Gli speleosub del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico al raduno sul lago ghiacciato di Lavarone

L’affascinante lago ghiacciato di Lavarone ha ospitato qualche giorno fa il XXXII “Under ice 2017”, lo stage d’immersione sotto i ghiacci, organizzato dall’Anis (Associazione nazionale istruttori subacquei), considerato per gli appassionati uno degli appuntamenti più importanti dell’anno.

Durante il programma della manifestazione, che ha richiamato più 200 subacquei provenienti da tutta Italia, oltre alle tradizionali immersioni nelle acque del lago ghiacciato, si è svolto un interessante quanto importante convegno al quale hanno preso parte, in rappresentanza del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), il responsabile nazionale della Commissione Speleosubacquea del CNSAS, Duilo Cobol e il tecnico speleosub, Giorgio Graglia. Insieme a loro hanno partecipato al meeting anche i sommozzatori della Polizia di Stato, Guardia Costiera, Carabinieri Subacquei, Guardia di Finanza, Polizia locale di Milano e Croce Rossa Italiana.

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Un momento delle immersioni nel lago ghiacciato di Lavarone (foto Giorgio Graglia)

Durante il convegno, le diverse realtà operative hanno portato la propria testimonianza sull’attività svolta, approfondendo peraltro le problematiche relative alle immersioni in acque fredde. Un momento particolare è stato quando gli speleosub del CNSAS hanno ricordato i colleghi scomparsi nel tragico incidente con l’elicottero del 118 caduto in Abruzzo nello stesso periodo delle operazioni di soccorso a Rigopiano.

L’intervento al convegno dei rappresentanti del CNSAS ha riscosso un notevole interesse, soprattutto perché le stesse squadre degli speleosub del CNSAS sono le uniche in Italia specializzate a portare soccorso ad alte profondità in siti ipogei, con operazioni che possono svilupparsi ben al di sotto dei -40 metri, con punte raggiunte in esercitazione vicine ai -100.

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Un’immersione degli speleosub del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (foto Attilio Eusebio)

La Commissione Speleosubacquea del CNSAS, nata nel 1984 per sviluppare e perfezionare tecniche di immersione in ambienti ipogeo, conta oggi 40 tecnici distribuiti su tutto il territorio nazionale. Tecnici specializzati che hanno come teatro d’operazione tutti gli ambienti acquatici in acque confinate o libere: sifoni, found de trou, risorgenze, relitti, laghi, fiumi, opere artificiali. Nell’ambito di questa specializzazione operano anche dei tecnici dei sanitari in grado di operare direttamente nei luoghi dell’incidente anche su patologie legate alla medicina iperbarica.

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Gli speleosub del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (foto Attilio Eusebio)

Ai lavori del convegno sono poi seguite le spettacolari immersioni nel lago ghiacciato, alle quali hanno anche presenziato i rappresentanti della Commissione Speleosubacquea del CNSAS, aiutando e controllando le attività in acqua dei colleghi degli altri corpi e dei numerosi sub che si sono immersi in uno scenario ambientale davvero suggestivo.

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