Gilberto Simoni: “Anche in bicicletta prevenire è meglio che curare”

di Massimo Dorigoni

Inizia l’estate e le attività outdoor impazzano. Alla luce di alcuni eventi tragici che si sono verificati in questi ultimi mesi sulle strade, abbiamo fatto il punto della situazione sulla sicurezza per chi va in bicicletta con il pluricampione di ciclismo di Palù di Giovo, Gilberto Simoni.

La bicicletta, un mezzo fantastico che regala emozioni e dà il senso della libertà a tutti i livelli, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo…
«A livello amatoriale tutto questo protagonismo in bici non lo vedo bene perché gli imprevisti sono a volte troppi. La Charly Gaul, per esempio, è una delle gare più complicate, ma è anche una delle meglio organizzate, però, nonostante questo le attenzioni non sono mai abbastanza, in particolare modo nelle discese, dove la strada non è strettamente sorvegliata come per esempio al Giro d’Italia. Sul percorso tenere a bada due-tremila persone non è né facile né scontato. La bici è costituita fondamentalmente da due ruote, cadere per terra può risultare molto facile e farsi male è una conseguenza. Questo è il presupposto per chi usa la bicicletta. Per andare in bicicletta bisogna anche esserne capaci, oltre a questo poi, entra in gioco la sfortuna».

Pensi che partendo dall’educazione dei bambini, così come avviene nei paesi scandinavi, potrebbe aiutare una maggior convivenza tra ciclisti e automobilisti?

«I dati ci danno torto. L’Italia è uno dei paesi dove si verificano i maggiori incidenti, quindi una superiore attenzione e un’educazione di base a partire dalle scuole con l’apprendimento della segnaletica stradale sarebbe indispensabile, perché la bicicletta è un mezzo a tutti gli effetti».

A volte capita che non si rispettino neppure le principali regole della strada.
«I primi che devono essere attenti sulle strade devono essere proprio i ciclisti perché a torto o a ragione il danno maggiore lo subiscono loro. Valutare, rallentare in presenza di un’automobile anche se magari con la ragione. Se si è in ciclabile e vi sono delle persone che camminano o passeggiano bisogna far sentire la propria presenza, perché in bicicletta l’attenzione non è mai abbastanza e quindi è meglio prevenire».

Veniamo al nodo ciclabili.
«Molte volte le ciclabili sono più pericolose delle strade e il perché è subito spiegato: i bambini che corrono senza controllo, persone che passeggiano con il proprio cane, persone distratte. A volte anche le stesse ciclabili strette e sovente con curve che limitano la visibilità non sono all’altezza di supportare le biciclette in special modo quelle da corsa. Per non parlare delle bici elettriche».

Parliamone pure.
«La bicicletta elettrica è senz’altro una bella opportunità, ma dovrebbero “staccare” a 15 km orari e non sicuramente a 25 che è velocità troppo alta soprattutto se usata in ciclabile. E guidarla non è così facile come può sembrare. Sapere calcolare la frenata è poi cosa indispensabile».

Concludendo…
«Parlando più in generale, se vi fosse un po’ di buon senso e di rispetto verso il prossimo forse le cose risulterebbero migliori e i problemi sarebbero minori sicuramente. In ogni campo, non solo sulle strade».

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