La Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile

Ma che cos’è la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e quali dovranno essere i prossimi passi in questo campo da parte del nuovo Governo?

Gloria Concini, in quest’articolo, risponde alla nostre domande.

I primi passi

Lo scorso ottobre è stata approvata dal Consiglio dei Ministri la Strategia nazionale di sviluppo sostenibile che rappresenta il primo passo per declinare a livello nazionale gli impegni assunti con l’Agenda 2030, adottata nel 2015 dalle Nazioni Unite: quest’ultima propone una visione di integrazione sostenibile delle tre dimensioni dello sviluppo – economica, sociale e ambientale, attraverso un programma d’azione articolato in 17 obiettivi (goals), a loro volta dettagliati in 167 traguardi (target), ora ripresi nella Strategia nazionale.

L’approccio

La Strategia nazionale è il risultato di un approccio metodologico basato sul coinvolgimento di tutti i soggetti che sono parte attiva dello sviluppo sostenibile, ossia il mondo della ricerca e della conoscenza, la società civile attraverso più di 200 ONG, le Istituzioni centrali e le Regioni. Il processo di definizione della Strategia è stato suddiviso in tre step: l’analisi del posizionamento dell’Italia rispetto a obiettivi e traguardi dell’Agenda 2030; l’individuazione di punti di forza e di debolezza del sistema Paese su cui costruire gli obiettivi nazionali; l’organizzazione degli obiettivi stessi in cinque aree di intervento, le cosiddette “5P” – persone, pianeta, prosperità, pace e partnership, ognuna ulteriormente declinata in un sistema di “scelte” e di “obiettivi strategici nazionali”.

“P” come Pianeta

Le azioni da intraprendere in relazione all’area “Pianeta” sono indirizzate a tre grandi scelte strategiche. La prima: arrestare la perdita di biodiversità, salvaguardando lo stato di conservazione delle specie e degli habitat, impedendo la diffusione delle specie esotiche invasive, aumentando le superfici protette, ripristinando le risorse genetiche e gli ecosistemi connessi ad agricoltura, silvicoltura e acquacoltura e, non ultimo, attribuendo al capitale naturale un adeguato valore all’interno dei processi economici, nelle politiche e nei sistemi di contabilità. Tali obiettivi sono stati definiti sia pensando a interventi specifici di salvaguardia, conservazione e gestione, sia integrandoli nelle politiche di settore, in particolare quelle agricole, industriali e turistiche.

La seconda scelta strategica: garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, prevenendo gli impatti negativi sull’ambiente marino e costiero, arrestando il consumo di suolo e la desertificazione, minimizzano i carichi inquinanti del suolo e delle falde acquifere, attuando la gestione integrata delle risorse idriche e massimizzando l’efficienza dei prelievi idrici, abbattendo le emissioni inquinanti in atmosfera, garantendo la gestione sostenibile delle foreste contro l’abbandono e il degrado.

La terza scelta: creare comunità e territori resilienti, che custodiscano i paesaggi e i beni culturali, prevenendo i rischi naturali e antropici, innalzando il livello di efficienza ambientale di edifici, infrastrutture e spazi aperti, rigenerando le città in chiave di accessibilità e sostenibilità, favorendo le connessioni ecologiche urbano-rurali. La pianificazione, la progettazione e la gestione delle infrastrutture e dei sistemi locali devono quindi integrare tutte le dimensioni della sostenibilità.

Vettori di sostenibilità

Oltre alle cinque aree tematiche sulle quali intervenire, la Strategia individua una serie di leve di azione trasversali per facilitare l’integrazione della sostenibilità nelle politiche e nei progetti a 360 gradi. Fra queste, la conoscenza comune nei campi ambientale, sociale e culturale, la partecipazione e il coinvolgimento dei portatori d’interesse nei processi decisionali, l’incremento del partenariato pubblico-privato, la diffusione della “cultura della sostenibilità” attraverso l’educazione e la comunicazione, la modernizzazione della pubblica amministrazione e la semplificazione normativa.

Prossimi step

L’approvazione in Consiglio dei Ministri ha dato avvio ad una seconda fase, coordinata dalla Presidenza del Consiglio, per la definizione e quantificazione delle azioni da associare agli obiettivi della Strategia (attraverso un Piano di Azione dedicato), nonché la produzione di indicatori per il loro monitoraggio e per la misurazione del contributo delle politiche attuali e future al loro raggiungimento. Di quest’ultimo aspetto si sta occupando l’Istat, in coordinamento con la Commissione statistica delle Nazioni Unite e con Eurostat.

Al Ministero dell’Economia e Finanze spetterà il compito di raccordare l’applicazione della Strategia con i principali documenti di politica economica, quali il Programma nazionale di riforma e il Documento di economia e finanza. Il Ministero dell’Ambiente coordinerà invece il Forum nazionale per lo sviluppo sostenibile, cui partecipano società civile, parti sociali, regioni ed enti locali e ministeri.

Anche la Provincia Autonoma di Trento, nell’ambito delle sue competenze, sarà chiamata a sviluppare la propria Strategia locale di sviluppo sostenibile.

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