Fondazione Sportfund: quando lo sport e la montagna diventano inclusive

Lo sport e la montagna accessibili a tutti, anche alle persone con disabilità. È questo l’obiettivo della Sportfund fondazione per lo sport Onlus, un ente non profit nato lo scorso anno a Bologna, ma molto attivo in Trentino grazie alla partnership con l’Associazione Dolomiti Open, presieduta dalla guida alpina di Activity TrentinoSimone Elmi, a sua volta impegnato in numerose attività per rendere la montagna inclusiva attraverso progetti innovativi per avvicinare alle alte quote persone di ogni livello di abilità.

«Sportfund – ci ha spiegato Alberto Benchimol, direttore esecutivo della Fondazione – è un ente del “terzo settore” che nasce da una pionieristica esperienza trentennale in ambito sportivo paralimpico e dalla passione dei suoi fondatori che riconoscono allo sport dilettantistico una primaria e insostituibile funzione educativa, d’integrazione e di protezione dei giovani, soprattutto di coloro che si trovano in condizioni di svantaggio, oltre a ritenerlo fattore di crescita e prosperità sociali.

 La Fondazione persegue finalità di solidarietà sociale svolgendo attività nel settore dello sport dilettantistico a favore di persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari. 
La Fondazione si pone, altresì, l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli di ordine economico che possono limitare l’accesso all’attività sportiva».

Nelle foto della pagina alcune attività della Fondazione Sportfund

Quindi si potrebbe dire che il vostro compito principale è di abbattere le possibili barriere che impediscono a molte persone di praticare uno sport?

«Sì, i nostri progetti istituzionali – ha continuato Alberto Benchimol – sono rivolti a
 persone con disabilità, di tutte le età, favorendo l’integrazione, l’inclusione sociale e l’abbattimento delle barriere culturali e architettoniche;
 ma anche ai giovani a rischio di devianza;
 giovani che per mancanza di possibilità economiche non potrebbero praticare attività sportive;
 bambini con particolari patologie che necessitano di specifica assistenza in ambito sportivo e ricreativo».

Ma come fate in pratica a realizzare questi obiettivi?

«Proponiamo progetti sportivi innovativi, cercando di coinvolgere un alto numero di partecipanti, inserendoli in gruppi che non facciano distinzione tra i diversi livelli di abilità.
 L’obiettivo è di promuovere lo sport inclusivo in contesti integrati e non ghettizzanti, coinvolgendo anche gli istituti scolastici in cui sono inseriti i bambini e gli adolescenti con bisogni speciali.
 Allo stesso tempo, la Fondazione è impegnata nella formazione di tecnici specializzati nell’accogliere persone con disabilità».

Su che progetti state lavorando in questo momento?

«Tra i progetti attualmente in essere posso ricordare “+SPORT”, un progetto multisportivo triennale per l’inclusione sociale di ragazzi e adulti con disabilità e in situazione di svantaggio sociale, al quale è stata assegnata una dotazione finanziaria iniziale di 111 mila euro. 
Il progetto è realizzato con il contributo della Fondazione Prosolidar e della Fondazione Maccaferri. L’obiettivo è di promuovere lo sport inclusivo in contesti integrati e non ghettizzanti coinvolgendo anche gli istituti scolastici in cui sono inseriti i bambini e gli adolescenti con bisogni speciali.
 Allo stesso tempo, la Fondazione è impegnata nella formazione di tecnici specializzati nell’accogliere persone con disabilità.
 Le attività istituzionali, con riferimento in particolare all’arrampicata, sono realizzate grazie al contributo di Essse Caffè».

E in montagna, in particolare in Trentino?

«In Trentino collaboriamo con l’Associazione Dolomiti Open con la quale abbiamo partecipato recentemente alla campagna di crowdfunding per l’acquisto e il ripristino della storica falesia di San Lorenzo in Banale-Dorsino, (“La falesia dimenticata”) per l’arrampicata nell’ottica dell’inclusione di bambini e adolescenti con disabilità. 
Proseguiremo poi la collaborazione questa estate con l’organizzazione della manifestazione “Brenta Open 2017”, durante la quale con le guide alpine di Activity Trentino e altri enti, tra i quali il Soccorso alpino del Trentino, l’Accademia della Montagna, le Apt di Madonna di Campiglio e Dolomiti Paganella, la Fondazione Dolomiti Unesco, porteremo sulla cima del Campanile Basso delle Dolomiti di Brenta dei giovani con disabilità. Un’esperienza che abbiamo già sperimentato con successo da due anni anni con le salite a Cima Tosa e Cima Brenta».

La Falesia dimenticata (Foto archivio Associazione Dolomiti Open)

 

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