L’astore: il predatore volante più potente e incredibile del bosco

Rispetto ai cugini aquila e poiana, è forse meno conosciuto, ma l’astore è uno dei rapaci più potenti e straordinari che esistono in natura. Grazie alla sua particolare forma corporea che gli permette di compiere in volo evoluzioni tra gli alberi che hanno dell’incredibile, è uno degli uccelli predatori più temibili dei boschi alpini. Nel corso della sua vita evolutiva si è adattato perfettamente all’ambiente delle foreste di montagna, privilegiando quelle di conifere e latifoglie con piante mature, diventando un cacciatore dalle doti eccezionali. Dotato di un cervello molto sviluppato, le sue armi segrete sono la potenza e l’agilità, ma soprattutto l’effetto sorpresa.

L’astore è un uccello difficile d’avvistare, è infatti molto elusivo, tranne quando volteggia nel cielo durante i suoi giri di controllo territoriale e nel periodo degli amori. Tuttavia conoscendo alcune sue abitudini e caratteristiche le possibilità di vederlo aumentano notevolmente. Siamo andati così alla sua ricerca con il fotografo naturalista Jacopo Rigotti. Ecco cosa abbiamo scoperto.

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L’astore (il suo nome scientifico è Accipiter gentilis) è un rapace di dimensioni medio-grandi (l’apertura alare mediamente è di 95-125 centimetri) e le femmine sono più grandi dei maschi. Dal piumaggio scuro sulla schiena e sul dorso delle ali che diventa bianco candido con striature nere nella parte inferiore del corpo, la cosa davvero particolare di questo uccello sono le sue ali, corte, larghe e arrotondate, che gli consentono un battito potente e di disegnare delle traiettorie complesse con facilità; ha la coda lunga che utilizza come un efficace timone per virate improvvise e repentini cambi di direzione, il tutto in una frazione di secondo e lo abbiamo visto compiere queste evoluzioni in spazi ristrettissimi in un sottobosco molto intrigato, come un cacciatore acrobata che non ha eguali.

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L’altra caratteristica che ci ha colpito è il suo richiamo: regolare, forte, aspro e penetrante, simile a un “chia, chia, chia”. Un modo per individuare la sua presenza è anche il nido, infatti lo costruisce sulle cime degli alberi più alti e spesso si può scorgere perché è di dimensioni molto grandi che possono raggiungere anche un metro di diametro, come se non volesse fare mancare ai propri piccoli (la deposizione delle uova avviene tra marzo e aprile) nessuna comodità.

Come si può notare benissimo dalle bellissime immagini di Jacopo Rigotti, un altro elemento che rende unico l’astore è il suo sguardo, particolarmente serio e calcolatore per via dell’ampio sopracciglio bianco, del colore degli occhi con l’iride giallo-arancio e del forte becco ricurvo giallo.

La sua tecnica di caccia si basa sull’inseguimento e l’effetto sorpresa: può inseguire una possibile preda senza sosta fino a sfiancarla, infilandosi senza difficoltà tra i rami delle piante e in passaggi strettissimi, modificando le traiettorie in modo repentino, aiutandosi anche con delle spinte contro i tronchi degli alberi. Utilizzando spesso una vera e propria strategia militare da “marines”, si mimetizza tra i rami, quando all’improvviso piomba dall’alto sulla vittima, artigliandola e non lasciandole vie di fuga. Si ciba di uccelli di varie specie, dai passeriformi a quelli di più grandi dimensioni come il gallo cedrone; di mammiferi come lepri, scoiattoli, topi, arvicole, donnole, ma anche di rettili e anfibi che uccide con gli artigli, ricurvi e affilatissimi come le lame di un coltello. Poi si quieta, ritornando nel folto della foresta e aspettando il sorgere di un nuovo giorno. Un giorno di caccia, seguendo la sua straordinaria natura di predatore dei boschi.

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