Festivalmeteorologia: criticità dell’informazione meteo

di Gloria Concini

Le previsioni meteorologiche e le notizie sul clima rappresentano oggi la terza tipologia di informazioni più ricercate sul web. Si calcola infatti che il 48% dei trentini si tenga aggiornato sulle condizioni del tempo attraverso internet, percentuale che cresce al 63 se si considera soltanto la fetta di popolazione che, per fascia d’età, è in grado di accedere a un browser.

Il pubblico che ricerca spiegazioni dei fenomeni atmosferici è ampio, vario e molto spesso inesperto: per questo motivo, il trasferimento di informazioni viene operato dai media in modo spesso superficiale e inappropriato, veicolando messaggi accattivanti attraverso immagini fuorvianti, allo scopo di totalizzare il maggior numero possibile di visualizzazioni. Come regolamentare il settore dell’informazione meteorologica per accrescerne la qualità? Se n’è discusso nel corso della tavola rotonda in programma sabato pomeriggio, nell’ambito del Festivalmeteorologia di Rovereto, cui hanno preso parte esperti di meteorologia e di comunicazione e rappresentanti delle categorie più direttamente coinvolte.

I relatori hanno messo in luce diverse criticità. Nel fare informazione meterologica, spesso si dimentica di sottolineare che si tratta pur sempre di una scienza probabilistica, caricando i destinatari di aspettative sul verificarsi certo di quanto prospettato. La traduzione del linguaggio tecnico in linguaggio comunicativo porta con sé talvolta delle banalizzazioni o il ricorso a immagini che evocano sensazioni pessimistiche (si pensi alle ormai famose “bombe d’acqua” o ai nomi mitologici attribuiti a cicloni ed anticicloni).

Un momento delle tavola rotonda sull’informazione meteorologica a Rovereto

L’approccio che viene proposto alla tematica dei cambiamenti climatici è sempre negativo, anziché propositivo di nuove modalità di convivenza con questo fenomeno e di prevenzione dello stesso. La rappresentazione delle previsioni meteo per aree geografiche comunemente riconosciute (solitamente nord-ovest, nord-est, centro, sud e isole maggiori) non tiene conto della distinzione per zone climatiche, causando un’inevitabile approssimazione delle informazioni, così come non distingue fra destinatari delle notizie: infatti, l’utilizzabilità del dato meterologico da parte del turista è diversa dall’uso che ne fa l’imprenditore agricolo, perciò è necessario diversificare l’offerta informativa sulla base della domanda. Oltre ad essere indirizzati correttamente, i contenuti devono essere comprensibili ai destinatari, ecco perché serve fare più formazione a comunicatori e insegnanti.

Tuttavia, la problematica unanimamente riconosciuta dagli esperti come più dannosa è l’assenza di controllo sulla provenienza dei dati meteorologici: per garantirne l’attendibilità, serve strutturare un sistema di certificazione delle fonti che argini il fenomeno delle fake news e degli “scoop” meteorologici.

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