La ricerca scientifica al Parco parla giovane

Per loro è stata una serata indimenticabile, ma, visti gli applausi, lo è stata anche per il pubblico. Stiamo parlando del convegno organizzato dal Parco Naturale Adamello Brenta che si è svolto recentemente a Caderzone Terme, a Palazzo Lodron Bertelli, dove sei giovani brillanti neolaureati, Alessandro Forti, Georgia Salina, Carlo Zanrosso, Daniele Beltrami, Giulia Ferrari Marta Galluzzi, hanno presentato i risultati delle loro tesi di laurea condotte con il Parco.

Ospite d’onore della serata, accolto dall’Assessore alla fauna del Parco, Floro Bressi, è stato il professore emerito dell’Università di Camerino Franco Pedrotti, presidente della Accademia degli Accesi di Trento.

Andrea Mustoni, responsabile della ricerca scientifica del PNAB, ha evidenziato come siano ormai una cinquantina le tesi di laurea che il Parco ha accompagnato in un arco temporale di circa 13-14 anni, annunciando che a breve arriveranno altri sette nuovi studenti.

Ma i veri e propri protagonisti della serata sono stati i sei giovani ricercatori che hanno parlato di diverse specie di animali, a cominciare dall’orso bruno, ma anche di specie meno “celebri”, seppur di pari dignità e fascino, come la pernice bianca, il francolino di monte, lo stambecco, la marmotta e l’arvicola delle nevi, con un filo conduttore dato dalla connessione biologica con i cambiamenti climatici.

“La velocità con cui la temperatura si sta innalzando – hanno spiegato – supera i normali ritmi d’evoluzione e di adattamento degli animali presenti sulla terra e gli ambienti alpini sono particolarmente vulnerabili alle variazioni climatiche, pertanto la salute di questi habitat è considerata un importante indicatore dei trend di riscaldamento globale”.

Di fronte agli scompensi del clima ogni specie trova il proprio adattamento biologico in una naturale ricerca della sopravvivenza. “Alcune tesi – hanno spiegato ancora i relatori – cercano di individuare le migliori tecniche di monitoraggio per il Parco, altre invece sono rivolte al tentativo di valutare le modificazioni nell’uso del territorio da parte degli animali. Si è scoperto che la popolazione di marmotte sulle Dolomiti di Brenta è aumentata negli ultimi 15 anni, lo stambecco ha un livello di variabilità genetica molto ridotto e quindi sono necessari ulteriori monitoraggi, altri Mammiferi selvatici e Tetraonidi spostano i loro areali in fasce altimetriche più alte a temperature più basse”.

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