietà dello Stato non per interventi di interesse generale, ma per opere proposte dagli stessi concessionari autostradali. Prevedere che le convenzioni di gestione delle autostrade siano sempre affidate tramite gara, con contratti di durata breve e legati alla gestione e manutenzione dell’infrastruttura, stabilendo inoltre che le risorse provenienti dai pedaggi autostradali siano trasferite per il 50% a un fondo per l’acquisto di treni per il trasporto ferroviario regionale dei pendolari.

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