Gallo forcello: il gladiatore dei monti

di Lorena Pallanch

Uno tra i più appariscenti volatili delle Alpi è senza dubbio il gallo forcello, detto anche fagiano di monte. Il Trentino Alto Adige è una delle poche regioni in Italia a ospitare ancora tale specie e a rivestire per questo un ruolo particolarmente importante nei confronti della sua tutela.

La presenza di questo pennuto nel nostro territorio è davvero preziosa, in quanto ci permette di osservare le singolari abitudini comportamentali di un uccello unico nel suo genere.

Chi direbbe mai che nelle nostre alture si nascondono dei veri e propri gladiatori agguerriti, che nel mese di maggio danno spettacolo con durissimi scontri per la conquista delle femmine? Durante la stagione degli amori, infatti, i galli forcelli si danno appuntamento nelle radure con scarsa vegetazione dette “arene”, dove danno il via alle loro spettacolari danze nuziali.

Come i gladiatori nel mondo romano, gli esemplari maschi si affrontano con fischi, saltelli, voli, ma anche con violenti impatti, per vincere la sfida e diventare il maschio dominante. Il vincitore è colui che riesce a rimanere sempre al centro dell’arena e alla fine della gara, come premio, si aggiudica un piccolo harem di femmine, essendo questa una specie poligama. Dopo la fecondazione, la femmina depone nei nidi costruiti a terra da 6 a 10 uova, che accudisce senza l’aiuto del maschio fino alla schiusa che avviene circa dopo un mese. La stagione dell’accoppiamento termina intorno a giugno, quando il nuovo ritrovo viene fissato per l’anno seguente nella medesima arena, che può restare la stessa anche per centinaia di anni se non incorrono intrusioni esterne a impedirlo.

Il gallo forcello non è considerato un esemplare ad alto rischio di estinzione, tuttavia si riscontra una diminuzione della popolazione in tutta l’area interessata, ossia l’Europa centrale e settentrionale e l’Asia centrale. La conservazione di questo animale viene messa a dura prova dall’azione dell’uomo, che ne compromette l’habitat naturale con la modifica degli ambienti montani e con il loro utilizzo per le attività turistiche. La caccia nei confronti del gallo forcello, inoltre, è ancora molto diffusa e in alcuni luoghi di montagna è ormai entrata a far parte della tradizione. Basti pensare, solamente rimanendo nella nostra regione, alla valle dei Mocheni, dove la coda del fagiano di monte è la principale decorazione del cosiddetto “Kronz”, tradizionale cappello che i cacciatori donano ai giovani nel loro diciottesimo anno di età.

Il gallo forcello è particolarmente attrezzato a vivere in ambienti montani, essendo dotato di un doppio manto di penne e di piume che garantisce un maggior riscaldamento corporeo ed essendo fornito sulle zampe di escrescenze ossee che hanno la stessa funzione dei ramponi da neve.

La sua presenza nel nostro Paese è circoscritta solamente all’arco alpino a quota 1600-2000 metri ed interessa principalmente gli arbusteti, le foreste di conifere e le zone con parziale copertura erbacea. Per resistere alle rigide temperature invernali, questo uccello scava delle buche nel terreno profonde oltre mezzo metro, dove si rintana rimanendo pressoché immobile fino a primavera. Al loro interno l’animale depone i propri escrementi, che fungono da isolante termico contro il freddo. L’alimentazione varia molto in base al periodo dell’anno: durante la bella stagione si nutre di gemme, di foglie, di erbe, di bacche, di rametti di mirtillo e di rododendro, nonché di alimenti di origine animale, mentre durante l’inverno integra la dieta con aghi di conifere, rametti e foglie.

Il gallo forcello presenta un evidente dimorfismo sessuale, che rende l’aspetto del maschio decisamente più colorato e vistoso di quello della femmina. Il maschio di questo animale, infatti, è un vero e proprio emblema di eleganza, con un piumaggio nero-blu striato di bianco sulle ali e sul sottocoda. La coda è incurvata a forma di lira, da cui dipende il nome scientifico Lyrurus tetrix. Le penne scure e iridescenti contrastano nettamente con le caruncole rosse che si trovano sopra all’occhio a mo’ di buffe sopracciglia, mentre le zampe hanno quattro artigli palmati tra loro, caratteristica comune a tutti i tetraonidi. La femmina e gli esemplari più giovani, invece, sono marroni chiazzati di bianco e di nero. Questo perché, come in molte altre specie animali, la femmina e i piccoli necessitano di un aspetto quanto più mimetico possibile, mentre il maschio deve apparire vistoso e attraente per competere con i rivali in amore e avere successo nella riproduzione.

Un alato gladiatore dei monti, dunque, che ci stupisce con il suo atteggiamento fiero e con i suoi colori sgargianti e che merita da parte nostra tutto il rispetto e l’attenzione che si devono ad un coinquilino tanto speciale.

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