2019: inizia la lotta alla plastica monouso

Plastica monouso: da quest’anno addio ai cotton fioc tradizionali, in vendita solo quelli con bastoncino compostabile

Il 2019 si prospetta come l’anno di transizione a un sistema sempre più senza plastica monouso. Dal primo gennaio di quest’anno i bastoncini in plastica per la pulizia delle orecchie, conosciuti comunemente come cotton fioc, non potranno essere più venduti. Potranno essere sostituiti da prodotti green o da materiali biodegradabili e/o compostabili. Dal 2021 saranno messi al bando anche piatti, bicchieri, posate, cannucce in plastica. A Trento al via un progetto per trasformare i rifiuti biologici urbani in nuovi prodotti biologici.

di Giulia Minghetti

Dopo l’introduzione dei sacchetti biodegradabili obbligatori per frutta e verdura nei supermercati a partire dal 1° gennaio 2018, esattamente un anno fa, da quest’anno spariscono dagli scaffali i bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie, conosciuti come cotton fioc, per migrare a dei prodotti con bastoncino compostabile secondo la EN13432, con il divieto assoluto di gettarli nei servizi igienici e negli scarichi.

I rifiuti plastici “vantano” infatti, ad oggi, numeri da capogiro: il 95% dei rifiuti del mare proviene proprio da materie plastiche, scaricate soprattutto dai servizi igienici, per cui si tratta soprattutto e appunto dei cotton fioc.

Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani del mondo e, ad oggi, si stima che via siano più di 150 milioni di tonnellate di plastica negli oceani (fonte www.wwf.it).

E il problema più grave è che la plastica ha un ciclo di vita lunghissimo, infatti per decomporsi necessita di tempi che vanno dai 20 ai 30 anni di un cotton fioc o di un bicchiere, ai 600 anni di un filo da pesca, passando per i 50 anni di una busta per la spesa (abolite già dal 2011), fino alle bottiglie di plastica che non scompariranno mai completamente.

L’Italia si presenta in anticipo rispetto alla regolamentazione europea sull’utilizzo delle materie plastiche che ne vietano la vendita ed il consumo entro il 2021. Le restrizioni si estenderanno progressivamente anche alle cannucce, ai bastoncini per mescolare il caffè, e agli altri prodotti monouso in plastica che invadono gli oceani. Dal 2020 saranno poi abolite anche le microplastiche nei cosmetici.

I termini sono stati negoziati a Bruxelles il 19 Dicembre scorso, dopo che la Commissione Europea aveva depositato la propria proposta a fine Maggio. Decisiva la previsione apocalittica secondo cui entro il 2050 la quantità di plastica negli oceani sarà superiore a quella dei pesci, se non si farà nulla a partire da oggi per contrastare e invertire la tendenza.

In questa immagine prodotti in plastica monouso
Prodotti in plastica monouso

L’Unione Europea colpisce anche le plastiche dette “oxodegradabili” (etichettate biodegradabili in modo abusivo) e i recipienti alimentari in polistirene espanso, utilizzati soprattutto per i piatti pronti: per quanto riguarda gli imballaggi per alimenti, l’obiettivo è ridurre il loro consumo a livello nazionale ed essere più rigidi su produzione ed etichettamento.

E con la nuova manovra fiscale in Italia è stato introdotto anche un credito d’imposta del 36% per le imprese che acquistano prodotti riciclati o imballaggi compostabili.

L’accordo europeo fissa anche un obiettivo di raccolta delle bottiglie di plastica del 90% entro il 2029, con l’obiettivo del 25% di contenuto riciclato nella fabbricazione delle bottiglie entro il 2025 e del 30% entro il 2030. Bruxelles intende infine tassare i produttori di plastica con una rigida applicazione del principio del “più inquini più paghi”.

“Sostenere la visione di un’Europa più amica dell’innovazione”: questo l’obiettivo rilanciato dal presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in occasione della conferenza organizzata con la Commissione europea sulla ricerca e l’innovazione europea che si è svolta il 27 Novembre scorso a Bruxelles.

Perché più innovazione e ricerca possono e devono significare anche più sostenibilità. Tanti i progressi necessari quindi, dalle rinnovabili ai trasporti, dalla gestione dei rifiuti alla salvaguardia delle acque, a partire dalla sensibilizzazione dei cittadini.

 

E molte sono le best practices ad oggi per contrastare la produzione e la presenza di plastica.

A livello internazionale, “The Ocean Cleanup” è una fondazione il cui scopo è sviluppare tecnologie per l’estrazione dell’inquinamento causato dalla plastica dagli oceani e prevenire che ulteriori frammenti di plastica si immettano nelle acque oceaniche. L’organizzazione è stata fondata nel 2013 da Boyan Slat, ventiquattrenne inventore e imprenditore olandese di origini croate.

A livello europeo, i ricercatori finlandesi del progetto “Sulachange” hanno creato un materiale di imballaggio ecologico, da utilizzare in alternativa alla plastica: si chiama Sulapac, ed è biodegradabile, a base di legno e adesivi naturali, può essere prodotto in serie in quantità industriali utilizzando metodi e sistemi impiegati oggi nella produzione di imballaggi di plastica, quindi senza costruire nuovi impianti.

A Trento l’obiettivo è di trasformare i rifiuti biologici urbani in nuovi prodotti biologici, il tutto all’interno di una singola bioraffineria grazie a “RES URBIS” (RESources from URban Blo-waSte, www.resurbis.eu), progetto di ricerca europeo del valore di oltre 3 milioni di euro al quale partecipa, per conto della Provincia autonoma di Trento, anche l’Agenzia per la depurazione.

Coordinato dall’Università La Sapienza di Roma, il progetto vede la partecipazione di ben 21 attori provenienti da 8 Paesi europei diversi (Italia, Francia, Danimarca, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Croazia, Svizzera). All’interno di questo gruppo ci sono 9 Università (tra le quali quelle di Bologna, di Venezia e di Verona), due istituti di ricerca, 8 esponenti del mondo dell’industria e 4 Pubbliche Amministrazioni. Con rifiuti biologici, si intendono i rifiuti organici, i rifiuti provenienti da giardini e parchi e la melma prodotta in eccesso nei trattamenti delle acque reflue. I bio-prodotti che si intendono produrre sono fibre, solventi e diversi tipi di bio-plastiche.

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