Nei boschi di Andalo con il fotografo naturalista Fabrizio Bottamedi

Una delle caratteristiche che colpisce di più dell’ambiente naturale di Andalo sono i suoi boschi, ricchi di fauna e di alberi, soprattutto conifere, di una bellezza straordinaria. La località è praticamente circondata da una corona di abetaie che, come un immenso tappeto verde naturale, copre i pendii della Paganella e delle Dolomiti di Brenta.

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I boschi che circondano la sella di Andalo. Sullo sfondo il lago di Molveno
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Fabrizio Bottamedi con la sua inseparabile attrezzatura fotografica

Il fotografo naturalista Fabrizio Bottamedi proprio in questi boschi (quelli sul versante delle Dolomiti di Brenta sono ricompresi nel Parco Naturale Adamello Brenta) è riuscito a riprendere numerosi animali, dall’orso bruno, ai caprioli, dai cervi, agli scoiattoli, cogliendo anche momenti particolari della loro vita.

Nel nostro itinerario natura lo abbiamo seguito sul “set” per capire come lavora un fotografo naturalista e soprattutto per scoprire come riesca a cogliere espressioni così particolari dei suoi amici animali. I suoi segreti? Grande preparazione tecnico-fotografica; conoscenza naturalistica degli animali, in particolare delle loro abitudini; ma soprattutto molta pazienza per le ore e ore di appostamenti. E naturalmente esperienza sul campo. E i risultati parlano da soli, come lo scatto straordinario di un maschio di picchio rosso maggiore (riconoscibile dalla femmina per la macchia rossa sulla nuca) ritratto nella foto sotto, intento a portare da mangiare al proprio piccolo.

Non è facile immortalare con la propria macchina fotografica momenti come questi, ma seguendo Fabrizio abbiamo capito che il primo passo da fare per riuscirci è d’imparare a capire la presenza degli animali, riconoscendoli attraverso i loro richiami, le orme, le tracce che lasciano al loro passaggio come peli, escrementi, resti di cibo. Capacità che si acquisisce frequentando il bosco e documentandosi sulle abitudini delle specie presenti.

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Il picchio rosso, riconoscibile per la macchia rossa sulla nuca

Per esempio, nel caso del picchio rosso, il periodo migliore per poterli avvistare è l’inverno, quando procurarsi da mangiare è più difficile e questi uccelli difendono con maggiore intraprendenza il proprio territorio di caccia (si cibano soprattutto d’insetti e larve, ma in mancanza non disdegnano frutti e semi). Rispetto ad altri cugini appartenenti alla famiglia dei picchi, il loro richiamo è davvero particolare, fatto di brevi e acuti “pik”  e se s’impara a riconoscere questi suoni, associandoli al tambureggiamento sui tronchi degli alberi tipico dei picchi, si può intuire la loro presenza anche se sono nascosti tra i rami degli alberi.

Un uccello dei boschi di Andalo più difficile d’avvistare e fotografare (ma non per Fabrizio, come testimonia la sua foto qui sotto) è invece la civetta nana. Questo splendido, solitario e simpatico rapace notturno (come suggerisce il suo nome è il più piccolo della famiglia cui appartiene, gli Strigidi) si può considerare il perfetto abitante dei boschi: è capace, infatti, di volare tra gli alberi senza nessuna difficoltà, esibendosi spesso in delle vere e proprie acrobazie al pari di una pattuglia acrobatica dell’Aereonautica militare e questo grazie al suo corpo piccolo, con la testa molto attaccata al collo, alle ali corte e arrotondate

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La civetta nana è attiva la notte, ma qualche volta anche durante le prime ore del giorno e al crepuscolo.

che le conferiscono agilità e alla coda lunga che manovra come un timone eccezionale. Dotata di vista e udito molto sviluppati, può capitare di vederla di giorno appollaiata su un ramo in cima a un abete, sorniona e pensosa, ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze, perché sotto quell’aspetto pacioso si nasconde un’abilissima cacciatrice, sempre pronta a catturare uccelli anche della sua stessa taglia (la civetta nana è lunga dai 15-17 cm, contro i 22-27 cm della civetta) ma anche roditori, arvicole e insetti.

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