La ghiandaia: la straordinaria imitatrice dei boschi

di Lorena Pallanch. Foto Jacopo Rigotti

Camminando nei boschi del Trentino è possibile imbattersi nella ghiandaia, un uccello di medie dimensioni con il capo tondo, il becco tozzo e un meraviglioso piumaggio variopinto. Il nome scientifico di questo interessante volatile, Garrulus Glandarius, rivela alcune caratteristiche comportamentali che gli appartengono. La parola latina glandarius, infatti, fa riferimento alle sue abitudini alimentari che prevedono una dieta principalmente a base di bacche, di insetti, di uova di altri uccelli, di invertebrati, di noci e soprattutto di ghiande, che possono costituire anche il 50% del suo sostentamento.

La ghiandaia è dotata di una memoria eccezionale e per questo durante l’autunno ripone il cibo in nascondigli sotto terra, certa di ritrovarli durante l’inverno. La parola garrulus, invece, significa “canterino” o “chiacchierone” e anche questo la dice lunga sul carattere curioso di questo animale. La sua abilità più straordinaria, infatti, è di riuscire a spaventare i predatori o gli uccelli conspecifici riproducendo i richiami di altre specie, per esempio dei rapaci. La ghiandaia è in grado di imitare una vastissima varietà di suoni, dai rumori del bosco fino al miagolio di un gatto o al pianto di un bambino. La sua voce sorprendentemente versatile le è recentemente valsa un ruolo da star anche nella letteratura e al cinema, dove, comparendo nella saga fantasy di “Hunger Games”, interpreta con il suo canto irriverente la voce ribelle di chi si oppone all’oppressore.

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La ghiandaia appartiene alla famiglia dei corvidi ed è un animale estremamente schivo e difficile da avvicinare. Spostandosi ai margini dei boschi, segnala con il suo verso stridulo e sgraziato l’arrivo di intrusi e di potenziali predatori, fungendo da vera e propria “sentinella” delle selve.

Diffusa in Asia, in Europa e in Africa nordoccidentale, la ghiandaia è attestata in Italia dal livello del mare fino a quota 1800 metri. Frequenta prevalentemente i boschi di latifoglie (soprattutto di faggi) e di conifere come peccete e laricete. Fra questi alberi la ghiandaia intreccia i propri nidi, dove depone da 5 a 7 uova, che vengono accudite e covate da entrambi i membri della coppia, essendo questa una specie monogama.

Nonostante il suo verso poco piacevole da ascoltare, l’aspetto colorato ed elegante di questo uccello suscita di certo la nostra ammirazione. La parte inferiore del corpo presenta una tonalità rosa fulvo, mentre la coda e le ali sono scure, queste ultime striate di un azzurro brillante. Un simpatico mustacchio nero rende l’espressione della ghiandaia ancora più vivace. Durante la stagione riproduttiva esegue in volo dei balletti per mettere in mostra questa straordinaria varietà di colori.

Come la ninfa Eco che nella mitologia greca viene condannata a ripetere in eterno le parole di chi le passa accanto, così la ghiandaia veglia sui nostri boschi imitando i diversi suoni che la circondano. Di tanto in tanto, poi, si alza in volo spiegando le sue ali colorate, che Thomas Gisborne nel suo Passeggiate nel bosco in primavera definisce poeticamente “macchie cerulee rubate all’arco immacolato del cielo”.

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