Esclusivo: soccorsa a mani nude dai guardiacaccia un’aquila reale

di Stefano Voltolini

Un maschio di aquila reale, dall’apertura alare di circa due metri, piuttosto debilitato perché probabilmente non mangiava da giorni, è stato trovato nella zona di Pampeago da un cacciatore, che ha chiamato i soccorsi. Il giorno seguente, due guardiacaccia dell’Associazione cacciatori trentini sono saliti sul posto assieme a lui e a un agente forestale di Predazzo. Dopo aver individuato l’animale in un bosco vicino, l’hanno prelevato con le dovute precauzioni e l’hanno trasportato a Trento, per consegnarlo ai volontari del Centro di recupero avifauna selvatica della Lipu, dove l’animale ha ricevuto le prime cure dal veterinario.

L’aquila reale durante il viaggio a Trento in braccio al guardiacaccia Nicola Michelon

«Lunedì sera mi ha chiamato un cacciatore di Tesero, dicendo che sul sentiero di Pampeago ha visto un’aquila reale a terra. Faceva piccoli balzi, tentava di spiccare il volo ma non era in grado», racconta Marco Trentin, guardiacaccia della zona di Fiemme. «Siccome mi ha chiamato alle 20, abbiamo deciso di salire a cercarlo il giorno dopo». Trentin ha coinvolto Nicola Michelon, collega della zona di Cembra, in quanto esperto di rapaci e capace di maneggiarli con la dovuta perizia.

In questa foto e nelle seguenti alcuni momenti del soccorso eseguito con perizia dai guardiacaccia

I guardiacaccia, il cacciatore e l’agente della forestale, una volta arrivati sul posto della segnalazione, hanno impiegato circa un’ora per trovare il rapace, che si trovava in un bosco sotto il sentiero. «Tentava di volare, ma non riusciva a spiccare il volo per qualche tipo di problema fisico – spiega a sua volta Michelon -. Era debilitato, perché probabilmente non riusciva a mangiare. Animali così hanno una certa resistenza alla fame».

Solitamente, il maschio pesa dai 2 chili e mezzo ai tre. Senza l’aiuto però l’aquila avrebbe fatto fatica a sopravvivere.

L’animale è stato consegnato al centro della Lipu. Di prassi, una volta curato il volatile viene liberato nella stessa zona. Un episodio simile era successo in primavera: un’aquila era stata liberata in val Nambrone dopo due mesi di riabilitazione. Riguardo all’esemplare di Pampeago, non aveva fratture alle ali, come si era pensato in un primo momento, quanto piuttosto ematomi diffusi. A causa molto probabilmente di un impatto contro qualcosa: contro i fili degli impianti da sci, oppure una pianta. Capita infatti che i rapaci si scontrino contro oggetti presenti in montagna, dai fili delle seggiovie alle vetrate degli edifici.

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