Festivalmeteorologia Rovereto: le montagne termometro dei cambiamenti climatici

di Gloria Concini

Si è chiusa oggi a Rovereto la terza edizione di Festivalmeteorologia, il primo progetto a livello italiano che punta a raccontare questa branca delle scienze attraverso conferenze, dibattiti, laboratori per bambini, spettacoli, mostre ed esposizioni adatti ad un pubblico variegato di specialisti e curiosi.

Il filo conduttore delle proposte di questa edizione è stato il rapporto fra meteorologia e tecnologia: la scienza dell’atmosfera, l’analisi dei parametri e lo studio delle leggi fisiche che la governano, non possono prescindere dall’applicazione di nuove tecnologie che le consentano di progredire e di trovare nuove applicazioni.

Il Festivalmeteorologia di Rovereto. Foto in alto di Florian Lindner

Particolare rilievo è stato dato al tema degli effetti dei cambiamenti climatici nelle regioni di montagna, a sottolineare l’interconnessione esistente fra climatologia e meteorologia. Problema che si è affrontato partendo da una domanda ben precisa: ma perché le montagne sono importanti nello studio delle caratteristiche del clima e dei suoi cambiamenti?

A dare la risposta a questa domanda è stata Elisa Palazzi, ricercatrice al CNR-ISAC, intervenuta nel ciclo di conferenze tenutasi sabato mattina.

Anzitutto, ha spiegato la ricercatrice, le montagne sono “globali”, ossia caratterizzano i continenti, attraversando i confini politici; custodiscono patrimoni naturali ed ecosistemici molto diversificati; sono serbatoi d’acqua essenziali per la biodiversità e per le attività umane di fondovalle. Ma soprattutto, per quanto interessa a questo festival, le montagne rappresentano il termometro dei cambiamenti climatici, in quanto caratterizzate dal fenomeno denominato “Elevation-Dependent Warming” (EDW): si è infatti osservato che, al di sopra di una certa quota, la temperatura aumenta con un tasso di riscaldamento doppio rispetto a regioni che si trovano alla medesima latitudine, ma al di sotto dei 2.500 metri di altitudine.

Un momento della conferenza di Elisa Palazzi

I meccanismi di questo fenomeno sono stati studiati con particolare riferimento al gruppo montuoso dell’Himalaya-Plateau tibetano: secondo le ricerche condotte il riscaldamento globale causato dalle emissioni di anidride carbonica in atmosfera dà luogo alla fusione dei ghiacciai, che lasciano spazio a superfici rocciose e scure; ciò provoca un aumento dell’assorbimento delle radiazioni solari da parte del suolo, con conseguente ulteriore riscaldamento dello stesso. Pertanto il cambiamento che interessa la copertura nevosa delle montagne è stato identificato come principale meccanismo che concorre a determinare il fenomeno dell’EDW.

Un’atmosfera calda trattiene più vapore acqueo che ad alta quota condensa, formando nubi che agiscono a effetto serra e contribuiscono ad ampliare il fenomeno. A ciò si unisce il cosiddetto “aerosol atmosferico” (particelle e corpuscoli in sospensione nell’atmosfera) che nelle aree montane impedisce a una parte della radiazione solare di raggiungere il suolo e causa un maggiore riscaldamento dell’atmosfera alle quote più elevate.

Questo cocktail di meccanismi fisici produce effetti collaterali ormai noti: il ritiro dei ghiacciai e la loro frammentazione; la riduzione della biodiversità montana, minacciata soprattutto in relazione a specie animali e vegetali altamente specializzate ad abitare ambienti estremi; la migrazione della flora e della fauna verso altitudini più elevate; lo sfasamento dei tempi naturali degli ecosistemi.

«Mi piace portare l’esempio del calo drastico della popolazione degli stambecchi del Gran Paradiso – ha evidenziato Elisa Palazzi – i piccoli vengono alla luce fra giugno e luglio, ma siccome l’erba di cui si nutrono le madri, al momento di mangiarla non è più fresca, il latte prodotto non è di qualità sufficientemente buona da garantire la loro sopravvivenza durante il primo inverno. Questo è un chiaro esempio di sfasamento dell’ecosistema montano».

Stambecco (Foto Andrea Mustoni)

Studiare il fenomeno dell’EDW non è semplice: si tratta di processi che coinvolgono variabili meteo-climatiche complesse da misurare e da ricondurre a modelli. Proprio per questo le montagne rappresentano un’occasione di affinamento degli strumenti d’indagine e di sviluppo di nuovi approcci all’osservazione del clima e dei suoi cambiamenti.

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