La falesia “dimenticata”. Una Gioconda per i climber

Simone Elmi, guida alpina di Activity Trentino e presidente dell’Associazione sportiva Dolomiti Open con un entusiasmo coinvolgente ama dire: «È talmente unica in Italia e così bella che potrebbe definirsi la “Gioconda” dell’arrampicata».

Simone si riferisce a una falesia che si affaccia sulle gole del fiume Sarca a San Lorenzo in Banale, ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Una falesia che dopo il successo degli anni Ottanta del secolo scorso, negli anni Novanta è stata schiodata e chiusa dal proprietario del terreno, ma che oggi si sta tentando di fare tornare a vivere grazie a un’iniziativa, la prima in Italia, promossa da Dolomiti Open: restituire la palestra alla collettività acquistandola attraverso una campagna di crowdfunding (conosciuto anche come finanziamento collettivo, una pratica di micro finanziamento dal basso realizzata soprattutto attraverso internet). Ecco di che cosa si tratta.

Nelle foto la palestra “dimenticata” (le foto sono di di Filippo Frizzera)

Simone perché acquistare una falesia?
«
Questa falesia è un pezzo pregiato per gli arrampicatori ed essendo su un terreno privato, l’unica via praticabile per poterla “riaprire” ai climbers era di acquistare il terreno dal proprietario».

Da qui l’idea di acquistarla tramite il crowdfundig?
«Sì, perché stiamo cercando di realizzare qualcosa per tutti e quindi ci è sembrato coerente e naturale lanciare questo messaggio attraverso un crowdfunding: tutti nel loro piccolo possono contribuire a realizzare un’idea nell’interesse di tutti.
 Trovo che il messaggio del crowdfunding sia bellissimo e che parteciparvi sia arricchente, un buon cibo per l’anima!».

Si tratta di una falesia unica nel suo genere.
«Sì, è una falesia che racchiude in sé tutte quelle caratteristiche di eccellenza e unicità che una parete d’arrampicata deve avere per essere considerata speciale: roccia unica, un conglomerato a buchi molto raro in Italia, esposizione favorevole per scalare tutto l’anno, un bellissimo prato alla base, una sorgente d’acqua che esce ai piedi della parete, un panorama unico e aperto.
 Si tratta ora solo di tornare a metterci su le mani, dopo un importante lavoro di sistemazione».

Un tempo la falesia contava circa 40 vie di arrampicata?

«25 anni fa ne aveva più di 40.
 Poi la frequentazione divenne assidua e forse insostenibile per un terreno privato e il proprietario legittimamente decise di interdirne l’accesso e tolse tutti gli ancoraggi sulle vie».

La falesia negli anni ’90

Proprietario che oggi avete convinto a vendere.
«
Il proprietario inizialmente si era mostrato restio, ma poi l’abbiamo convinto a vendere alla nostra associazione sportiva, lusingato dalla bontà dell’idea. 
Abbiamo firmato un compromesso per la vendita del terreno e ci siamo imbarcati in questa avventura!».

A che punto è l’avventura a 14  giorni dalla scadenza del crowdfundig?
«Il traguardo è di 18.000 euro e a oggi abbiamo raccolto circa 14.000 euro, mancano quindi 4.000 euro per realizzare il sogno di restituire questa “Gioconda” a tutta la collettività».

Per contribuire https://www.eppela.com/it/projects/12630-la- falesia- dimenticata

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