L’allarme degli esperti: sempre più caldo anche in Trentino

Il recente convegno sui cambiamenti climatici, organizzato alla Fondazione Bruno Kessler (Fbk) dagli enti che si occupano di ricerca e monitoraggio del territorio e che aderiscono all’Osservatorio Trentino sul Clima, ha lasciato come si suol dire il segno: gli esperti, dati alla mano, hanno lanciato infatti un vero proprio grido d’allarme, spiegando in modo chiaro e semplice come stia cambiando il clima “a casa nostra” a causa del riscaldamento globale, con le inevitabili conseguenze sulla vita di tutti i giorni, sia dal punto di vista ambientale, ma anche economico, sociale, politico.

Un grave problema che ci tocca da vicino, dal quale non possiamo esimerci e che dobbiamo, volente o  nolente, affrontare. E il primo passo è di prendere coscienza di ciò che sta accadendo.

Un momento del convegno (foto archivio Ufficio stampa PAT)

L’enorme mole di dati raccolti nella nostra provincia dimostrano, in modo incontrovertibile, il cambiamento in Trentino delle temperature, delle precipitazioni, della neve, della consistenza dei ghiacciai, come del resto sta avvenendo in tutte le Alpi, dove gli effetti del riscaldamento del pianeta si fanno sentire più di altre aree. Il sistema “montagne”, pur dando l’impressione di potenza e grandezza, paradossalmente è invece molto delicato è sta soffrendo più di tutti.

Gli studi dei ricercatori svolti grazie anche al supporto del Fondo per la promozione dello sviluppo sostenibile e per la lotta ai cambiamenti climatici dell’Assessorato provinciale alle infrastrutture e all’ambiente, evidenziano, innanzi tutto, che nell’arco degli ultimi decenni in Trentino la temperatura è cresciuta di circa un grado, che diventano due gradi se si prende come riferimento il periodo preindustriale.

Situazioni del genere si sono verificate sulla Terra anche in altri periodi, ma la vera novità di ciò che sta accadendo adesso è che rispetto ad altre fasi storiche i cambiamenti climatici si stanno manifestando in modo molto più veloce rispetto a prima, come se ci trovassimo su un’auto con il guidatore colto da malore, con il piede che preme sull’acceleratore. Un’accelerazione, quindi, dei cambiamenti dove però è fortissima l’incidenza del fattore umano.

Di fronte a questa situazione, Roberto Barbiero, del Dipartimento Protezione Civile della Provincia autonoma di Trento, come spiega nell’intervista video qui sotto, realizzata dall’Ufficio stampa della Provincia, ha giustamente richiamato l’attenzione sulla necessità di un’azione più efficace e rapida che coinvolga tutti gli attori, dall’amministrazione pubblica al mondo della ricerca, dalle imprese a tutti i cittadini.

Azione diventata ormai urgente e improcrastinabile per mitigare gli effetti principali dell’aumento delle temperature che si manifestano nel ritiro dei ghiacciai, nell’anticipo delle fioriture, nella diminuzione delle giornate di gelo, ma, come è stato ricordato durante il convegno, anche in altri ambiti, come quello dell’agricoltura dove si devono fronteggiare fenomeni imprevisti, come l’arrivo di nuovi parassiti. E nei centri urbani l’invasione delle cosiddette specie aliene come nuove zanzare.

Le temperature
Per entrare più nel dettaglio di ciò che sta avvenendo in Trentino, sono molto importanti i dati spiegati al convegno da Emanuele Eccel della Fondazione Edmund Mach: dal trentennio 1961-1990, periodo di riferimento per la climatologia, le temperature medie annue sono cresciute di circa +1,0°C con un contributo più marcato in estate e primavera. L’analisi della serie storica dal 1861 al 2016  delle temperature di Trento, ricostruita dal DICAM dell’Università di Trento, ha registrato un progressivo aumento della temperatura media a Trento nei 200 anni, confermando la fase più intensa negli ultimi decenni. L’aumento di temperatura media annua rispetto al periodo pre-industriale 1850-1899 è di +1,9°C con contributi al riscaldamento in tutte le stagioni ma più marcato in estate e pari a +2.4°C.
Centralina per la raccolta dati (Foto archivio Ufficio stampa PAT)
La neve

I dati indicano, in generale, una tendenza all’aumento della quota del limite delle nevicate. A Trento negli ultimi 30 anni le nevicate sono diminuite di circa il 35% rispetto ai periodi precedenti. Questa riduzione è da imputarsi al fatto che la temperatura media invernale è aumentata di circa un grado mentre non è cambiata la quantità delle precipitazioni invernali, che in città si stanno quindi manifestando sempre più in forma liquida (pioggia) piuttosto che solida (neve).

 I ghiacciai

È forse l’aspetto più grave e dolente: a causa del riscaldamento in atto, così come ha spiegato da Christian Casarotto del Muse-Museo delle Scienze, emerge il progressivo ritiro dei ghiacciai in corso ormai sin dalla seconda metà del 1800, alla fine dell’ultima importante fase di avanzata dei ghiacciai nota come “Piccola Età Glaciale”, la cosiddetta PEG.

«Oggi, in Trentino, l’estensione glaciale è di 32,2 km2, il 28,5% di quella presente nel massimo della Piccola età glaciale, pari a 112,8 km2. Il gruppo montuoso che ha fatto registrare la maggiore contrazione areale, rispetto alla superficie presente nel massimo della PEG, è quello delle Dolomiti di Brenta (-86,5%), seguito dagli altri due gruppi montuosi dolomitici delle Pale di San Martino (-82,1%) e della Marmolada (-74,9%). Quello che invece ha visto i ghiacciai contrarsi di meno è il Gruppo dell’Adamello (-64,7%)».

«E quest’anno? I ghiacciai per sopravvivere – ha aggiunto Christian Casarotto – hanno bisogno di neve e di temperature estive sufficientemente miti per poterla conservare e permettergli di trasformarsi in ghiaccio; cosa che avviene in 3-5 anni. L’ultimo inverno ha portato sui ghiacciai una scarsa copertura nevosa, in media di 2 metri, che nella prima parte di un’estate ancora molto calda era già praticamente scomparsa. A stagione estiva ormai conclusa si registrano perdite di spessori anche di 5 metri di ghiaccio».

La conseguenza di questa drammatica situazione l’abbiamo cominciata a toccare con mano soprattuto negli scorsi mesi estivi con il problema della siccità dovuta alla mancanza di precipitazioni e dalla diminuzione dell’apporto di riserve idriche provenienti proprio dai ghiacciai, situazione che si è fatta sentire in diverse aree del Trentino e in numerose regioni italiane.

Gli esperti, però, ci indicano anche le strade da seguire per cercare di mitigare, da una parte, gli effetti dei cambiamenti climatici e, dall’altra, per adattarci ad essi, ma occorre l’impegno di tutti, a cominciare dalle istituzioni e dalle imprese, per finire a ogni singola persona. E il primo passo da fare, così come auspicato al convegno promosso dagli enti dell’Osservatorio Trentino sul Clima (costituito dal Dipartimento Protezione Civile, che svolge il ruolo di coordinamento, dall’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente, dalla Fondazione Bruno Kessler, dalla Fondazione Edmund Mach, dal Dipartimento Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell’Università di Trento, dal Muse-Museo delle Scienze e dal Comitato glaciologico della Sat) prendere coscienza di ciò che sta avvenendo attorno a noi.

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