La lepre che diventa bianca come la neve

Sulla Alpi vive una  lepre “maestra” del criptismo. Lo zoologo Andrea Mustoni ci spiega di che cosa si tratta e i segreti di questo affascinante mammifero

È conosciuta soprattutto per la sua straordinaria capacità in inverno di confondersi con il l’ambiente innevato, diventando di colore bianco e quasi invisibile. Stiamo parlando di uno dei mammiferi più affascinanti delle Alpi, la lepre variabile, conosciuta anche come lepre bianca o lepre alpina, tre nomi per definire un’unica specie che scientificamente è denominata Lepus timidus.

Questa specie è un vera e propria “maestra” del criptismo, una strategia di sopravvivenza tipica anche di altri animali che vivono in quota. Abbiamo chiesto allo zoologo Andrea Mustoni, responsabile del Settore Ricerca scientifica ed educazione ambientale del Parco Naturale Adamello Brenta, di spiegarci questo fenomeno e i segreti di questo affascinante mammifero.

In questa immagine una lepre variabile nella veste invernale (foto Andrea Mustoni)
Un primo piano della lepre variabile (foto Andrea Mustoni)

«Durante il periodo invernale – spiega Andrea Mustoni – alcune specie di mammiferi che vivono sulle Alpi vestono un mantello bianco per confondersi con l’ambiente circostante, generalmente coperto di neve. Questo stratagemma, utile sia per le prede, sia per i predatori, prende il nome di “criptismo”. Il criptismo è il tentativo di confondersi con l’ambiente circostante, assumendone forme e colori, per risultare meno visibili nei confronti dei predatori o, viceversa, per avvicinarsi il più possibile alle prede. ».

Uno stratagemma da non confondersi con il “mimetismo”?

«Esatto: il criptismo non va confuso con il “mimetismo” che, per definizione, è il tentativo che gli animali possono fare di copiare, mimare altre specie per trarne dei vantaggi. Un classico esempio di mimetismo è quello dei Silfidi che, pur essendo insetti inoffensivi, tendono ad assomigliare alle vespe per scoraggiare gli eventuali predatori».

In questa immagine una lepre bianca. Si notano le punte delle orecchie nere (foto Andrea Mustoni)
Con la muta invernale il mantello della lepre variabile diventa tutto bianco ad eccezione delle punte delle orecchie che rimangono nere (foto Andrea Mustoni)

Diceva che il criptismo è una strategia a cui molti animali ricorrono per difendersi o per colpire, una sorta quindi di “asso nella manica”?

«Sì, prede e predatori si sfidano non solo con la forza dei muscoli e con la velocità, ma anche con l’astuzia».

I “segreti” della lepre variabile

E la lepre variabile sa usare molto bene questo stratagemma. Si tratta di una specie che si è adatta bene a vivere in alta quota?

«Sì, questa misteriosa entità faunistica è un mammifero di taglia media, perfettamente adattato alla vita in alta montagna e agli inverni nevosi. Frequenta gli spazia aperti sopra il limite della vegetazione e solo durante l’inverno può scendere di quota, soprattutto se sono presenti foreste poco dense. Tra gli adattamenti più evidenti della lepre alpina alla vita in alta quota sono evidenti le zampe, particolarmente ricche di pelo per difendersi dal freddo e ampliare la superficie di contatto con il terreno in modo da “galleggiare” sulla neve. D’inverno veste un mantello folto e quasi completamente bianco che la rende quasi invisibile anche ai predatori più attenti».

In questa immagine una lepre variabile con i colori estivi del mantello (foto Andrea Mustoni)
Un lepre variabile con la pelliccia estiva (foto Andrea Mustoni)

Quante volte muta, durante l’anno, la pelliccia della lepre alpina?

«Tre volte in un anno: in autunno è grigia con tratti marroncini, in inverno è quasi completamente bianca, con le sole orecchie che presentano peli grigio-nerastri, in primavera torna ad essere simile a quella vestita in autunno mentre in piena estate è generalmente di un grigio marrone più uniforme. Da questo il nome di “lepre variabile” ovvero capace di variare il mantello adeguandosi alle diverse situazioni ambientali».

In questa immagine tracce sulla neve della lepre variabile (foto Andrea Mustoni)
Tracce sulla neve della lepre variabile (foto Andrea Mustoni)

Oltre alla capacità di mutare mantello, cosa la differenzia ancora rispetto alla lepre comune? 

«Pur prediligendo l’attività durante la notte, a differenza della lepre comune, quella alpina può essere attiva anche durante il giorno. Il motivo di questa strategia è facile da intuire; per difendersi dai predatori la lepre alpina diventa criptica, come abbiamo detto si confonde con l‘ambiente, mentre la sua cugina comune è costretta a nascondersi nel buio della notte».

In questa foto una lepre variabile in fase di muta della pelliccia (foto Andrea Mustoni)
La lepre variabile o alpina con l’arrivo della stagione fredda muta pelliccia, diventando bianca (foto Andrea Mustoni)

I cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio anche questo mammifero?

«Come altre specie tipiche dell’ambiente alto alpino, anche la lepre variabile è con tutta probabilità estremamente sensibile ai cambiamenti climatici. Basti pensare al fatto che in assenza di neve il suo mantello invernale diventa un’evidente sfortuna rendendola facile da individuare da parte dei predatori».

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