La rana verde, un rompicapo della zoologia contemporanea

di Danio Miserocchi

In Trentino, e non solo, se parliamo di rane probabilmente ci viene in mente la rana montana, o Rana temporaria, cioè quel tipo di rana bruna che si trova nei boschi montani, fino al limite della vegetazione arborea e che depone le uova a fine inverno. In Trentino però vivono anche le rane verdi, un rompicapo della zoologia contemporanea. Queste bestiole, che hanno popolato abbondanti le lanche dell’Adige, gli stagni e le torbiere fin dai tempi più remoti, sono sempre state molto apprezzate nell’arte culinaria, come testimonia la leggenda sull’origine del nome di Calceranica, in cui si nomina un uomo con “una calza piena di rane”.

Il loro numero, purtroppo, oggi si è ridotto drasticamente, e non tanto per la loro raccolta a scopo alimentare, protrattasi per secoli, quanto per la concomitanza di questa con la modifica degli habitat, con presenza di sostanze chimiche di sintesi derivate dall’agricoltura intensiva a metà del secolo scorso, con l’introduzione di rane affini, e… altro ancora.

Pelophylax ridibundus (foto Danio Miserocchi)

Questo genere di rana, ora detto Pelophylax, ovvero guardiano del fango, è così complesso perché comprende, anche solo considerando il territorio trentino, due specie ed un ibrido, difficilmente distinguibili, che non stanno sempre bene insieme a causa anche di un complesso meccanismo di segregazione genetica. Questo però lo sappiamo solo di recente: un tempo si parlava di varietà, o di specie diverse, senza in realtà comprendere le reali differenze.

Vediamo brevemente quali sono le specie in questione.

La prima è la rana di Lessona, che vive in piccole raccolte d’acqua, torbiere e vecchi stagni ed i cui maschi possono diventare giallo oro durante il periodo riproduttivo. Il loro canto è un gracidio continuo.

La seconda è la rana verde maggiore, che vive in torrenti e alcuni fiumi e spesso ha un colore con toni di grigio. Il gracidio dei maschi è molto sincopato, e ricorda una risata.

La terza forma è la rana verde minore, ovvero l’ibrido tra le due precedenti, ma un ibrido che a sud delle Alpi, dopo le glaciazioni, rimase in compagnia solo della rana di Lessona, tranne che nella zona del Carso triestino. Più o meno come se i muli potessero incrociarsi con i cavalli, dando come prole altri muli, e qualche cavallo.

Questo fenomeno prende il nome di “klepton”, ed ha creato una sorta di specie ibrida, più adattabile della rana di Lessona agli ambienti antropizzati, ma con dei punti deboli, tra cui la dipendenza dai maschi di rana di Lessona, dato che quelli ibridi spesso sono sterili.

Pelophylax esculentus (foto Danio Miserocchi)

Tutto questo, che sarebbe perfettamente la norma, non si realizza di frequente, a causa dei cambiamenti negli ambienti, o per la presenza della rana verde maggiore, importata a suo tempo perché dotata di cosce più carnose. Quando la rana verde maggiore incontra le altre due specie, o se ne nutre, o, sempre per meccanismi genetici, resta progressivamente l’unica presente.

Per conoscere la differenza tra le varie rane verdi, che pur si assomigliano molto, possono tornare utili le collezioni storiche dei musei naturalistici con reperti dal Trentino, dove, prima dell’espansione della rana verde maggiore, gli esemplari erano di taglia sensibilmente minore e con caratteristiche simili agli ibridi, ed alla rana di Lessona. I tre tipi di rana, altrove possono anche convivere, e, se ci si presta attenzione, probabilmente anche da noi  la piccola rana di Lessona riesce a sopravvivere nelle zone umide di media montagna. Di certo, è una presenza da tutelare.

 

Danio Miserocchi è laureato in Scienze Naturali e collabora con il Museo delle Scienze di Trento

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